✕

In Finlandia la prima licenza al mondo per seppellire il combustibile nucleare esaurito

Il governo di Helsinki ha autorizzato Posiva a gestire Onkalo, il deposito geologico scavato a circa 430 metri di profondità. Per sigillare il primo contenitore mancano però test e ispezioni, e restano alcune questioni scientifiche aperte

4 minuti di lettura

Il primo deposito geologico al mondo per il combustibile nucleare esaurito ha ottenuto la licenza di esercizio, ma lo smaltimento vero e proprio non è ancora cominciato. Il 22 ottobre 2026 il governo finlandese ha concesso alla società Posiva l’autorizzazione a gestire fino alla fine del 2070 l’impianto di incapsulamento e il deposito sotterraneo di Onkalo, a Olkiluoto, nel comune di Eurajoki. In pratica un’isola sulla costa del Golfo di Botnia, collegata alla terraferma da un ponte sopra una zona paludosa, dove sorge anche il reattore nucleare più potente d’Europa, a pochi chilometri dal deposito. È la prima licenza di questo tipo concessa da un Paese, a 22 anni dall’avvio dei lavori nel sito e dopo oltre 40 anni di ricerche.

Come si gestiscono oggi le scorie dei reattori

Oggi, in Finlandia come in gran parte del mondo, il combustibile esaurito dei reattori non ha una sistemazione definitiva. Resta in stoccaggio temporaneo, per esempio negli impianti ad acqua delle centrali di Olkiluoto e Loviisa, una soluzione simile a un parcheggio che richiede sorveglianza continua e che ogni generazione consegna a quella successiva. Posiva è nata per interrompere questa catena: secondo il Ceo Ilkka Poikolainen, il suo compito è far sì che la generazione attuale si faccia carico del proprio combustibile.

Una matrioska a 430 metri sottoterra

Il principio è quello delle barriere multiple, come in una matrioska in cui ogni strato compensa i limiti dell’altro. Il combustibile viene sigillato in un contenitore con un’anima in ghisa, che garantisce la resistenza meccanica, e un guscio di rame spesso cinque centimetri, che lo protegge dalla corrosione. Ogni contenitore è calato in un foro verticale scavato nel basamento roccioso e avvolto da argilla bentonitica, un materiale che si gonfia a contatto con l’acqua e chiude ogni spazio vuoto, mentre le gallerie vengono poi riempite con altra argilla espandibile. Tutto avviene in una roccia cristallina stabile da 1,9 miliardi di anni, a circa 430 metri di profondità.

La licenza copre fino a 6.500 tonnellate di uranio, il combustibile dei cinque reattori finlandesi di Olkiluoto e Loviisa, ripartito in circa 3.300 contenitori da collocare a un ritmo massimo di 60 all’anno. Lo smaltimento proseguirà fino agli anni 2120, poi l’impianto sarà riempito e chiuso e la responsabilità del combustibile passerà allo Stato. A pieno regime sono previste circa 100 gallerie di deposito, per un totale di circa 35 chilometri. L’orizzonte di progetto è di almeno 100mila anni: Posiva calcola che dopo questo tempo la radioattività del combustibile tornerà a livelli confrontabili con quelli del minerale di uranio da cui è stato ricavato, mentre Stuk, l’autorità finlandese per la sicurezza nucleare e la radioprotezione, ha valutato la sicurezza su un periodo che va da almeno 100mila anni fino a un milione.

Cosa manca prima del primo contenitore

La licenza non equivale a un via libera immediato. Posiva deve completare la messa in servizio, eseguire test e ispezioni e sottoporli alla verifica di Stuk, che prima dell’avvio condurrà anche l’ispezione prevista dalla sezione 20 della legge finlandese sull’energia nucleare. In estate l’azienda indicava l’obiettivo di essere pronta entro la fine del 2026, ma dopo la decisione del governo non ha comunicato una data. Il parere favorevole dell’autorità, arrivato il 4 agosto, è il frutto di una lunga supervisione: “i requisiti di sicurezza per concedere l’autorizzazione all’esercizio sono soddisfatti”, ha dichiarato il direttore generale Petteri Tiippana, e dal 2000 Stuk e i suoi esperti esterni hanno dedicato al progetto oltre 250 anni uomo di lavoro.

