Crisi climatica: bufala, inconveniente o minaccia esistenziale?
di Timothy PalmerIl “tribalismo climatico” potrebbe finire per fare il gioco dei negazionisti. Alla base della scienza c’è sempre l’incertezza. La lectio magistralis del fisico-matematico britannico al Festival di Green&Blue
A dar retta al presidente degli Stati Uniti, il cambiamento del clima è una bufala. Per quanto riguarda coloro che non liquidano il cambiamento del clima in questo modo, molti pensano tuttora che potrebbe essere un problema abbastanza minore rispetto ad altre grandi questioni con cui deve vedersela il genere umano. Nel peggiore dei casi, sostengono questi scettici, l’umanità riuscirà a adattarsi al cambiamento del clima. Nondimeno, all’estremo opposto del ventaglio delle opinioni, ci sono coloro che sostengono che il riscaldamento del clima costituisce una minaccia esistenziale per il genere umano. Chi ha ragione, dunque? Nessuno dei punti di vista a cui ho accennato è corretto, in termini di coerenza con la nostra comprensione della scienza del cambiamento climatico.
Partiamo da quello che è denominato “effetto serra” da una prospettiva diversa. Ovvero di come la temperatura della superficie lunare sia di quasi 36 gradi più fredda della temperatura della superficie terrestre e di quanto più calda diventerà quest’ultima se raddoppieremo la quantità di CO? nell’atmosfera. Il calcolo più diretto ci fa capire che la temperatura della superficie terrestre si riscalderà di quasi un grado centigrado. Un riscaldamento di un solo grado in effetti è alquanto impercettibile ed è compatibile con l’“inconveniente da calore” dei negazionisti del cambiamento climatico. Ha dunque ragione chi sostiene che si verificheranno soltanto “inconvenienti da calore”? Beh, no. Il problema è che, se raddoppiamo la CO? nell’atmosfera – associata come è risaputo all’acqua presente nell’atmosfera – si innescano molti processi indiretti. Tali processi indiretti possono incrementare l’effetto diretto del raddoppiamento della CO?. In ogni caso, la portata di queste ripercussioni amplificatrici è incerta: di conseguenza, in caso di raddoppiamento dell’anidride carbonica, la Terra potrebbe riscaldarsi dai due ai 6°C. Al primo di questi valori potremmo ancora adattarci. Il secondo sarebbe catastrofico.
La situazione, in sostanza, non differisce granché – tranne che per le poste in gioco decisamente più alte che comporta – da quella in cui si deve decidere cosa fare in caso di previsione meteo incerta. Supponiamo che le previsioni diano un 30% di possibilità di pioggia. Dovreste portare appresso indumenti impermeabili durante un’escursione? A questa domanda la scienza non può rispondere. Se i vostri impermeabili sono abbastanza leggeri e poco ingombranti, portarveli dietro, ne vale la pena. Tuttavia, se gli impermeabili fossero pesanti e ingombranti potremmo stabilire che il disagio certo di uno zaino più scomodo e pesante supera di gran lunga l’inconveniente più sostanziale ma meno probabile di bagnarsi qualora piovesse. Considerazioni simili valgono anche per il problema del cambiamento climatico. Per la maggior parte delle persone, il rischio di livelli catastrofici di cambiamento del clima (di norma considerati tali quando le temperature medie globali salgono di tre gradi centigradi) è semplicemente troppo grande per giustificare il non fare niente. Altre persone, invece, potrebbero pensare che il rischio non sia abbastanza elevato da giustificare il costo della riduzione delle emissioni. Il punto è che un climatologo non può emettere questo giudizio – non più di quanto un meteorologo può dirvi se portarsi dietro l’impermeabile o no: comporta giudizi di valore non scientifici di natura politico/economica.
Se decidessimo che occorre fare qualcosa al riguardo del cambiamento climatico, che cosa dovremmo fare? In questo periodo siamo impegnati nel tentativo di decarbonizzare le nostre reti elettriche usando le energie rinnovabili. Forse potremo riuscirci entro il 2030. In ogni caso, se intendiamo arrivare alla neutralità entro il 2050, dobbiamo decarbonizzare anche i sistemi di riscaldamento e dei trasporti, e i processi industriali in genere. Probabilmente, per perseguire questo risultato avremo bisogno di qualcosa di più delle rinnovabili. Dal mio punto di vista, nei prossimi anni dovremo ricorrere all’energia nucleare di nuova generazione e alla cattura e sequestro di CO?. Dovremo anche approfondire molto di più la ricerca su altri tipi di energia nucleare, usando per esempio gli enormi giacimenti di torio disponibili nella crosta terrestre. Per dirla con un collega, il “tribalismo climatico” – per il quale si privilegia un determinato percorso verso la neutralità a discapito di un altro – potrebbe fare il gioco dei negazionisti del clima. Più di ogni altra cosa, dobbiamo essere in grado di parlare di queste questioni chiaramente e apertamente. Al cuore della scienza vi è sempre l’incertezza e la climatologia non è diversa. Dobbiamo dunque essere in grado di affrontare l’incertezza in modo razionale e coerente. James Gleick, biografo del grande fisico teorico Richard Feynmann, ha scritto: “Feynman credeva nel primato del dubbio, inteso non come una macchia sulla nostra capacità di conoscere, ma come l’essenza della conoscenza”.
(Traduzione di Anna Bissanti)