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Così El Niño minaccia la biodiversità delle Galápagos

L'iguana marina (afp)

Dalla scarsità di cibo agli effetti sulla riproduzione: il surriscaldamento delle acque e l'intensità del fenomeno climatico "più potente di sempre" allarmano gli scienziati per possibili impatti su decine di specie, dalle iguane fino ai pinguini. “A rischio il 20% delle specie”

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Nel cuore dell’oceano Pacifico c’è un tesoro della biodiversità oggi minacciato da El Niño. A mille chilometri dalle coste dell’Ecuador, mai come quest’anno, le isole Galápagos hanno paura per l’impatto che il fenomeno naturale - probabilmente il più intenso di sempre - potrebbe avere sulla vita della fauna e la flora locale e su specie uniche già minacciate da rischi di estinzione. Non è una paura ingiustificata: nel 1998, quando ci fu un potente fenomeno di El Niño, su 1300 pinguini presenti nelle isole solo 400 riuscirono a sopravvivere. El Niño, evento ciclico che riscalda le acque del Pacifico equatoriale, porta infatti impatti sulla disponibilità del cibo, sulla riproduzione e, con eventi meteo estremi, è in grado di sconvolgere la vita all’interno degli ecosistemi. Per questo in Ecuador sono preoccupati: con le previsioni attuali di El Niño - che potrebbe surriscaldare anche di +4 gradi le acque superficiali - la fragile fauna e flora delle Galápagos reggeranno?

In questo arcipelago c’è la più alta concentrazione di specie non presenti in nessun altro luogo del globo, specie che sopravvivono grazie a delicati equilibri all’interno della catena alimentare. Ma con un fenomeno potente di surriscaldamento delle acque "plancton, alghe e specie ittiche più piccole, che costituiscono il cibo per gli animali marini più grandi, praticamente scompaiono" ha raccontato Washington Tapia, direttore di Biodiversa Ecuador che si occupa di conservazione. Una scomparsa, come per esempio quella delle sardine e altre specie di pesci, che dal Messico al Perù stanno già pagando: da metà agosto i pescatori di Lima sono praticamente fermi, tanto è poco il pesce da cacciare. Meno pesce e condizioni avverse che, alle Galápagos, si traducono in rischi di sopravvivenza diretti per i suoi iconici pinguini, per le sule, le procellarie, i cormorani, i leoni marini, i tonni, gli albatros, i coralli. Dalla Fondazione Charles Darwin stimano che il 20% della popolazione dei vertebrati dell’arcipelago potrebbe calare o non sopravvivere davanti a un El Niño particolarmente intenso. Uno dei principali problemi, comunicano dalla Fondazione Charles Darwin che opera sul territorio, è legata ai nutrienti.

“Le fredde acque che raggiungono le Galápagos trasportano nutrienti essenziali per la vita marina. Questi nutrienti sostengono il fitoplancton, organismi microscopici che costituiscono la base di gran parte della rete alimentare oceanica. Quando El Niño riscalda il mare e riduce l'arrivo di acque ricche di nutrienti, la produttività marina diminuisce. I pesci di piccole dimensioni e altri organismi hanno meno cibo a disposizione, e questa carenza può poi ripercuotersi sulla catena alimentare, arrivando alle specie che dipendono da essi”. Per María José Barragán, direttrice scientifica della Fondazione Charles Darwin, si tratta di cambiamenti che possono manifestarsi settimane o mesi dopo e ricorda che “quando il cibo scarseggia, la fame non è l'unico problema: anche il successo riproduttivo può diminuire”. A causa delle conseguenze del fenomeno climatico naturale gli esemplari delle specie possono infatti abbandonare i nidi, smettere di accoppiarsi o produrre meno prole e “per gli uccelli marini, le forti piogge possono anche alterare i luoghi in cui normalmente nidificano”. Fra gli indicatori più precisi su cosa potrebbe accadere a causa del surriscaldamento eccessivo delle acque oceaniche c’è l’osservazione dei comportamenti di uno degli animali più iconici delle Galapagos, l’iguana marina. Per nutrirsi, dipende dalle alghe: quando il Pacifico diventa più caldo il cibo scarseggia e le iguane perdono peso, talvolta rischiando di morire. "La presenza o l'assenza di iguane può dunque indicarci che sta succedendo qualcosa nell’oceano" ricorda Barragán.

Poi, ovviamente, si teme per un impatto che riguarda le barriere coralline di tutto il mondo che, in particolare con El Niño, soffrono per lo sbiancamento dei coralli. Nel 1982-1983 alle Galapagos le barriere subirono una mortalità stimata del 97% e poi, con il fenomeno del 1997-1998, ci furono addirittura estinzioni locali. La paura, nell’arcipelago, è che alcune parti delle barriere con El Niño 2026-2027 non tornino mai più alle condizioni precedenti. Per provare ad aiutare e tutelare la conservazione delle specie, fondazioni e gruppi di scienziati useranno i dati in possesso sugli eventi di El Niño del passato per “guidare le decisioni, stabilire le priorità di conservazione e aiutare le Galápagos a rispondere in modo più efficace ai cambiamenti lasciati dall’evento” fanno sapere dalla Fondazione Darwin. In alcuni casi, si può anche giocare d'anticipo. Per esempio si prevede un forte impatto sulle piante e la flora: la scalesia, la margherita gigante, potrebbe rischiare di scomparire, così come determinati cactus unici che vivono sull’isola, ed è per questo che i ricercatori puntano a conservare semi e creare vivai per aiutare le specie minacciate dalle forti piogge in arrivo con El Niño. “Dobbiamo usare la memoria scientifica - chiosano i conservazionisti - per capire cosa sta cambiando e per identificare le specie che necessitano di maggiore attenzione. Poi dobbiamo prendere le decisioni migliori su come proteggerle”.