I punti ancora aperti

Il percorso non è stato lineare. Posiva ha presentato la domanda il 30 dicembre 2021 e il ministero degli Affari economici e dell’Occupazione si aspettava il parere di Stuk entro la fine del 2023; la scadenza è stata prorogata più volte fino alla metà del 2026. L’autorità ha spiegato i ritardi con lacune nella documentazione e con gli aggiornamenti dovuti alle modifiche all’impianto introdotte da Posiva. In un rapporto trimestrale ha inoltre segnalato che l’argilla prevista nel progetto originale era stata sostituita con un altro materiale, i cui effetti sulla sicurezza di lungo periodo andavano ancora valutati. Il parere finale dichiara soddisfatti i requisiti, ma tra le condizioni c’è l’aggiornamento del caso di sicurezza di lungo periodo, che Posiva dovrà presentare insieme a una valutazione periodica entro dieci anni dalla licenza.

Il dibattito scientifico più noto riguarda però il rame. Il metodo codificato dagli svedesi, adottato anche da Posiva, presume che il metallo sia stabile in acqua priva di ossigeno. Dal 1986 Gunnar Hultquist e, più di recente, un gruppo del Politecnico di Stoccolma sostengono invece che l’acqua lo corroda liberando idrogeno, come riportano studi del 2007 e del 2015 su Electrochemical and Solid-State Letters e Corrosion Science. Già nel 1989 altri ricercatori avevano però misurato velocità di corrosione almeno cinque volte inferiori. Un rapporto di ricerca pubblicato dall’autorità svedese per la sicurezza radiologica, firmato da Digby Macdonald e Samin Sharifi-Asl, definisce la tesi “controversa” ma non in contrasto con la termodinamica a certe condizioni, mentre Skb, l’ente svedese per la gestione dei rifiuti nucleari, ritiene valida la propria analisi di sicurezza, i cui calcoli indicano che, con un cuscinetto di bentonite parzialmente eroso, la corrosione potrebbe perforare il rame in media in meno di un contenitore.

Il dibattito scientifico più noto riguarda però il rame. Il metodo codificato dagli svedesi, adottato anche da Posiva, presume che il metallo sia stabile in acqua priva di ossigeno. Dal 1986 il ricercatore Gunnar Hultquist e, più di recente, un gruppo del Politecnico di Stoccolma sostengono invece che l’acqua lo corroda liberando idrogeno, come riportano studi del 2007 e del 2015 su Electrochemical and Solid-State Letters e. Già nel 1989 altri ricercatori avevano però misurato velocità di corrosione almeno cinque volte inferiori. L’autorità svedese per la sicurezza radioattiva ha rilanciato con uno studio indipendente che ha definito la tesi “controversa” ma non in contrasto con la termodinamica a certe condizioni, e Skb, l’ente svedese per la gestione dei rifiuti nucleari, ritiene valida la propria analisi di sicurezza, che con un buffer di bentonite parzialmente eroso stima la perforazione del rame in media in meno di un contenitore.

Nessuno di questi studi ha impedito alle autorità di Svezia e Finlandia di dichiarare soddisfatti i requisiti di sicurezza. Su orizzonti lunghi la dimostrazione si affida per forza a modelli ed esperimenti di laboratorio, e le condizioni imposte a Posiva servono a garantire che le nuove conoscenze e l’esperienza operativa entrino nel caso di sicurezza durante tutta la vita dell’impianto.

Le sfide che restano

La Finlandia fa da apripista, ma non è sola. In Svezia i lavori del deposito di Forsmark sono partiti nel gennaio 2025 e la prima deposizione è attesa fra circa dieci anni, a 500 metri di profondità, per circa 12mila tonnellate di combustibile. In Francia il progetto Cigéo, a Bure, ha ricevuto a dicembre 2025 dall’autorità Asnr un giudizio “soddisfacente” sulla dimostrazione di sicurezza e ha chiuso l’inchiesta pubblica con parere favorevole della commissione, ma il decreto di autorizzazione è atteso fra la fine del 2027 e l’inizio del 2028. La Svizzera ha presentato nel novembre 2024 la domanda di licenza generale per il sito di Nördlich Lägern, con una decisione del governo prevista intorno al 2030. In Italia il progetto è di natura diversa: il Deposito Nazionale che Sogin deve realizzare è un’infrastruttura di superficie, pensata per sistemare in via definitiva i rifiuti radioattivi di bassa e media attività, non una soluzione geologica per il combustibile esaurito.

Per Onkalo la prova vera comincia adesso. Servono il via libera di Stuk alla messa in servizio, i primi contenitori calati senza sorprese e un ritmo di deposizione che arrivi a 60 contenitori all’anno per decenni, mentre la valutazione periodica entro dieci anni dirà se i modelli di sicurezza reggono il confronto con l’esperienza. Posiva ripete fin dall’inizio che “è possibile solo uno smaltimento sicuro”, una frase che dovrà essere dimostrata nei fatti per circa un secolo di attività. Lo ha ricordato anche Stuk: il progetto è il primo al mondo e per questo richiede tempo, cura e competenze elevate.