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Il fotovoltaico cambia, più pannelli a terra e meno sui tetti

Il fotovoltaico cambia, più pannelli a terra e meno sui tetti

Nel 2026 diminuiscono le installazioni di impianti per condomini e crescono quelle per il settore commerciale-industriale

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Nei primi sette mesi del 2026 l’Italia ha connesso 3.791 Mw di nuovo fotovoltaico, ma a luglio si sono attivati appena 7.008 impianti, un terzo rispetto ai 17-20mila mensili di un anno fa. Il mercato non rallenta: cambia protagonisti. Nel semestre il residenziale è sceso del 23%, mentre commerciale-industriale e i grandi impianti sono cresciuti entrambi del 22%, secondo l’ultimo report di Italia Solare (luglio 2026), la principale associazione in Italia dedicata al fotovoltaico. La taglia media è quasi raddoppiata in un trimestre, da 28,5 a 42,8 Kw. Nel cumulato storico guida ancora la Lombardia, ma nel 2026 il primato passa alla Sicilia, con 589 MW connessi nell’anno, quasi tutti da impianti sopra i 10 Mw.Per il presidente dell’associazione, Paolo Rocco Viscontini, "non siamo di fronte a un passaggio definitivo dai tetti ai grandi impianti a terra quanto all’entrata in esercizio di progetti destinati ai grandi impianti che hanno atteso anni gli iter autorizzativi prima di arrivare all’apertura del cantiere". È naturale, spiega, che "gli impianti a terra pesino di più in termini di Megawatt: con un singolo progetto si connettono potenze che richiederebbero moltissime installazioni sui tetti". Un dato positivo anche se il rallentamento dell’installazione di pannelli per case e condomini è un motivo di preoccupazione.

Anche il comparto industriale rischia di risentirne: diversi operatori segnalano difficoltà legate alle linee guida dei Vigili del Fuoco di settembre 2025, che in alcuni casi richiedono interventi rilevanti sulle coperture esistenti.Sulla taglia media, quasi raddoppiata in un trimestre, Rocco Viscontini prevede che il fenomeno proseguirà: sono in fase di realizzazione numerosi impianti di grande taglia che verranno connessi nei prossimi mesi, alcuni da decine o centinaia di Megawatt. Quando entrano in esercizio è inevitabile che la media si sposti. È anche una buona notizia, perché molti di questi beneficiano del meccanismo FER X: il provvedimento che assicura tariffe più basse dei prezzi di mercato registrati negli ultimi anni. Sul crollo del residenziale, il presidente esclude cause normative: è un mercato ormai consolidato, dove l’incertezza pesa poco. La responsabilità, a suo parere, è economica: un segnale della minore capacità di spesa delle famiglie, più che un effetto tardivo della fine del Superbonus. Non è mancanza di spazio - Italia Solare stima 10 milioni di tetti ancora solarizzabili su un totale di 12 milioni di case idonee - ma di soldi e di corretta informazione, minata anche da prese di posizione politiche contrarie alle energie rinnovabili oltre alla disinformazione da social media. La proposta dell’associazione è un fondo di garanzia statale sui finanziamenti bancari per famiglie e imprese, esteso anche alle pompe di calore, pensato per facilitare l’accesso al credito senza pesare sui conti pubblici.

Anche l’accumulo segue lo stesso schema del residenziale: la capacità connessa insieme al fotovoltaico scende da 973 a 914 Mw nell’ultimo anno, mentre crescono le batterie collegate direttamente alla rete per immagazzinare e rivendere energia, sostenute da meccanismi pubblici che remunerano la disponibilità di capacità piuttosto che l’energia effettivamente prodotta. Per Viscontini il divario tra le due tipologie non farà che crescere, e la vera priorità ora è accelerare gli iter autorizzativi per i sistemi di accumulo e rendere più flessibile la domanda elettrica, oggi priva di strumenti efficaci per spostare i consumi verso le ore di maggiore produzione rinnovabile. Sul fronte normativo, per ora è rientrato il rischio di un taglio retroattivo degli incentivi in conto energia, contro cui Italia Solare aveva scritto a Palazzo Chigi a gennaio. "Sarebbe stato un grave errore - dice Rocco Viscontini - non si possono valutare quegli investimenti sulla base dei costi attuali del fotovoltaico, ignorando le condizioni economiche e tecnologiche di quindici o vent’anni fa. Un intervento retroattivo minerebbe la fiducia anche negli strumenti introdotti oggi dallo Stato".

Sulle aree idonee il presidente di Italia Solare punta il dito sulla narrazione più che sulla norma: troppo spesso il fotovoltaico a terra viene presentato solo come un problema per il territorio, quando gli spazi disponibili sono ampi. Serve un dialogo più efficace tra governo e Regioni. Tra le proposte dell’associazione, la difesa delle Solar Belt, le aree vicine agli insediamenti industriali il cui perimetro normativo è stato progressivamente ridotto. Sul fronte delle comunità energetiche rinnovabili, il bando Pnrr sta producendo impianti soprattutto nel segmento commerciale-industriale, ma resta frenato da burocrazia e tempi delle amministrazioni. Per invertire la rotta del residenziale nei prossimi 12 mesi, conclude il presidente dell’associazione, serve uno "strumento finanziario che aiuti le famiglie ad anticipare la spesa iniziale: un fondo di garanzia pubblico sui finanziamenti bancari, oggi la principale barriera alla diffusione del fotovoltaico residenziale".