Giulia Innocenzi: allevamenti e salute, il problema nascosto
di Paola ArosioBenessere animale e virus che si diffondono. La giornalista investigativa, ospite del G&B Festival, avverte: “La situazione è molto grave anche nel caso dei pesci”
Giornalismo è scrivere ciò che qualcun altro non vuole sia scritto. Tutto il resto sono pubbliche relazioni», diceva George Orwell. Ne è convinta la giornalista Giulia Innocenzi, in passato in forza ad Annozero e dal 2022 nella squadra di Report (Rai3). I suoi temi riguardano soprattutto allevamenti intensivi, benessere degli animali, qualità e sicurezza del cibo, ma anche le zone d’ombra del comparto, tra lobby, finanziamenti, controlli opachi. Proprio a questi ultimi aspetti ha dedicato il noto documentario “Food for Profit”, co-diretto con Paolo D’Ambrosi e presentato al Parlamento europeo nel 2024. Giulia Innocenzi sarà ospite al Festival di Green&Blue il 4 giugno, proprio per parlare di pratiche sostenibili legate all’agricoltura, alla nostra alimentazione e quindi anche alla salute. Nostra e degli animali.
“Al momento sto proseguendo il filone delle inchieste sotto copertura in stabilimenti zootecnici“, conferma. “Poi sto lavorando a un nuovo documentario internazionale, correlato ai danni ambientali e alle guerre“. Per ora, non è dato sapere il titolo né la data di uscita. “Purtroppo è tutto top secret, non posso anticipare nulla“, dice sorridendo.
Nel corso delle sue indagini, la reporter si è occupata soprattutto di pollame. In un recente servizio, ha evidenziato che in Italia viene allevato mezzo miliardo di polli all’anno e, di questi, ben il 90% è costituito da specie a rapida crescita, il cui organismo viene stremato da aumenti di peso rilevanti, che provocano problemi articolari, difficoltà di movimento, disturbi cardiaci e respiratori. Tutto ciò causa intense sofferenze ai broiler, che vanno al macello in circa 40 giorni. Non va meglio nel comparto dei suini, dove Innocenzi ha messo in luce le criticità produttive del prosciutto di Parma, oltre alla diffusione, tra i capi, della peste suina africana.
“La situazione è molto grave anche nel caso dei pesci“, prosegue. “A differenza di altri animali, non vengono contati come individui ma considerati a peso, quindi non sappiamo nemmeno quanti siano effettivamente presenti. Ciò che sappiamo, però, è che vivono confinati in vasche o gabbie anguste, spesso in acque torbide e contaminate. In Scozia, durante un’inchiesta sui salmoni, ho osservato concentrazioni altissime di pesci, che favoriscono la proliferazione dei parassiti, con infestazioni massicce. Per contenerli vengono utilizzate sostanze chimiche, che danneggiano i fondali e alterano gli ecosistemi marini, con effetti nefasti anche sui salmoni selvatici“.
Finché le filiere verranno gestite in modo insostenibile e irresponsabile, anche la nostra salute sarà a rischio. “L’ultimo virus che si è diffuso nelle strutture italiane, a causa di animali geneticamente uniformi e concentrati in spazi ristretti, è stato quello dell’influenza aviaria, che ha già compiuto il salto di specie, infettando anche l’uomo, seppure in casi sporadici“, rende noto l’attivista. “Nel nostro Paese nel solo 2025 si sarebbero registrati 64 focolai, molti in provincia di Verona, dove è presente un’elevata densità di allevamenti avicoli“.
Oltre al rischio virale, è poi in agguato quello dell’antibiotico resistenza. Negli allevamenti, le condizioni igieniche precarie favoriscono malattie frequenti, trattate con antimicrobici in dosi massicce. Ciò contribuisce a ridurre l’efficacia di questi farmaci nell’uomo, rendendo le infezioni sempre più difficili da curare. Secondo le stime internazionali, entro il 2050 il fenomeno potrebbe causare fino a 10 milioni di morti all’anno, configurandosi come una delle principali emergenze sanitarie globali.Determinata e battagliera, Innocenzi, insieme ai colleghi, continua ad approfondire, documentare, denunciare. Senza arretrare, porta avanti il suo mestiere. Che evidentemente a molti non piace, soprattutto a chi ha qualcosa da nascondere. Al punto che, lo scorso aprile, lei e il reporter Giovanni De Faveri sono stati aggrediti davanti al macello Mario Troni di Monzambano, in provincia di Mantova. “Non qualche insulto, spinte o minacce, ma una vera e propria violenza fisica: siamo stati colpiti con una spranga di ferro, che ha distrutto la telecamera. Non oso pensare a cosa sarebbe accaduto se ci fosse finita in testa“, racconta. “Abbiamo subito denunciato l’accaduto e i carabinieri hanno aperto un’indagine. Negli ultimi tempi ho notato un’escalation di aggressività, legata alla consapevolezza, da parte degli operatori del settore, che l’intervento dei media può avere conseguenze molto dannose per loro, come la revoca delle autorizzazioni, inchieste della Procura, sequestro di carne“.
Ma Innocenzi nota che, nonostante tutto, il suo impegno ha un seguito, incidendo positivamente: molti addetti impiegati in queste imprese, consapevoli delle ingiustizie che vengono perpetrate, la contattano per fornirle informazioni, mentre altre persone le comunicano che, grazie ai messaggi che diffonde, sono diventate vegetariane o vegane. Forte anche di questo sostegno, Giulia Innocenzi non si lascia intimorire. E continua a fare giornalismo, non pubbliche relazioni.