Gallozzi (Fsc): “Nelle foreste le radici del nostro futuro”
di Rita AnnunziataSiccità, perdita accelerata di biodiversità, suoli degradati e improduttivi: i boschi sono una delle risposte strutturali a tutte queste crisi. “La chiave però è gestirle” dice Maria Rita Gallozzi di FSC. Se ne parlerà al G&B Festival il 5 giugno. Iscriviti gratis per partecipare
La natura non è inesauribile. Secondo l’Unicef, circa 4 miliardi di persone nel mondo soffrono di grave carenza idrica per almeno un mese all’anno. Oltre un terzo dei suoli è degradato e, entro il 2050, la maggior parte dello strato superficiale della Terra potrebbe esaurirsi. Due terzi della biodiversità terrestre vive nelle foreste ma, tra il 1970 e il 2020, la fauna selvatica si è ridotta in media del 73%.
Eppure, è proprio nelle foreste che il futuro del Pianeta affonda le sue radici. La Fao calcola che i bacini idrografici forestali e le zone umide forniscono infatti circa il 75% dell’acqua dolce disponibile a livello mondiale per soddisfare esigenze agricole, domestiche, industriali ed ecologiche. Parallelamente, le foreste europee assorbono 417 milioni di tonnellate di CO2, mitigando quasi il 9% delle emissioni di gas serra. Dalla conservazione delle fonti d’acqua all’impollinazione, dalla regolazione del clima alla protezione del suolo, i cosiddetti “servizi ecosistemici” - concetto formalizzato dal Millennium Ecosystem Assessment - offrono all’umanità una serie di benefici essenziali per la sopravvivenza, il benessere e l’economia. Ma restano spesso invisibili nel dibattito pubblico.
"Questa invisibilità ha un costo enorme: se le decisioni economiche e politiche vengono prese ignorando le conseguenze reali sulla base naturale che ci sostiene, a scomparire non sono solo gli ecosistemi: si perdono servizi che nessuna tecnologia può rimpiazzare", racconta Maria Rita Gallozzi, presidente di Forest Stewardship Council Italia, Ong che da 25 anni promuove la gestione forestale responsabile. "Siccità sempre più diffusa, perdita accelerata di diversità naturale, suoli degradati e improduttivi: le foreste possono rappresentare una delle risposte strutturali a tutte queste crisi".
La chiave, però, è gestirle. Una foresta lasciata a libera evoluzione non è automaticamente più resiliente. Senza interventi attivi e pianificati, crescono il rischio di incendi, le infestazioni parassitarie, la fragilità strutturale. "Tutti elementi che rientrano nel ciclo naturale di un ecosistema, ma che oggi sono accresciuti in forza e intensità dal cambiamento climatico", osserva Gallozzi. Secondo l’esperta, una gestione forestale responsabile non è quindi in contrasto con la conservazione. Ne è, in molti contesti, la condizione. Senza dimenticare che, oltre alla loro funzione climatica, le foreste generano valore occupazionale: solo in Europa, danno lavoro direttamente a circa 500mila persone nel settore della silvicoltura.Per conciliare questa pluralità di funzioni - ambientali, sociali ed economiche - occorre imparare dalla foresta stessa.
"Gli ecosistemi forestali hanno in sé gradi elevati di multifunzionalità: danno cibo e riparo alle specie animali e, allo stesso tempo, producono legname, proteggono i versanti montani, sequestrano carbonio", racconta l’esperta. L’obiettivo non è scegliere tra funzione climatica e funzione economica, ma conservare sistemi in cui l’una non pregiudica né esclude l’altra. Per contrastare il degrado e la deforestazione, Fsc ha costruito un sistema di verifica e valorizzazione dei servizi ecosistemici forestali: una volta misurato l’impatto della gestione su conservazione della biodiversità, cattura del carbonio, protezione del suolo e delle fonti idriche, qualità dell’aria, offerta turistico-ricreativa, questi dati vengono messi a disposizione dei gestori forestali, che possono utilizzarli per accedere a strumenti di finanziamento pubblici e privati. "È un modo concreto per riconoscere il lavoro di chi si impegna ogni giorno a conservare le foreste nell’interesse collettivo e per attrarre capitali che sostengano questo sforzo nel lungo periodo", conclude Gallozzi. "La sfida centrale rimane rendere visibile l’invisibile".