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Turismo sostenibile

A Carloforte la sfida di un turismo che rispetti chi ci vive

Una delle spiagge di Carloforte
Una delle spiagge di Carloforte 

Nella piccola isola della Sardegna il Comune, che d’estate da 5mila persone ne ospita 50mila, ha creato un progetto per accogliere i visitatori senza trasformare il paese in un luogo solo per loro. “Non siamo mondi separati” e hanno chiesto aiuto ad una startup, World4xall

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Per arrivare a Carloforte bisogna attraversare un altro pezzo di mare e approdare sull’Isola di San Pietro. Forse per questo è ancora un posto dove vive una comunità stabile e non è solo una mèta di vacanza. Da qui la Sardegna dell’overtourism sembra lontana, ma Carloforte tra maggio e settembre di quest’anno e pure l’anno scorso ha visto una forte crescita dei visitatori registrando quasi 50 mila presenze in più. Calcolando che ci abitano circa 6 mila persone, i residenti sull’isola, consapevoli di ciò che sta accadendo in altri borghi della Sardegna, hanno deciso di non farsi cogliere impreparati e non rimanere a guardare il “turismo” occupare tutti gli spazi. E se sa una parte hanno chiarito che Carloforte non deve diventare un luogo segreto e nemmeno immobile (cosa che aumenterebbe la curiosità di chi viaggia per la Sardegna) hanno detto chiaro e tondo che vogliono scegliere da soli e prima ancora che possa sfuggirgli di mano, che tipo di turismo scegliere e come gestirlo. Così hanno chiesto al sindaco di fare una scelta.

“Carloforte tutti insémme”

Un’idea ce l’hanno già: turismo e tutela del territorio non devono essere mondi separati, ma migliorarsi a vicenda. Così, prima di costruire nuovi hotel e mettere appartamenti in affitto si sono chiesti quanto la presenza di visitatori possa essere compatibile con la vita dei residenti e l’identità dei luoghi. E che tipo di accoglienza mettere in pratica che tenga insieme visitatori e residenti, destagionalizzazione e identità locale. Ne è nato un progetto che non a caso si chiama “Carloforte tutti insémme” voluto dal Comune con cui collabora World4All una startup italiana specializzata su questi temi.

L’accoglienza comincia prima della partenza

E visto che si parla di un’isola, la prima questione che hanno affrontato è quella dell’accessibilità, della qualità dell’accoglienza, la vivibilità delle spiagge e dei luoghi dell’isola in generale. Soprattutto capire come persone con esigenze diverse possano realmente muoversi, orientarsi e utilizzare servizi e spazi. Partendo da una considerazione: prima di salire su un traghetto chi arriva ha bisogno di informazioni, prenotazioni e la possibilità di capire se, una volta sull’isola, sarà possibile muoversi autonomamente. L’accoglienza comincia quindi prima della partenza. Per questo gli operatori di World4All stanno creando una mappa su cui sono state inserite informazioni con tanto di geolocalizzazione. Parallelamente è prevista la formazione di personale comunale, operatori turistici e di tutti coloro che saranno coinvolti nell’accoglienza, commercianti e albergatori compresi. Durerà fino alla prossima stagione estiva.

Poco folclore e più informazioni

Non un generico bollino per dichiarare un luogo “accessibile”, ma informazioni che consentano alle persone di decidere. L’obiettivo è rendere più semplici gli spostamenti, comprensibili le informazioni e fruibili spiagge, tenendo conto che migliorare servizi e trasporti significa intervenire anche sulla quotidianità dei carlofortini. Così segnalare un parco ristrutturato, un nuovo percorso pedonale, sistemare cartelloni con informazioni sui trasporti, preparare operatori capaci di comprendere esigenze differenti servono al turista per una settimana, ma al residente possono servire tutto l’anno.

E poi destagionalizzare invece di concentrare in due mesi tutte le presenze turistiche. Rendere accessibile invece di standardizzare. Raccontare la propria cucina invece di trasformarla in folklore. Proteggere una lingua e non trasformare la cultura dell’isola in un’immagine da social. In un Mediterraneo nel quale alcune destinazioni stanno facendo i conti con l’overtourism l’esempio di Carloforte diventa interessante per capire come il turismo può migliorare la vita anche di chi ha deciso di rimanere a vivere nei piccoli centri. Senza far diventare il proprio paese solo uno sfondo per selfie.