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“Le nuove tecnologie per le rinnovabili oggi sono anche affidabili”

La copertura dello stadio di Verona ospita uno dei più grandi tetti fotovoltaici d'Europa su un impianto sportivo 

Per il direttore di Irena, Francesco La Camera: “Con i combustibili fossili la sicurezza energetica non esiste. I conflitti stanno accelerando la domanda globale di beni connessi alla transizione”. In Europa si procede in ordine sparso. È uno dei temi al centro del G&B Festival. Iscriviti gratis per partecipare

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"Con i combustibili fossili la sicurezza energetica non esiste. E quest’ultima crisi lo dimostra”. Francesco La Camera dal 2019 è direttore generale di Irena, l’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili. E da sette anni si sente fare la sempre la stessa obiezione: solare ed eolico sono intermittenti, non garantiscono la continuità che serve alla produzione di elettricità. “Quello che è successo nel Golfo e nello stretto di Hormuz dopo la guerra in Iran conferma che petrolio e gas sono intermittenti: se le navi che li trasportano vengono bloccate, anche le centrali che li bruciano per produrre energia sono costrette a fermarsi”. Con l’impennata dei prezzi dei combustibili dovuti al conflitto con l’Iran, ci si è chiesti se a trarne vantaggio sarebbero stati i colossi dei fossili (che hanno comunque incassato lauti guadagni) o il mercato delle energie rinnovabili. Il direttore generale di Irena non ha dubbi: "Sono i numeri a dirlo: sta accelerando la domanda globale di beni connessi alla transizione energetica: veicoli elettrici, impianti fotovoltaici per le abitazioni, pompe di calore… La verità è che tutte queste crisi recenti, il Covid, l’Ucraina, ora l’Iran, non solo non hanno fermato la transizione energetica, ma l’hanno accelerata. Perché la risposta alle crisi privilegia sistemi più facili da installare, più facili da manutenere e da gestire”.

“Eolico e solare: si può produrre elettricità 24 ore al giorno”

A inizio maggio Irena ha pubblicato un report (24/7 renewables: The economics of firm solar and wind) che conferma le cresciute affidabilità e competitività delle rinnovabili. "Il dato più interessante è che in Paesi dove c’è una buona capacità solare o eolica, le due fonti, combinate nello stesso impianto con sistemi di accumulo di elettricità, producono elettricità 24 ore al giorno, 7 giorni su 7 e con un prezzo competitivo rispetto ai combustibili fossili”, spiega La Camera.

“Il costo per l’energia solare con accumulo" si legge nel rapporto “varia da 54 a 82 dollari per megawattora nelle regioni con risorse di alta qualità, rispetto ai 70-85 dollari per MWh per il carbone di nuova generazione in Cina e agli oltre 100 dollari per MWh per il gas di nuova generazione a livello globale”.

“In Asia installato il 70% della capacità rinnovabile globale”

“Con questi dati si chiude il cerchio. E non hanno più argomenti coloro che definivano inaffidabili le rinnovabil”, continua il direttore di Irena “Io ormai le promuovo non più sottolineando che sono ‘pulite’, ma dimostrando che sono economiche. Convengono! La competitività delle economie nazionali negli anni a venire dipenderà dalla capacità del sistema energetico di offrire molecole ed elettroni al più basso costo possibile. Chi continuerà ad essere indeciso su questo, rischia di essere surclassato dai Paesi asiatici, che lo scorso anno hanno istallato il 70% della nuova capacità rinnovabile globale. Perfino in Arabia Saudita, grazie alle rinnovabili, il chilowattora costa 1 centesimo di dollaro, contro i 6-8 centesimi dell’Europa". Nel Vecchio Continente si procede in ordine sparso.

“I contribuenti spagnoli hanno pagato meno degli altri il danno della attuale crisi energetica, perché hanno investito pesantemente nelle rinnovabili, che ora rappresentano il 60-70% del loro sistema elettrico. Lo stesso vale per la Danimarca, che ha molto eolico offshore. E in Norvegia c’è stato un boom di auto elettriche: i proprietari ne sono infischiati della crisi".

In Italia: segnale positivo dagli accumuli

Nel 2025 il nostro Paese ha frenato: sono stati installati 7,2 GW, in calo del 6% rispetto ai 7,6 GW del 2024, secondo il rapporto “Renewable Energy 2026” della School of Management del Politecnico di Milano. A fare la parte del leone è il fotovoltaico, con 5,6 GW in più, mentre l’eolico si ferma ad appena 562 megawatt. E sul lungo periodo, è il dato complessivo che preoccupa: l’anno scorso si è raggiunta una capacità complessiva da rinnovabili (non solo eolico e fotovoltaico) di 81,7 GW, ma il Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) prevede che entro il 2030 si tocchi quota 131 GW. Ne mancano all’appello 49, da installare nei prossimi 4 anni: ci vorrebbero 12 GW in più all’anno, mentre si superano di poco i 7. I problemi sono noti, dalla fine delle detrazioni fiscali al rebus delle aree idonee con il problema delle autorizzazioni.

Un segnale positivo arriva invece dagli accumuli: "In cinque anni la capacità installata è passata da 720 MWh a quasi 18 GWh”, si legge nell’analisi effettuata dal Politecnico, “aprendo alla prospettiva di sistemi energetici più flessibili e integrati”. Come è scritto nel rapporto Irena, appunto. Ma a livello globale, al proliferare di pannelli, pale e batterie, fa eco la crescita di consumi elettrici, alimentata dal boom dei data center. Nei giorni scorsi tutti gli stati australiani, fatta eccezione per il Queensland, hanno concordato sul fatto che i data center dovranno essere obbligati a investire nell’energia eolica e solare per autoprodursi l’energia necessaria. ”In Cina è già così - chiosa La Camera – Ho visitato un data center nella provincia di Qinghai che conserva e gestisce i dati di molte grandi aziende del Paese asiatico: l’elettricità necessaria la fanno con solare, eolico e idroelettrico. E gli costa 5-6-7 volte meno di quanto costerà a noi se useremo i combustibili fossili”.