Ad Antalya, sabato 21 novembre, ore 22: sui divani e la moquette della cittadella di Cop31, allestita all’Expo Center della città turca, bivaccano centinaia di giornalisti, attivisti climatici, membri delle Ong: attendono il documento finale della 31esima Conferenza Onu sui cambiamenti climatici e il pronunciamento dell’assemblea plenaria che riunisce i rappresentanti di oltre 190 Paesi. Cosa uscirà da quella plenary room? Le due settimane di trattative serrate andate in scena sulla costa meridionale della Turchia si chiuderanno con un segnale tangibile di novità nella lotta al riscaldamento globale o no? Quale notizia aspetteranno gli “accampati” di Antalya per poterla riferire al mondo? Riavvolgendo il nastro, abbiamo provato a porre queste domande in anticipo, a pochi giorni (il 9 novembre) dal via della Cop turca.
Tra le risposte, poche certezze e moltissimi dubbi. Una delle certezze è una decisa spinta alla elettrificazione dei consumi energetici: la presidenza della Cop31 (una non sempre facile coabitazione tra Turchia e Australia) ha dichiarato che l’obiettivo principale è il cosiddetto “35 by 35”, cioè portare al 35% la quota di elettricità sul consumo energetico finale globale entro il 2035 (oggi è al 20%). Un traguardo auspicato anche dall’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili nel suo World Energy Transition Outlook 2026 uscito a inizio ottobre, come unica strada per rientrare al di sotto degli 1,5 gradi di riscaldamento entro la fine di questo secolo.
"Il 35% di consumi energetici elettrificati è un obiettivo alla portata di Cop31", dice un esperto di diplomazia climatica che parteciperà anche alle trattative di Antalya. "Ma la vera notizia sarebbe se nel testo finale ci fosse una formula che confermasse in modo esplicito il phasing out dai combustibili fossili, annunciato tre anni fa nella Cop29 di Dubai".
Tra i più diretti in questo senso c’è il Commissario europeo per il Clima Wopke Hoekstra: incontrando a fine settembre il presidente turco di Cop31, Murat Kurum, ha dichiarato che "l’elettrificazione pulita rappresenta una priorità fondamentale per la Cop31. Per abbandonare i combustibili fossili, dobbiamo puntare con decisione sull’elettrificazione, potenziando l’energia pulita, le reti elettriche e le tecnologie in grado di accelerare la transizione". Troveremo nel testo finale le espressioni “pulita” (clean), “a basse emissioni di carbonio” (low carbon) o anche solo “combustili fossili” (fossil fuels), citati per la prima volta proprio a Dubai, dopo 28 anni di Conferenze Onu sul clima? Sono in pochi a crederci. Perfino tra i rappresentanti dei Paesi Ue che pure Hoekstra guiderà ad Antalya.
"Non penso che verranno inseriti questi termini, né si farà riferimento a una elettrificazione green", prevede Francesco Corvaro, Inviato speciale per il cambiamento climatico per l’Italia. «I turchi e gli australiani hanno ripetutamente detto di no. E c’è un motivo: vogliono un risultato da poter rivendicare come successo per la Cop, e solo con un testo che spinga il 35% dell’elettrificazione restando volutamente generico possono raccogliere il consenso necessario. Se facessero un riferimento, anche indiretto, all’uscita dai fossili perderebbero per strada i Sauditi, i Russi e tanti altri".
Che il clima, in questo caso quello diplomatico, sarà difficile all’Expo Center di Antalya lo lasciano presagire anche alcuni antefatti recenti. A metà ottobre la 65ª sessione plenaria dell’Ipcc (il Panel intergovernativo sui cambiamenti climatici), si è conclusa con la sospensione dei lavori senza che si trovasse un accordo: i petro-stati guidati da Arabia Saudita e Russia hanno fatto pressioni per rinviare la pubblicazione del prossimo rapporto globale sulla scienza del clima. Una spaccatura che non lascia presagire nulla di buono per Cop31.
Il 21 ottobre l’Unep (il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente) ha pubblicato l’annuale Emissions Gap Report che, pur non cancellando la speranza ("si può tornare sotto gli 1,5 gradi entro il 2100") disegna un quadro a tinte fosche: se anche i Paesi rispettassero gli impegni già presi per i tagli alle emissioni di gas serra, alla fine del secolo potremmo ritrovarci con 2,6 gradi centigradi in più rispetto all’era preindustriale. Da qui l’urgenza di agire. A Cop31, come in altre sedi.
Ma la Conferenza turca sarà anche condizionata da uno scenario politico terremotato: appena 77 leader iscritti a parlare. Con gli Stati Uniti assenti per il secondo anno consecutivo e spaccati dopo le elezioni di midterm. António Guterres, segretario generale Onu alla sua ultima Conferenza sul clima (il mandato scade il 31 dicembre), senza sapere chi sarà il successore. Anzi, con la quasi certezza che Donald Trump, pur di indebolire ulteriormente il Palazzo di Vetro e il multilateralismo, farà di tutto pur di lasciare vacante quella posizione il più a lungo possibile.
Eppure, Turchia e Australia contano di mettere d’accordo, almeno su qualcosa, le quasi 200 delegazioni governative che si incontreranno dal 9 al 20 novembre. Il ministro australiano Chris Bowen, che presiederà i negoziati della Cop31, ha annunciato, nella pre-Cop tenutasi alle Fiji, che sta lavorando a una cover decision, nel gergo della diplomazia climatica un testo condiviso che è il termometro della volontà politica di tutti i Paesi. Anche in questo caso, dipenderà da come il testo sarà scritto e soprattutto se sarà adottato.
Le due nazioni coorganizzatrici saranno sotto stretta osservazione per le loro contraddizioni. L’Australia è tra i più grandi produttori ed esportatori di carbone, il più inquinante tra i combustibili fossili. E uno degli sponsor turchi della manifestazione, il colosso industriale Koç Holding, è accusato di aver ridimensionato i suoi obiettivi climatici e di aver visto crescere i profitti nel campo della raffinazione petrolifera.
Preoccupazione anche per la gestione dell’ordine pubblico da parte della polizia turca e per le opportunità che verranno date alla società civile di esprimersi. Dopo la Cop di Belém, la più inclusiva degli ultimi anni con ampio spazio lasciato alle popolazioni indigene, si torna a un contesto molto più chiuso, come era successo in Egitto, Emirati, Azerbaigian.
La speranza è che l’Australia dia voce ai piccoli vicini di casa, quelle isole Stato che figurano tra le nazioni più vulnerabili, perché minacciate dall’innalzamento dei mari. E che la Turchia giochi una carta a sorpresa per rendere memorabile la sua Cop. Magari sulla gestione dei rifiuti, tema molto sentito da Emine Gülbaran, la moglie del presidente Erdogan. Ma probabilmente lo scopriremo quando Cop31 sarà andata ai supplementari, la sera di sabato 21 novembre.