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Vivere dopo la tempesta, Vaia raccontata per immagini

A Milano una mostra (e un libro) raccontano il paesaggio trasformato dalla tempesta del 2018. Il progetto "There’s No Calm After the Storm. Sperimentazioni visive insieme alle comunità colpite da Vaia", con il fotografo Matteo de Mayda

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Lo sguardo dei giovani per raccontare gli effetti della tempesta Vaia. È il progetto "There’s No Calm After the Storm. Sperimentazioni visive insieme alle comunità colpite da Vaia" a dare voce alle comunità che hanno vissuto le conseguenze del disastro ambientale avvenuto otto anni fa, il 27 ottobre del 2018, nel Nord-est. Le distese di boschi tra Trentino e Veneto in parte devastate – ben 14 milioni di alberi – rivivono nelle testimonianze di ragazzi e ragazze tra i 13 e i 18 anni, circa cinquanta, coinvolti attraverso le scuole e le associazioni locali in tre laboratori creativi dedicati alla costruzione di maschere, alla cianotipia e al collage, guidati dagli autori insieme agli artisti Ruggge, Giacomo Covacich e Alvvino.

Tutto nasce dal lavoro di Matteo de Mayda, il fotografo che insieme allo scrittore Cosimo Bizzarri ha indagato le conseguenze meno visibili della tempesta. La ricerca è confluita nel 2024 nel libro There’s no calm after the storm, pubblicato da bruno: un lavoro che attraverso fotografia documentaria, testi, materiali d’archivio, esperimenti scientifici e leggende tratte dal folclore locale cerca di restituire quel che è accaduto nella sua complessità.

Negli anni successivi il progetto è stato presentato in Italia e all’estero attraverso una serie di mostre, conferenze e workshop. de Mayda è quindi tornato nei luoghi colpiti grazie al Premio Gabriele Basilico, vinto nel 2025 e il suo lavoro si è concentrato sul coinvolgimento degli abitanti, chiamati a raccontare e rappresentare il proprio territorio attraverso laboratori e sperimentazioni visive. Ora una mostra riunisce fotografie, testi, materiali d’archivio, esperimenti scientifici e racconti del folclore locale, componendo una narrazione articolata della memoria collettiva e del rapporto tra comunità e ambiente. Il paesaggio trasformato rivive nella narrazione dei giovani che hanno partecipato raccontando Vaia attraverso riflessioni, confessioni e sogni, in equilibrio tra il loro mondo interiore e quello naturale che li circonda.

Una selezione dei lavori del progetto "There’s No Calm After the Storm. Sperimentazioni visive insieme alle comunità colpite da Vaia" di Matteo de Mayda - vincitore della V edizione del Premio Gabriele Basilico - sarà in mostra nella sede dell’Ordine degli Architetti PPC di Milano dal 28 ottobre al 23 dicembre.