✕

L’addio ai combustibili fossili e la tassa sul carbonio: alla Cop30 la speranza di una roadmap

Attivisti e popolazioni indigene dell'Amazzonia in marcia per chiedere azioni concrete per la giustizia climatica (reuters)

Riprendono i lavori della Conferenza sul clima di Belém, in Brasile. Trattative in corso per una tabella di marcia che acceleri la decarbonizzazione globale

2 minuti di lettura

BELÉM (Brasile) – Inizia la seconda settimana di Cop30 e le trattative tra le quasi 200 delegazioni nazionali presenti a Belém entrano nel vivo. A serrare i ranghi ha provveduto nel weekend Simon Stiell, segretario della Unfccc (la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici che organizza ogni anno le Cop): “Il tempo stringe. I ministri stanno già iniziando ad arrivare. È importante rendere il loro lavoro il più chiaro possibile, facendo progressi in ogni sessione”.

Nelle stesse ore la presidenza di Cop30, guidata da André Corrêa do Lago, ha presentato una sintesi dei punti più controversi e sui quali c’è ancora molto da lavorare per arrivare a un’intesa. Spicca tra gli altri la possibilità di “accelerare la transizione dai combustibili fossili”. Il tema, proprio perché divisivo, non è nell’agenda ufficiale, ma è tornato in molti interventi qui a Belém, a cominciare da quelli del presidente brasiliano Lula. E sono decine le nazioni che stanno spingendo per arrivare a una tabella di marcia su come e quando abbandonare petrolio, gas e carbone. La premessa è lo “storico” accordo raggiunto due anni fa a Dubai alla Cop28, dove quasi 200 Paesi si sono impegnati ad abbandonare i combustibili fossili entro il 2050. Accordo che finora non ha però avuto alcun seguito. Ora Paesi come Germania, Regno Unito, Danimarca e Kenya si sono uniti a sostegno di una proposta che, all’interno di Cop30, profili una roadmap per l’uscita dall’economia fossile. E c’è chi assicura che in questa partita il Brasile possa contare sulla sponda della Cina, già coprotagonista dell’intesa di Dubai, e grande importatore di combustibili fossili che però ha scommesso moltissimo sulla transizione energetica.

In una intervista al Guardian, la ministra brasiliana per l’Ambiente Marina Silva, ha esortato tutti i Paesi ad “avere il coraggio di affrontare la necessità di un'eliminazione graduale dei combustibili fossili: l’elaborazione di una roadmap è una risposta etica alla crisi climatica”. Ma non ha nascosto gli ostacoli e le contraddizioni, presenti anche nel suo Brasile, grande produttore di petrolio. Sottolineando che l’adesione alla roadmap potrebbe essere volontaria per i governi che aderiranno, ha dichiarato: “Quando ci troviamo in un territorio o in un ambiente cupo, è positivo avere una mappa. Ma la mappa non ci obbliga a viaggiare o a scalare”.

Nella sintesi della Presidenza di Cop30 non si parla esplicitamente di roadmap, ma ci sono le premesse diplomatiche per farla materializzare nei prossimi giorni di trattative. Un lasso di tempo troppo breve comunque perché da Belèm possa uscire una vera e propria tabella di marcia, con tanti di date, per l’abbandono di carbone, petrolio e gas. La cosa più probabile è qui si cerchi di avviare un processo, da concretizzare nelle prossime due o tre Cop (la prossima ancora in bilico tra Australia e Turchia). Ma anche per questo primo passo, non mancano gli ostacoli. Il principale, secondo Al Gore, ex vicepresidente degli Stati Uniti, è l'Arabia Saudita: “Sembra determinata a porre il veto agli sforzi per risolvere la crisi climatica, solo per proteggere i suoi lauti guadagni derivanti dalla vendita dei combustibili fossili che sono la causa principale della crisi climatica. Spero che il resto del mondo si opponga a questa oscena avidità e sconsideratezza da parte del regno”.

L’altra grande questione riguarda la tassa sul carbonio che l’Unione europea vorrebbe imporre alle frontiere per garantire che i beni importati soddisfino standard ecologici simili a quelli prodotti all'interno della Ue. Una misura che però è avversata da Cina, India e Arabia Saudita e che potrebbe bloccare le trattative sul clima a Belém. E infatti tra i punti controversi su cui le delegazioni dovranno confrontarsi in questi ultimi giorni di Cop30 c’è anche il commercio. Da una parte la Ue, dall’altra chi si oppone alla tassazione europea e propone che la Conferenza si pronunci contro "misure commerciali unilaterali”.