Leonardo Mazzeo: “La Natura va guardata con curiosità e rispetto”
di Giacomo TalignaniIl divulgatore e content creator spiega la cultura dei predatori: “È sbagliato il concetto di noi contro loro”. L’appuntamento per parlarne al Festival di Green&Blue è il 6 giugno. Iscriviti gratis per partecipare
Servirebbe più “meraviglia“ e una “cultura dei predatori“ per smetterla di polarizzare tutto perfino nel mondo animale. Perché per risolvere davvero i conflitti della convivenza come quello fra uomini e lupi, per invertire il declino della biodiversità, o iniziamo a guardare fauna e flora con “curiosità e rispetto“ o non riusciremo a colmare i divari fra la velocità del nostro progresso e le esigenze del mondo ambientale.A sostenerlo con forza è il divulgatore Leonardo Mazzeo, autore della newsletter “Bestiale” e ospite del Festival di Green&Blue il 6 giugno, narratore che fra storie di melanoceti che sembrano mostri ma in realtà sono innocue e minuscole creature o incredibili dettagli di rane capaci di “partorire dalla bocca“, ci ricorda l’importanza di ripartire dalla “curiosità” nel nostro rapporto con tutti gli esseri viventi perché solo così, e mostrando anche ciò che «non fa notizia», arriveremo a una convivenza di successo.
Lei affronta quotidianamente i temi della biodiversità. Come sceglie le storie da raccontare?
“A volte la parola “algoritmo” può sembrare brutta, ma è uno strumento importante: per sceglierle, uso proprio gli algoritmi. Frequento da sempre i social e sono ancora un fan di Facebook: dopo anni che mi occupo di questi temi è spesso dai social che riesco a imbattermi in informazioni sulla biodiversità o che mi segnalano i lettori. Da lì verifico, approfondisco e pubblico“.
Crede si parli abbastanza dei temi della Natura?
“No, anzi, direi che vengono affrontati poco e quando se ne parla la, si fa spesso male. L’attualità è una spinta forte e se c’è una notizia importante non si può non parlarne. Io stesso cambio la newsletter in base a quello che accade, ai temi caldi. Ma è come la si affronta che fa la differenza. A fare notizia è un attacco di uno squalo, il caso di un orso problematico, dei lupi che sbranano. Questi casi creano rumori polarizzanti, divisivi, e quasi mai funzionali. Oppure diventano “meme” come i pavoni in Emilia Romagna. Io credo sia invece tempo di affrontare diversamente le cose: di parlare di più anche fuori dalle classiche notizie divisive, perché il modo in cui affrontiamo il tema animali la dice lunga su come noi ci interfacciamo con l’altro, il diverso. Ricordiamoci sempre che, anche se il tema non “tira”, come si comportano o spariscono gli animali è un campanello d’allarme generale per la salute di tutte le creature del Pianeta, noi compresi“.
Di lupi per esempio si è tornato a parlare dopo le nuove direttive europee, ma anche per predazioni e uccisioni con bocconi avvelenati…
“Esatto. I lupi, e in generale i predatori, oggi sono gli animali più polarizzanti, così come lo sono stati gli orsi ora passati in secondo piano. Vediamo sempre i lupi quando accade qualcosa: penso al caso del cagnolino di Michele Serra, oppure appunto agli oltre 20 lupi uccisi dai bocconi avvelenati, o ancora alle predazioni. Quando avvengono casi estremi se ne parla, ma non si affrontano mai le sfumature, per esempio non si narra di tutta quella convivenza fatta di piccoli passi, perché magari ci sembra noiosa. Ci sono iniziative come nuove recinzioni e protezioni che vengono installate, oppure i fondi che le regioni stanziano per i progetti di convivenza uomo-lupo. Ma sono notizie che non trovano spazio nonostante ci insegnino che una convivenza predatori-uomini sia possibile. Io stesso l’ho osservata crescendo“.
In che senso?
“Sono cresciuto nelle campagne attorno a Roma e ho visto quanto sia difficile a volte convivere con la fauna selvatica. Ci sono persone per cui perdere dieci capi di bestiame è un dramma famigliare. Ma ci sono anche indennizzi, sostegni. Laddove si lavora per migliorare la convivenza le cose possono funzionare. L’importante è imparare a non fare discorsi “noi contro di loro”, perché non è questa la soluzione. Bisognerebbe invece ascoltare gli specialisti che ci aiutano a far crescere quella che è la cultura necessaria attorno ai predatori“.
Cosa ci indica questa cultura?
“Che non esiste un’unica soluzione, ma che dobbiamo parlarne in maniera seria e funzionale, diffondendo informazioni chiave. Per esempio non possiamo pensare che sia normale lasciare cani non sorvegliati in zone di lupi: la cultura ci dice che non va fatto, sia per i rischi stessi dei cani sia per le ibridazioni. Dettagli da diffondere, come fa il gruppo ‘Io non ho paura del lupo’ che aiuta a migliorare la convivenza. Così come vanno diffusi i modelli che funzionano: pensiamo agli orsi per esempio. Negli ultimi 5 anni sono nati sempre più cassonetti anti-orso, recinzioni, progetti per gli abitanti, piccole cose di un processo lungo e magari noioso ma che sembra funzionare. E poi la cultura implica anche la meraviglia“.
La meraviglia?
“Sì, la meraviglia, ricordarci sempre che sappiamo ancora troppo poco degli animali e che dobbiamo guardarli con occhi meravigliati, curiosi e pieni di rispetto“.