Green&Blue

Biodiversità

Il viaggio record di tre licaoni: oltre 4 mila chilometri alla ricerca di un nuovo branco

Il viaggio record di tre licaoni: oltre 4 mila chilometri alla ricerca di un nuovo branco

Tre fratelli hanno viaggiato per nove mesi attraverso lo Zambia, superando strade, città e territori agricoli: un percorso che racconta quanto siano decisivi i corridoi ecologici per una specie in pericolo

3 minuti di lettura

Per nove mesi hanno attraversato lo Zambia quasi da un capo all’altro. Savane e campagne, grandi strade, periferie, fiumi e bacini artificiali: 4.126 chilometri percorsi da tre giovani licaoni partiti dal Kafue National Park, nella parte centro-occidentale del Paese, e arrivati nella Luangwa Valley, nell’est dello Zambia. Non stavano migrando e non cercavano cibo. Cercavano qualcosa di ancora più importante per il futuro della loro specie: femmine con cui formare un nuovo branco. I protagonisti di questa storia sono tre fratelli di circa tre anni, appartenenti al branco Mayukuyuku. Nel mondo dei licaoni, crescere significa prima o poi scegliere se restare ai margini della riproduzione oppure partire. Nei branchi, infatti, a riprodursi è normalmente la coppia dominante. I giovani adulti si allontanano così dal gruppo natale, spesso insieme ai fratelli dello stesso sesso, alla ricerca di individui non imparentati con cui fondare un nuovo nucleo. È quella che gli ecologi chiamano dispersione: lasciare la sicurezza del branco e attraversare territori sconosciuti dove aumentano incontri con l’uomo, strade, trappole e assenza di prede.

Due settimane prima dei tre maschi erano partite anche quattro loro sorelle. Grazie ai collari GPS, i ricercatori dello Zambian Carnivore Programme e della Montana State University hanno potuto seguire entrambi i gruppi. Fuori dalle aree protette i licaoni cambiavano comportamento: procedevano più velocemente e lungo traiettorie più dritte, quasi volessero ridurre al minimo il tempo trascorso nei paesaggi più rischiosi. Il viaggio dei tre fratelli non è stato affatto lineare. Arrivati verso le grandi città di Kitwe e Ndola, nel nord dello Zambia, hanno invertito la rotta e ripercorso per quasi 200 chilometri il tragitto già compiuto. Poi, a settembre, è successo qualcosa che ha stupito gli stessi studiosi: i tre maschi e le quattro sorelle si sono ritrovati in un’area non protetta, dopo aver percorso rispettivamente più di 1.200 e 1.400 chilometri. Non era l’incontro che cercavano - essendo imparentati non potevano formare un nuovo branco - ma dimostrava una straordinaria capacità di orientamento. I licaoni comunicano anche attraverso marcature odorose e riescono probabilmente a raccogliere informazioni lasciate sul territorio da altri individui. "È impressionante", ha osservato il biologo Scott Creel commentando la capacità dei due gruppi di ritrovarsi dopo distanze tanto grandi. La riunione di famiglia è durata appena un giorno. Poi le loro strade si sono nuovamente separate. E quella delle femmine ha avuto un epilogo ben diverso. I dati GPS hanno mostrato una di loro tornare ripetutamente nello stesso punto, un comportamento insolito per animali in dispersione e che può indicare la presenza di un compagno ferito. I ricercatori ritengono che almeno una sia rimasta vittima di un laccio utilizzato per la caccia alla selvaggina. Altre non sono sopravvissute.

I tre maschi, invece, hanno continuato verso est, costretti più volte a correggere la rotta per aggirare città, infrastrutture e due grandi bacini artificiali. Nell’aprile scorso avevano raggiunto la Luano Game Management Area, nella regione della Luangwa Valley, uno dei grandi sistemi naturali dell’Africa orientale. Dopo 4.126 chilometri, il viaggio sembrava finalmente essersi fermato. "Pensiamo che abbiano effettivamente stabilito un territorio", ha spiegato Matthew Becker, dello Zambian Carnivore Programme, anche se non è ancora chiaro con quali altri licaoni vivano. La loro storia è al centro dello studio “Extraordinary movements connecting distant ecosystems by African wild dogs (Lycaon pictus)”, pubblicato sulla rivista scientifica Ecology dalla Ecological Society of America. E racconta qualcosa di più di una straordinaria prova di resistenza: suggerisce che popolazioni apparentemente lontane possano essere ancora collegate da passaggi che attraversano anche paesaggi dominati dall’uomo. “Non possiamo considerare le aree protette come isole e aspettarci che funzionino a lungo termine: dobbiamo pensare molto più in grande", ha spiegato Bruce Ellender, coautore dello studio e responsabile per la conservazione in Zambia di The Nature Conservancy.

Per il licaone si tratta di una questione decisiva. In natura restano circa 6.600 adulti e giovani di un anno e la specie è classificata come Endangered. Vive in branchi estremamente coesi, occupa territori enormi ed è minacciata dalla perdita e frammentazione dell’habitat, dai conflitti con l’uomo, dalle malattie e dalle trappole. I corridoi ecologici tra parchi e riserve non sono quindi semplici strisce verdi su una carta: consentono agli animali di incontrarsi, riprodursi e mantenere uno scambio genetico tra popolazioni distanti. Ma c’è un’ultima complicazione. Muoversi non significa necessariamente connettere davvero le popolazioni. Lo stesso studio sottolinea che l’ingresso in un nuovo branco può fallire e diventare persino letale: tra licaoni sconosciuti gli incontri possono trasformarsi in combattimenti. I quattro gruppi analizzati hanno percorso complessivamente quasi 10mila chilometri producendo, almeno finora, poca connettività genetica o demografica. Il viaggio è soltanto metà della sfida. E il viaggio ha precedenti illustri. Negli ultimi anni altri grandi mammiferi hanno trasformato i propri spostamenti in mappe involontarie della frammentazione degli habitat: il puma F66 ha percorso circa 1.600 chilometri tra Utah e Colorado, attraversando autostrade e bacini; un giovane lupo nato in Germania è arrivato fino ai Pirenei dopo almeno 1.240 chilometri, un viaggio ricostruito attraverso le tracce genetiche; in Cina, nel 2021, un branco di elefanti asiatici percorse oltre 500 chilometri attraverso campagne e centri abitati. Storie diverse, ma con la stessa domanda sullo sfondo: quanto spazio resta agli animali per muoversi in paesaggi sempre più occupati dall’uomo? Ed è forse questo il messaggio più interessante lasciato dai tre licaoni: nonostante città, strade e territori agricoli, nel paesaggio africano esistono ancora passaggi possibili. I confini non dovrebbero definirci in questo lavoro", ha osservato Nyambe Nyambe, della Kavango Zambezi Transfrontier Conservation Area. Per i licaoni il problema, adesso, è fare in modo che quelle strade invisibili restino aperte.