Un tempo avevano un indirizzo abbastanza riconoscibile: il sottobosco umido, i prati con l’erba alta, i sentieri percorsi durante una gita primaverile. Oggi le zecche stanno cambiando domicilio. Salgono lungo i versanti delle montagne, raggiungono quote considerate fino a pochi anni fa proibitive e, nella direzione opposta, si avvicinano alle città, trovando spazio nei parchi, nei giardini e nelle aree verdi frequentate ogni giorno da persone e animali. La loro è una migrazione silenziosa, compiuta pochi millimetri alla volta. Ma sufficiente a modificare la mappa del rischio, a cui ha lavorato in questi mesi Leonardo Lifescience Group, il primo Gruppo italiano specializzato nella protezione di ambienti, persone e animali.
Parassiti in valigia: come evitarli. “Non riportate piante e semi come souvenir dal viaggio”
La chiave del cambiamento va ricercata, neanche a dirlo, nella crisi climatica: inverni più miti e stagioni calde più lunghe. Del resto, l’attività delle zecche infatti dalla temperatura e dall’umidità, e i cambiamenti climatici possono anticiparne il risveglio e ritardarne la quiescenza. A contare è anche la disponibilità di animali sui quali completare il proprio ciclo biologico, dai piccoli roditori ai cervi e ai cinghiali, sempre più spesso presenti ai margini degli spazi abitati.
La zecca dei boschi trovata a 1.800 metri
La "fotografia" più eloquente arriva dalle Alpi Cozie. Nel Gran Bosco di Salbertrand, dove dal 2016 è attivo un monitoraggio condotto con il Dipartimento di Scienze veterinarie dell’Università di Torino, la specie Ixodes ricinus, la comune zecca dei boschi, è stata rilevata anche oltre i 1.800 metri. I siti controllati raggiungono, infatti, i 1.890 metri di quota. Nel 2025 le ninfe, particolarmente insidiose perché minuscole e quindi difficili da individuare, sono state raccolte in tredici dei quindici punti esaminati. Zecche sono state trovate persino nelle aree gioco di Cesana Torinese, dopo alcune segnalazioni di punture ai bambini.
Non è la loro presenza a essere nuova, ma la progressiva conquista di luoghi e periodi dell’anno che un tempo sembravano meno favorevoli. La vecchia immagine della zecca come presenza fastidiosa per gli escursionisti più avventurosi non basta più. Il rischio può nascondersi lungo una passeggiata nel verde, nell’erba di un’area attrezzata o nel pelo del cane appena rientrato dal giardino.
Non saltano e non volano
Aspettano sulla vegetazione il passaggio di un ospite, avvertendone il calore e l’anidride carbonica, poi si "aggrappano" alla pelle o agli abiti. La loro puntura è generalmente indolore e può quindi passare inosservata. Non tutte sono infette, naturalmente, ma alcune possono trasmettere agenti responsabili della malattia di Lyme, di rickettsiosi e dell’encefalite virale da zecche, la Tbe. Nel 2025 il sistema di sorveglianza coordinato dall’Istituto superiore di sanità ha registrato in Italia 67 casi confermati di Tbe, 63 dei quali autoctoni, e un decesso.
"Per anni abbiamo pensato alle zecche come a un rischio occasionale, legato alle gite fuori porta e a chi frequenta boschi e sentieri. Oggi non è più così", osserva Luigi Bazzolo, vicepresidente di Leonardo Lifescience Group, che richiama l’attenzione sulla necessità di gestire in maniera più consapevole anche gli spazi verdi domestici e urbani.
Come evitarle e cosa fare per rimuoverle
Non servono allarmismi, ma una diversa abitudine alla prevenzione. La prima difesa resta infatti elementare: evitare l’erba molto alta, camminare al centro dei sentieri, preferire abiti chiari e coprenti e controllare con cura pelle, vestiti, bambini e animali domestici al ritorno da una passeggiata. Ascelle, inguine, collo, testa e zona dietro le orecchie sono i punti ai quali prestare maggiore attenzione. Una zecca attaccata alla cute va rimossa con una pinzetta, afferrandola il più vicino possibile alla pelle, senza schiacciarla e senza ricorrere a olio, alcol, calore o altre sostanze. Gesti semplici, ma destinati a entrare sempre più nella normalità. Perché mentre cambiano il clima, il paesaggio e i confini tra natura e città, anche un parassita quasi invisibile può diventare la misura concreta di una trasformazione molto più grande.