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Agroforestazione e specie resistenti, così la vite resiste al riscaldamento globale

Il vigneto Mosnel in provincia di Brescia
Il vigneto Mosnel in provincia di Brescia 

Fra siccità e parassiti i ricercatori stanno provando a difendere questa pianta importante: dagli alberi piantati vicino alle viti fino alle cosiddete varietà PIWI resistenti ai funghi

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Più qualità e meno resa, o viceversa, dipende dagli anni. La vite deve fare i conti con gli effetti del riscaldamento globale e con alcuni parassiti, come la flavescenza dorata, e insetti, come la Popillia japonica, diventati più aggressivi. Non sono ancora minacce esistenziali ma la girandola delle produzioni disorienta agli agricoltori. Il futuro potrebbe essere il ritorno al passato, ai metodi tradizionali di coltivazione in associazione con gli alberi, ma si sperimenta anche in altre direzioni: nuove varietà resistenti di piante ottenute con il miglioramento genetico e vigneti in aree urbane. In termini scientifici si chiama agroforestazione ma è una tecnica che si richiama all’antica vite maritata. In passato le piante venivano appoggiate agli alberi per crescere in verticale più che in orizzontale e risparmiare spazio per altre colture. Oggi l’introduzione di alberi, siepi e boschi in prossimità o all’interno dei vigneti può migliorare la salute del suolo e ridurre gli stress provocati dalla siccità prolungata trattenendo l’umidità e controllando le temperature. Sono alcuni dei benefici che una quercia o un platano offrono anche in città per contenere le isole di calore estivo.

In Lombardia a breve partirà il progetto VitiSilvA per studiare dal vivo, in un contesto di agroforestazione, le interazioni tra le piante. "Se da una parte gli alberi aiutano a contenere l’incertezza provocata dal cambiamento climatico dall’altra molti agricoltori sono ancora diffidenti verso l’agroforestazione perché temono che la competizione per la luce, a livello delle foglie, e per i nutrienti, a livello di radici, possano compromettere le rese. - spiega Lorenzo Rossi, ricercatore dell’Università di Milano e coordinatore della parte scientifica del progetto - Per approfondire con dati empirici il comportamento di vite ed alberi sarà installato Rhizotron, un dispositivo simile a una finestra sotterranea brevettato in Francia che consente di fotografarne l’evoluzione. L’ipotesi è che la competizione induca le radici delle viti e degli alberi ad adattarsi e dividersi lo spazio nel suolo aumentando così l'efficienza di assorbimento di nutrienti e acqua”. Al progetto partecipano sei produttori, tra Franciacorta e Oltrepò pavese. Come lo storico vigneto Mosnel in provincia di Brescia dove è nato il primo metodo classico italiano. Oggi è circondato da una siepe di specie arbustive autoctone lunga circa 800 metri ed è attraversato da una spirale, progettata seguendo la sequenza di Fibonacci, composta da 65 coppie tra carpini e biancospini per promuovere le relazioni tra piante e insetti.

Un’altra soluzione per proteggere la vite sono le varietà PIWI, acronimo del termine tedesco Pilzwiderstandsfähig, ovvero viti resistenti ai funghi. In Italia sono 37 quelle registrate e a trainare la ricerca in questo settore sono le regioni del Nord-Est. La Fondazione Edmund Mach, in collaborazione con il Consorzio CIVIT, ne ha registrato quattro nuove varietà (Termantis, Nermantis, Charvir e Valnosia). Oggi si producono circa 30 mila semi l’anno in più di 100 combinazioni diverse di incrocio per selezionare varietà con resistenza a diverse malattie come oidio e peronospora. Oltre che nelle aree rurali i PIWI si coltivano anche in città ma non tanto per la produzione di vino. A Torino la start-up Citiculture, che progetta vigne per gli ambienti urbani, ha piantato 390 barbatelle di due varietà PIWI (Sauvignon Rytos e Cabernet Volos) all’interno dell’Ospedale San Luigi. Dopo il Politecnico di Torino, primo ateneo italiano a ospitare un vigneto, la nuova area vitata di circa 900 metri quadrati sarà inserita in un percorso di terapie integrative per i pazienti ospitati nel nosocomio. Una rete di sensori e di strumenti di raccolta dati servirà poi a valutare i metodi di cura praticati in ambiente semi-naturale.