“Le voci di Greenpeace per celebrare i nostri 40 anni”
di Fiammetta CupellaroChiara Campione, direttora esecutiva dell'associazione ambientalista che ricorda quattro decenni di campagne e mobilitazioni in Italia: “In futuro saremo ancora più determinati per il clima, la pace, i diritti”
“Greenpeace rappresenta la più grande battaglia per la libertà”, “Greenpeace é pace”, “È non violenza”; “È coraggio”; “Libertà”, “Speranza”. Una parola, una sola parola. Così Alessandro Gassmann, Cristiana Capotondi, Valeria Golino, Edardo Purgatori ad Ascanio Celestini, Simone Godano hanno completato la frase “Greenpeace è…” rivolta a loro dall’associazione che quest’anno in Italia compie 40 anni. “Abbiamo chiesto ad artiste e artisti che hanno sempre sostenuto e condiviso le nostre battaglie, di raccontare con una parola o una frase cosa rappresenta per loro Greenpeace, i valori che hanno accompagnato questi decenni di attività. Il risultato è una sorta di ‘cartolina parlante’ che abbiamo voluto mandare ai nostri sostenitori per ringraziali. Perché davvero pensiamo che le battaglie ambientaliste non si possono fare da soli, c’è bisogno del coinvolgimento di quante più persone possibili”. Così Chiara Campione,direttora esecutiva di Greenpeace Italia spiega la scelta di celebrare anche con un video, oltre ad una serie di eventi in tutta Italia, l’anniversario dell’associazione che nel nostro Paese conta circa 87 mila sostenitori. Sono 55 milioni in tutto il mondo con 2,9 milioni di donatori.
Un nuovo linguaggio, un video, la scelta dei testimonial. Quanto è importante trovare modi diversi di comunicare per un’organizzazione ambientalista?
“In quattro decenni di battaglie anche il nostro legame con la società civile e il mondo della cultura è cambiato. Quindi anche il modo di comunicare. All’inizio, negli anni Ottanta le battaglie ambientaliste sembravano questioni che interessavano poche persone ed erano soprattutto messaggi di denuncia, ma negli anni è sempre più aumentata la consapevolezza anche grazie all’impegno di un’associazione come la nostra. Al punto che molte sfide ambientali si sono tradotte in leggi, come quella sul nucleare. Abbiamo iniziato nel 1986, alcuni mesi dopo la tragedia di Chernobyl, portando l’attenzione sui rischi verso un’opinione pubblica ancora disorientata. Decenni dopo, la battaglia sull’energia pulita e sicura è diventato un tema globale che tocca il senso comune, attraversa le questioni più importanti del nostro tempo. La pace, i diritti, l’economia. Forse oggi c’è perfino un paradosso: mentre è cresciuta la consapevolezza è cresciuta anche l’urgenza con cui i temi vanno affrontati. Per questo dobbiamo continuare il nostro lavoro con ancora più determinazione rispetto al passato”.
Qual è la mobilitazione in questi 40 anni di cui siete più orgogliosi?
“A livello globale ci sono campagne diventate iconiche. Una delle più celebri è Save the Whales contro la caccia commerciale alle balene condotta in mezzo all’oceano. Quello che ha sempre caratterizzato Greenpeace è proprio la modalità utilizzate dagli attiviste e attivisti. La tattica dello scudo umano, ossia mettendo il proprio corpo tra la traiettoria degli arpioni lanciati dalle navi e le balene. Quelle immagini fanno ormai parte della storia dell’ambientalismo globale”.
E in Italia?
“Rimane storica la mobilitazione per il nucleare che ci rappresenta ancora molto perché coinvolge la scienza, una diversa visione del futuro energetico e l’azione diretta. Importante per noi anche quella per l’eliminazione delle sostanze chimiche dalla moda. Siamo in Italia e il tema è centrale. Dopo le nostre battaglie, in un dipartimento tessile importante come Prato sono nati consorzi di aziende che hanno assunto l’impegno di eliminare sostanze tossiche dal ciclo produttivo. Un esempio questo con cui si possono affrontare le questioni che riguardano l’ambiente e la salute senza contrapposizioni, anzi coinvolgendo istituzioni e aziende. Tutti facciamo parte della soluzione”.
E oggi qual è la minaccia ambientale che vi preoccupa maggiormente?
“L’uscita dai combustibili fossili. La transizione energetica richiede uno sforzo globale senza precedenti. Per questo nei prossimi dieci anni saremo ancora più radicali, più popolari, più determinati. Oggi è questa la battaglia che ci definisce di più oggi. Bisognerà convincere le persone che la crisi climatica e l’uscita dai combustibili fossili richiede cambiamenti concreti anche nelle abitudini quotidiane: bisogna passare dalla rabbia e dalla preoccupazione all’azione concreta”.
Come se lo immagina il prossimo video di Greenpeace tra 10 anni?
"Spero che non dovremo più denunciare cosa stiamo perdendo, ma mostrare in modo tangibile cosa possiamo ancora salvare. I testimonial? Forse non saranno più gli attivisti e le attiviste, ma le comunità che in prima linea combattono per la difesa del proprio territorio”.