Padelle antiaderenti, confezioni per popcorn da microonde, cosmetici e ora i PFAS entrano anche nella filiera dell'AI. Nel corso degli anni le sostanze per- e polifluoroalchiliche sono state impiegate nei prodotti più diversi grazie alle loro caratteristiche, che le rendono particolarmente resistenti al calore, all’acqua e ai grassi. Oggi continuano a trovare nuovi impieghi industriali, compresi quelli legati alla crescita dell’intelligenza artificiale.
Allo stesso tempo, però, la loro resistenza è anche un problema perché si degradano molto lentamente e possono rimanere nell’ambiente per anni, tanto da essere stati ribattezzati “forever chemicals”. Per alcuni composti e livelli di esposizione sono stati inoltre riscontrati possibili effetti negativi sulla salute. Proprio per questo motivo, negli ultimi anni la pressione sui produttori è aumentata, con norme più severe e un aumento delle cause legali: alla fine del 2025 3M, uno dei principali produttori storici, ha completato l’uscita dalla produzione di PFAS.
La conferma della crescita della domanda arriva da un rapporto pubblicato da ChemSec, organizzazione non profit indipendente che si occupa di sostanze chimiche pericolose, che ha rilevato che la maggioranza dei dieci maggiori produttori mondiali sta aumentando la propria capacità. Tra i mercati che stanno sostenendo questa crescita ci sono semiconduttori, batterie e infrastrutture legate all’intelligenza artificiale. Per produrre i chip più avanzati vengono infatti utilizzati processi come la litografia, una tecnica che attraverso luce e materiali fotosensibili permette di disegnare sul silicio circuiti di dimensioni microscopiche. Alcuni PFAS sono impiegati proprio in questi processi e risultano ancora difficili da sostituire quando si lavora su scale di pochi nanometri.
Lo sviluppo dell’AI quindi significa anche una maggiore richiesta di chip sempre più potenti. Daikin, per esempio, prevede di più che triplicare la capacità produttiva di alcuni fluoropolimeri destinati anche ai semiconduttori. Un altro fronte riguarda il raffreddamento dei data center: i server utilizzati per addestrare e far funzionare i modelli di intelligenza artificiale producono grandi quantità di calore e l’industria sta sviluppando nuovi prodotti refrigeranti e sistemi di raffreddamento, alcuni dei quali utilizzano sostanze fluorurate appartenenti alla famiglia dei PFAS. Non tutti i data center ne fanno uso e sono già disponibili tecnologie alternative, ma la rapida espansione delle infrastrutture per l’AI sta aprendo nuovi mercati proprio mentre Europa e Stati Uniti cercano di ridurre l’impiego di queste sostanze.