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Da Lula a Macron, Cop30 al via con la riunione dei leader

La protesta degli attivisti di Oxfam (afp)

A Belém il summit dei potenti: per l'Italia c’è Tajani, atteso il principe William. Dal Brasile l'idea di più tasse per chi emette. Prime proteste: l'obiettivo è ricordare ai leader di "non dormire sul clima"

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BELEM (Brasile) - Buio, ombre e luci nel cuore dell’Amazzonia. Così oggi a Belem in Brasile, con una formula insolita, inizia di fatto la COP30, la trentesima conferenza delle parti sul clima, dieci anni dopo l’Accordo di Parigi. Ufficialmente i negoziati cominceranno il 10 novembre ma durante il vertice dei leader mondiali, previsto per oggi e domani, ci sarà un primo assaggio di un summit - fondamentale per trovare nuove convergenze nella battaglia climatica - che parte già in salita. Il buio è l’assenza degli Stati Uniti: con il negazionista Donald Trump che definisce “truffa” la questione climatica e trascina gli States fuori dall’Accordo di Parigi, sarà infatti inevitabile avvertire il peso di una COP privata quasi in toto - se non per la sparuta presenza di qualche delegato e di sindaci - degli Usa, fra i principali responsabili delle emissioni a livello globale. Le ombre sono legate all’attuale contesto geopolitico: inevitabilmente in Brasile si tratterà il tema Venezuela e dei conflitti in Ucraina e Medio Oriente e il vertice, già privato - anche per le complesse questioni logistiche - della presenza di molti leader mondiali, rischia di non avere dunque la giusta luce mediatica.

Da Lula al principe William, chi ci sarà

Al vertice dei leader sono attesi oltre 57 capi di stato, una quarantina di ministri e diversi rappresentanti di circa 140 Paesi, così come c’è forte aspettativa per la presenza del principe William che porta avanti, sulla questione climatica, il testimone raccolto da re Carlo. Detto delle grandi assenze volute, come quelle di Donald Trump o del presidente argentino Javier Milei, a pesare ci sarà poi anche l’indisponibilità del cinese Xi Jinping. Dopo tre anni di costante partecipazione, in Brasile mancherà poi Giorgia Meloni: al posto della presidente del Consiglio sarà il vicepremier Antonio Tajani a rappresentare l’Italia e spingere per la battaglia oggi più importante per il nostro governo, ovvero la promozione dei biocarburanti e le possibile tutele per l’industria automobilistica. Chi invece ci sarà e prenderà la parola dopo il discorso introduttivo del presidente Luiz Inacio Lula saranno il presidente francese Emmanuel Macron, il premier tedesco Friedrich Merz e il britannico Keir Starmer, così come l’Europa - che ha appena trovato l’accordo sul suo piano climatico (Ndc) e sul taglio delle emissioni - sarà rappresentata dalla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen.

I temi: finanza climatica, foreste e giusta transizione

Per tutti i temi chiave da affrontare nel summit saranno la giusta transizione e lo sviluppo sostenibile in Amazzonia e nel mondo, la finanza climatica e le nuove economie verdi ma anche le attenzioni da dedicare a giovani e popoli tradizionali, ascoltando le loro soluzioni climatiche. Il 7 novembre poi è prevista la firma della Dichiarazione di Belem, documento che dovrebbe riassumere i primi impegni. Oltre al tema tanto caro a Lula, il Tropical Forests Forever Fund (TFFF) in cui far confluire nel tempo 125 miliardi di dollari per salvaguardare le foreste, uno dei passaggi chiave di questo vertice che anticipa i negoziati è anche comprendere come sarà accolta la proposta (non vincolante) della Presidenza della COP30 a guida brasiliana.

La proposta: dai jet privati ai beni di lusso, "tassiamo i ricchi che emettono"

Nel documento chiamato "roadmap" (tra Baku e Belem) vengono infatti diffuse una serie di possibili nuove misure fiscali che hanno un obiettivo preciso: colpire soprattutto le emissioni dei ricchi. Nell’idea su come raccogliere 1,3 trilioni di dollari l’anno per il clima da qui al 2035 spicca la proposta per esempio di tassare i tanto inquinanti jet privati, ma anche di avallare una sorta di patrimoniali sulle grandi fortune dei ricchi, in sostanza i beni di lusso. Ma anche tasse più concrete e precise sui combustibili fossili. Non solo, si punta poi a fare cassa sulle risorse militari e a usare nuove regole finanziarie per agevolare gli investimenti privati. Quello che viene proposto dalla presidenza brasiliana, in coordinamento con la precedente presidenza azera e con l’Onu, è “una cooperazione internazionale rafforzata in materia di tassazione e sperimentazioni di partenariati volontari tra Paesi, ad esempio, su contributi settoriali, attività altamente inquinanti e ad alta intensità di gas serra, transazioni finanziarie e individui con un patrimonio netto molto elevato” si legge nel testo.

Dall'attivismo e la "flotilla climatica" spiragli di luce

Un’idea questa - che include vari modi per incrementare la giustizia climatica e aiutare i Paesi meno sviluppati sia a ridurre il loro debito sia a combattere la crisi del clima - decisamente apprezzata dal mondo dell’attivismo. Quest’ultimo, sembra essere la vera luce della COP30. Dopo tre anni di bocche letteralmente cucite (ricordate la protesta silenziata a Baku?) e dissenso negato all’interno delle COP nei petrol-stati, a Belem la voce del popolo torna infatti a farsi sentire: ci sono migliaia di rappresentanti dei popoli tradizionali e indigeni giunti fin qui persino in barca, una sorta di “flotilla climatica”, ma anche i giovani dei movimenti arrivati dall’Europa così come la società civile e i gruppi come Oxam Brasile che ieri ha già dato vita alla prima protesta simbolica della COP30. Gli attivisti hanno inscenato una sfilata carnevalesca di pupazzi dalle teste giganti con i volti di Trump, Milei, Lula, Macron e altri. Erano tutti raffigurati in pigiama per mandare un messaggio chiarissimo: sulla gravità della crisi climatica, chi ci governa, sta ancora dormendo.