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Il verde urbano rinfresca le città, ma può peggiorare l'ozono

La strategia della riforestazione urbana va rivista secondo uno studio cinese 

Uno studio su National Science Review analizza cinque grandi aree metropolitane dell’emisfero settentrionale e mostra i limiti della forestazione urbana. Una strategia climatica che va rivista

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Dario d’Elia

Il verde urbano riduce il caldo estremo nelle città, ma non è la soluzione risolutiva che talvolta si crede: secondo un nuovo studio pubblicato sulla rivista National Science Review, può anche contribuire all'inquinamento da ozono. Il gruppo di ricerca, guidato da Xin Huang dell'Università di Nanchino, ha analizzato cinque grandi agglomerati urbani dell'emisfero settentrionale per comprendere le relazioni fra verde, caldo e ozono. Di fatto ha combinato osservazioni satellitari, dati meteorologici e simulazioni numeriche per stimare gli effetti degli spazi verdi su temperature e qualità dell'aria in California, sulla costa atlantica degli Stati Uniti, nell'area di Londra e Parigi, nel delta del fiume Yangtze in Cina e lungo la costa del Pacifico giapponese vicino a Tokyo.

Il decennio più caldo del secolo

Il tema di fondo è che le città dell'emisfero settentrionale hanno attraversato il decennio più caldo dell'ultimo secolo. I ricercatori segnalano un aumento sia della frequenza sia dell'intensità delle ondate di calore tra il 1980 e il 2023, con una crescita di un giorno a decennio nella frequenza degli eventi estremi. Le temperature elevate favoriscono inoltre la formazione di ozono troposferico, il principale responsabile dello smog estivo, creando eventi combinati di caldo e inquinamento sempre più frequenti in aree come la pianura della Cina settentrionale, il bacino del Sichuan e il sud-ovest degli Stati Uniti.

Effetti benefici e negativi

Il verde urbano riduce effettivamente le temperature. Le simulazioni del modello WRF-SLUCM, che accoppia il Weather Research and Forecasting model ad uno schema di canopia urbana, cioè un modulo che rappresenta come edifici, strade e vegetazione scambiano calore e umidità con l'atmosfera, mostrano un raffreddamento medio compreso tra 0,26 e 1,08 gradi durante l'estate. L'effetto varia molto da regione a regione: la costa atlantica statunitense registra il beneficio più marcato, mentre la California, caratterizzata da un clima arido, mostra il raffreddamento più debole, perché la scarsità di umidità nel suolo limita la capacità delle piante di raffreddare l'aria tramite traspirazione.

L’esempio di Tokyo

Il raffreddamento indotto dal verde stabilizza lo strato limite urbano e riduce la produzione fotochimica di ozono nei centri città, dove la chimica atmosferica è tipicamente limitata dai composti organici volatili. La vegetazione stessa emette però composti organici volatili biogenici che possono alimentare la formazione di ozono. Le aree della costa atlantica mostrano l'aumento più marcato, con un incremento dell'ozono diurno fino a 7,6 microgrammi per metro cubo durante le ondate di calore. La regione di Tokyo, caratterizzata da foreste urbane dense e intense emissioni biogeniche, segue con un aumento fino a 6,2 microgrammi per metro cubo, un risultato che in questi casi supera il beneficio climatico del raffreddamento.

Ripensare alle strategie di piantumazione urbana

Lo studio stima comunque un beneficio complessivo per la popolazione esposta a eventi combinati di caldo e ozono, nonostante questo compromesso. Circa 7,62 milioni di persone nelle cinque aree metropolitane analizzate risulterebbero meno esposte a questi eventi grazie al verde urbano, con benefici che vanno dal 9,51% al 43,19% della popolazione locale a seconda della regione.

Il rischio di un aumento dell'esposizione al solo ozono resta comunque un effetto collaterale da non sottovalutare nelle politiche di forestazione urbana. I ricercatori invitano a ripensare le strategie di piantumazione urbana tenendo conto dell'intera catena di interazioni tra vegetazione, meteorologia e chimica atmosferica, non solo dell'effetto raffreddante. Iniziative come la 3 Billion Trees Initiative dell'Unione europea o il programma cinese National Ecological Garden City puntano a espandere il verde nelle città, ma la scelta delle specie arboree, la loro densità e la loro collocazione potrebbero fare la differenza tra un beneficio netto per la salute pubblica e un aggravamento locale dell'inquinamento da ozono. Gli autori segnalano infine l'esigenza di modelli più dettagliati, capaci di rappresentare la struttura tridimensionale della vegetazione urbana e le specie arboree effettivamente piantate nelle diverse città.