“Non sarà ricordata come la Cop dell’incendio”
di Luca FraioliIl ministro brasiliano del Turismo Sabino si mostra ottimista ma i punti in discussione sono molti e il fuoco che ha invaso la sede della conferenza potrebbe interferire sulle trattative
“Non sarà ricordata come la Cop dell’incendio”. Il giovane ministro brasiliano del Turismo Celso Sabino resiste all’assalto dei giornalisti di tutto il mondo, mentre il servizio d’ordine crea un doppio cordone che spinge verso le uscite tutti coloro che sono rientrati nei capannoni del centro conferenze di Belém che ospitano la 30esima conferenza Onu sul clima. L’allarme era scattato alle 14 locali, le sei del pomeriggio in Italia: fiamme e fumo nella zona del padiglione italiano (“ma il ministro Pichetto Fratin non c’era perché impegnato all’esterno della Cop”, precisa il suo staff). Decine di migliaia di persone, tra delegazioni dei Paesi, ong, giornalisti, sono stati fatti uscire dalle porte d’emergenza, molti nello spazio aperto che ospita i centinaia di generatori diesel che forniscono elettricità alla cittadella di Cop30.
Dopo qualche minuto di quiete apparente, molti cronisti sono rientrati per vedere e raccontare cosa fosse successo, ma sono stati respinti dal servizio d’ordine brasiliano. Le Nazioni unite hanno comunicato che, vista l’emergenza, la sovranità sul territorio che ospita la Cop era stata ceduta alle autorità brasiliane. La ricostruzione ufficiale dell’incendio parla di un cortocircuito che avrebbe appiccato il fuoco ai teli grigi che rivestono tutti gli ambienti interni. In un un video si vedono due giovani che provano a domare le fiamme con un estintore all’interno di un padiglione molto vicino a quello del nostro Paese. Si escludono feriti tra le decine di migliaia di persone presenti in quello che, ufficialmente, è il penultimo giorno di trattative di Cop30. Resta da vedere se l’incendio e l’evacuazione, una prima assoluta in trent’anni di Conferenza sul clima, non lasceranno cicatrici sulle trattative.
La delegazione Ue guidata dal Commissario al Clima Woepke Hoekstra ha fatto sapere di essere rimasta al proprio posto: “Continueremo a lavorare con tutti per un buon esito di Cop30. Anche se c’è un numero minoritario, ma durissimo, di Paesi che vogliono mantenere il più bassa possibile l’asticella sul taglio delle emissioni di gas serra”. Prima dell’emergenza incendio, le delegazioni dei quasi 200 Paesi presenti a Belém erano impegnate su tre fronti, tra loro interconnessi. I soldi ai Paesi poveri per aiutarli ad affrontare un "transizione energetica giusta”; gli aiuti economici per sostenerli nell'adattamento ai cambiamenti climatici; i tagli alle emissioni per rimanere entro gli 1,5 gradi di riscaldamento globale. Ed è in quest’ultimo capitolo che entra in gioco il provvedimento più simbolico di questa Cop30: la road map per l'uscita dai combustibili fossili. Osteggiata dai petro-Stati, primo fra tutti il regno Saudita. Ci si aspettava una nuova bozza di accordo per questa mattina, ma l’incendio potrebbe complicare e rallentare le trattative. Il ministro Celso Sabino sfoggia un grande ottimismo: “Cop30 non sarà ricordata per le fiamme, ma per i suoi risultati, ottenuti grazie alla cooperazione di tutti”.