Un mondo rinnovabile
Stati Uniti

Nonostante Trump le energie rinnovabili crescono

Nonostante Trump le energie rinnovabili crescono

Negli Usa le politiche pro fossile dell’Amministrazione si scontrano con le necessità economiche anche dove il greggio è di casa: come in Texas

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In una delle estati più calde di sempre, l’America di Donald Trump non si interroga sul cambiamento climatico. Vuole tornare a essere una potenza energetica fondata su petrolio, gas, carbone e nucleare. Ma mentre Washington frena la transizione verde, il mercato americano continua a costruire pannelli solari, batterie e impianti rinnovabili. È la grande contraddizione dell’energia americana: secondo U.S. Energy Information Administration, agenzia federale che produce analisi indipendenti per conto del governo, quasi 70 Gigawatt di nuova capacità solare dovrebbero entrare in funzione nel 2026 e nel 2027. La capacità solare utility-scale dovrebbe aumentare di circa il 49% rispetto alla fine dell’anno scorso. Nello stesso periodo, la quota combinata di solare ed eolico nella produzione elettrica dovrebbe passare dal 18% del 2025 al 21 nel 2027. Trump ha impostato una strategia energetica molto diversa da quella dell’amministrazione Biden. Il punto di svolta è stato il “One Big Beautiful Bill Act”, firmato nel 2025, praticamente uno dei primi provvedimenti del secondo mandato di Trump, che ha accorciato drasticamente la durata di molti incentivi alle energie pulite allora in vigore e reso più difficile qualificare nuovi progetti per ottenere crediti federali.

Per solare ed eolico è stata così creata una corsa contro il tempo. Il settore, però, non è stato spazzato via. Nel 2025 gli investimenti nell’energia pulita, grazie agli incentivi promossi da Biden, hanno raggiunto circa 278 miliardi di dollari, il livello più alto mai registrato. Nel primo trimestre del 2026 sono arrivati altri 61 miliardi di dollari. La crescita, però, rallenta: il primo trimestre dell’anno ha registrato un calo del 9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e sono aumentate le cancellazioni di progetti. In tv trasmettono spot che spiegano come annullare un contratto per l’installazione di impianti green senza perdere soldi. Il settore più resistente è il solare e il caso più emblematico è il Texas, capitale americana del petrolio e del gas. Nel sistema elettrico texano Ercot, la produzione solare dovrebbe quasi raddoppiare e superare, per la prima volta, la produzione di elettricità attraverso il carbone: 78 miliardi di kWh contro 60 miliardi.

Ma attenzione, il Texas non è diventato ambientalista: è una questione, come sempre quando parliamo d’America, economica. Lo Stato del Sud dispone di sole, terreni e una domanda elettrica in forte crescita, alimentata da industria, climatizzazione, manifattura e soprattutto dai data center legati all’intelligenza artificiale. Ed è proprio l’intelligenza artificiale a rappresentare una delle forze più importanti della nuova politica energetica americana. Amazon, Google, Microsoft, Meta e gli altri Big Tech hanno bisogno di quantità gigantesche di elettricità, disponibile rapidamente e a costi competitivi. La vecchia equazione “ambientalisti uguale solare” sta lasciando spazio a una nuova: intelligenza artificiale uguale energia elettrica, solare e nucleare. C’è solo un problema con il nucleare: i data center stanno crescendo a ritmi record e hanno bisogno di fonti di energia nel giro di uno-due anni, mentre per costruire un impianto nucleare servirà molto più tempo.