Carlo Buontempo (Copernicus): “Quel caldo da record che non si può più ignorare”
di Giacomo TalignaniLa febbre del pianeta non diminuirà e il direttore del Climate service di Copernicus, ospite al Festival di Green&Blue il 5 giugno, avvisa: “Infilare la testa sotto la sabbia e sottostimare il pericolo non è una buona idea”. Registrati qui
Anche se non è vero, il nuovo stato del clima sembra un film già visto, un video che abbiamo già scrollato. Così, quasi quotidianamente, davanti all’ennesimo traguardo negativo passiamo oltre e navighiamo in un regime di indifferenza climatica, di anestesia dai record. Nonostante la cura necessaria sia chiara (la lotta alle emissioni), la febbre del Pianeta non scende. Il 2024 è stato il più caldo di sempre e — come sottolineano i dati del Servizio satellitare europeo Climate Change di Copernicus — è stato il primo ad andare chiaramente oltre i famosi +1,5°C rispetto ai livelli preindustriali. La drammatica alluvione di Valencia ci ha rammentato cosa può accadere con l’aumento degli eventi estremi dovuto soprattutto alle emissioni derivanti dai combustibili fossili. Questa alterazione, relativa ai gas serra che pompiamo in atmosfera, contribuisce così a una tendenza che non si inverte mai: l’ultimo bollettino di Copernicus racconta per esempio che aprile 2025 è stato il 21° mese di caldo record (il secondo di sempre) degli ultimi 22. L’uscita degli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi e le nuove politiche statunitensi fatte di negazionismo, in un contesto in cui cresce il “relativismo” climatico e le politiche verdi (Green Deal compreso) sono ormai sempre più a ribasso, sembrano aver fatto uscire dai binari anche molti degli impegni della transizione energetica. Ma sorvolare sulla crisi climatica, come ricorda Carlo Buontempo, direttore del Climate service di Copernicus, non aiuta, perché “infilare la testa sotto la sabbia e ignorare il pericolo e le informazioni che ci arrivano non è una buona ricetta” ha spiegato in più occasioni ricordando che la temperatura nei prossimi dieci anni sarà più alta di quella degli ultimi dieci anni. In più nuovi studi spiegano come si stiano innescando cambiamenti irreversibili dei ghiacciai e dell’acqua di valle che stanno portando alla perdita della nostra risorsa più preziosa — l’acqua — e anche all’innalzamento dei livelli dei mari. Cambiamenti sui quali abbiamo poco tempo per intervenire. Dobbiamo dunque riportare scienza e clima al centro del dibattito.
Per farlo, dice Buontempo, siamo davanti a delle scelte e un primo teatro per farle sarà la COP30 che si svolgerà nell’Amazzonia brasiliana. Nel frattempo, dobbiamo adattarci al presente e interrogarci come alcuni dei fenomeni più preoccupanti, per esempio l’aumento delle temperature degli oceani, potrebbero impattare già sul clima di questa estate. Veniamo da una primavera molto umida soprattutto in Europa e da anomalie termiche nelle zone orientali e in Russia, così come da temperature superiori alle medie negli Usa, in Africa e in Canada. Parallelamente, è finito il fenomeno de La Niña (che porta a temperature più fredde) e siamo entrati in una fase neutra di difficile lettura dal punto di vista meteo, anche se si attendono — per esempio in Europa — nuove e pericolose ondate di calore, così come eventi intensi dovuti all’accumulo di energia negli oceani.
Come dice Buontempo, “quest’anno i modelli previsionali non ci danno nessun segnale chiaro sulla circolazione atmosferica sull’area europea per la prossima estate. D’altra parte, tutti e nove i modelli che contribuiscono a Copernicus prevedono temperature estive superiori alla media in Europa. Le probabilità di temperature ben superiori alla media rispetto ai valori climatologici, anche per effetto dei cambiamenti climatici, sono più alte del solito, praticamente in tutto il continente”. Per l’ennesima volta dunque i governi sono stati avvertiti: a loro la scelta se continuare a rimanere indifferenti e “scrollare” sul clima, o iniziare davvero a prendere di petto la questione climatica.
La partecipazione al G&B Festival 2025 è gratuita previa registrazione.