I paesaggi sommersi dell’Alto Adriatico raccontano la storia del mare
di Fiammetta CupellaroLo studio frutto della collaborazione tra l’università di Southampton e l’Ogs ha ricostruito l’evoluzione del paesaggio: undicimila anni fa, dove oggi c’è acqua profonda, c’erano pianure abitate da comunità. Vivevano lungo coste che non esistono più. Una ricerca che aiuta a capire il futuro
Guardando oggi l’Alto Adriatico vediamo soltanto acqua. Undicimila anni fa, proprio dove ora c’è il mare, uomini e donne camminavano su pianure, attraversavano zone umide e vivevano lungo coste che oggi non esistono più. Uno studio, frutto della collaborazione del dipartimento di Archeologia dell’università di Southampton e l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentalericostruisce l’evoluzione del paesaggio dell’Alto Adriatico, le cui tracce si trovano nei fondali. I risultati sono sorprendenti. Tra il 9000 e il 4000 a.C. il livello era più basso di quello attuale e su vaste superfici di terraferma oggi sommerse, abitavano le comunità del Mesolitico e Neolitico. Un paesaggio progressivamente scomparso a causa dell’innalzamento del mare. Capofila della ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Quaternary Science Reviews è Samuele Ongaro dell’università di Southampton.
Non stiamo davanti all’Atlantide dell’Alto Adriatico
Il risultato non è la scoperta nei fondali di una città sommersa. Non siamo davanti ad una nuova “Atlantide dell’Adriatico”. È qualcosa di diverso e secondo gli scienziati molto più importante, perché intrecciando dati vecchi e nuove analisi, i ricercatori sono riusciti a ricostruire l’evoluzione dell’Alto Adriatico nel tempo in cui qui vivevano le popolazioni preistoriche. Prima che il mare le inondasse per sempre. Ciò che la ricerca dimostra è che una parte importante dei territori frequentati dalle popolazioni preistoriche dell’Alto Adriatico oggi si trova sott’acqua e che quei paesaggi possono essere ricostruiti utilizzando la geologia, la geofisica e modelli paleogeografici che mostrano come sono avvenute le inondazioni. “I paesaggi sommersi sono un importante tassello mancante nello studio della preistoria, specialmente in Alto Adriatico”, ha spiegato Samuele Ongaro.
I cacciatori del Mesolitico
L'immagine che emerge dallo studio è di un paesaggio costiero che cambiava ripetutamente forma e con lui le popolazioni che lo abitavano. Non si è trattato dunque di una semplice pianura coperta dall'acqua, ma di un processo che durò per migliaia di anni. Generazione dopo generazione, le popolazioni si sono dovute confrontare con coste che arretravano, zone umide che si trasformavano e territori che progressivamente scomparivano sotto il mare. Così quando la crescita del livello marino rallentava formando lagune, paludi, delta e i sistemi fluviali interagivano con l'avanzata del mare, queste zone umide nell’Alto Adriatico attirarono le comunità di cacciatori del Mesolitico (circa 10mila anni fa). E se acqua, fauna, vegetazione e ambienti diversi concentrati nello stesso territorio offrivano loro cibo e materie prime, si ritrovarono però a convivere con un paesaggio che attorno a loro cambiava in continuazione a causa sempre del livello del mare. Processo che continuò nel Neolitico proprio mentre le comunità agricole si stavano diffondendo lungo le coste dell'Adriatico settentrionale. Così ancora per migliaia di anni.
Come è stato ricostruito un paesaggio perduto
Lo studio è una sorta di viaggio nel tempo grazie ai ricercatori che hanno combinato dati provenienti dalle carote di sedimento - consentonodi leggere la successione degli strati depositati nel tempo e quindi di capire che tipo di ambiente esistesse in una determinata fase -con i dati geofisici che permettono invece di osservare strutture sepolte sotto il fondale e ricostruire la morfologia degli antichi sistemi costieri. A questo materiale sono stati aggiunti modelli di inondazione, utilizzati per definire non soltanto dove si trovassero i diversi ambienti, ma anche come cambiarono nel corso dei millenni. Ed è proprio questa ricostruzione a indicare agli archeologi dove potrebbe essere più utile cercare in futuro. Perché il fondo del mare è un archivio non solo archeologico, e questo studio va oltre la semplice ricostruzione del paesaggio.