Pechino rilancia la sfida della decarbonizzazione
di Gianluca ModoloDopo lo storico sorpasso delle energie pulite sul carbone, Pechino vara piani ambiziosi per i prossimi 5 anni
Il sorpasso riguarda la capacità installata e non la produzione di energia, ma fotografa bene il percorso intrapreso dalla seconda potenza mondiale nel campo delle rinnovabili. Il solare ha superato il carbone, diventando la principale fonte di capacità energetica installata in Cina. Alla fine di luglio la potenza installata dei pannelli solari ha raggiunto 1,286 miliardi di Kilowatt, mentre quella delle centrali a carbone si attestava a 1,285 miliardi di kilowatt. Un "risultato di grande rilievo" nella transizione energetica della Cina verso fonti verdi e a basse emissioni di carbonio, dice l’Amministrazione nazionale per l’energia. L’eolico e il solare hanno rappresentato il 24,6% del mix energetico nella prima metà dell’anno, mentre il carbone ha raggiunto il 49,7%: è la prima volta che la quota del carbone scende al di sotto del 50% e viene superato dalle energie pulite.
Durante l’estate il governo di Pechino ha pubblicato due importanti documenti che riguardano le strategie future della Repubblica popolare in tema di energia e protezione dell’ambiente: il “15° Piano quinquennale per lo sviluppo delle energie rinnovabili” e il “15° Piano quinquennale per la risposta nazionale ai cambiamenti climatici”. Nel primo documento si spiega che entro i prossimi quattro anni i combustibili non fossili dovrebbero generare il 50% dell’energia elettrica cinese, in aumento rispetto al 42,3% registrato alla fine del precedente periodo di pianificazione quinquennale. "Un elemento chiave per il raggiungimento degli obiettivi sarà lo sviluppo di centrali di energia pulita su larga scala nelle regioni settentrionali della Cina. Queste genereranno energia elettrica da esportare altrove tramite linee ad altissima tensione", commentano gli analisti di Carbon Brief, il sito britannico specializzato nelle politiche sul cambiamento climatico. "La Cina ha ampliato rapidamente la produzione di energia da fonti rinnovabili, ma l’ubicazione e la natura intermittente delle risorse eoliche e solari hanno reso più difficile adeguare l’offerta di energia elettrica alla domanda", sottolinea la rivista economica Caixin. Il nuovo piano quinquennale mira ad affrontare tali colli di bottiglia.
Il secondo documento presentato dalla leadership comunista segna invece un cambio di tono e attitudine della Cina. Si afferma infatti che "l’influenza, la capacità di guida, il potere di orientamento della Cina nella governance climatica globale saranno notevolmente rafforzati": il gigante asiatico - il Paese che emette più anidride carbonica al mondo - intende svolgere un ruolo più di primo piano sulla scena climatica mondiale. "Questo piano segna un cambiamento nel modo in cui la Cina descrive il proprio ruolo nella governance climatica globale. Anziché posizionarsi come semplice partecipante, il testo riflette una chiara ambizione ad assumere un ruolo più proattivo. Alla luce del continuo allontanamento degli Stati Uniti dalla propria agenda climatica, si rende sempre più necessario un maggiore impegno da parte degli altri Paesi responsabili delle emissioni", commentano gli analisti di Asia Society.