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Barzaghi (Kpmg): “Le imprese e le tematiche ESG”

PierMario Barzaghi, Partner e head of Sustainability services di Kpmg 

In un panorama globale segnato da shock geopolitici e climatici, spiega PierMario Barzaghi, partner di Kpmg, l’integrazione della sostenibilità nella prassi aziendale “non è una questione etica ma una leva prioritaria per gestire i rischi e creare valore”. Se ne parlerà al G&B Festival il 5 giugno. Iscriviti gratis per partecipare

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Negli ultimi anni le tematiche Esg (Environmental, Social, Governance) sono state spesso relegate in una dimensione puramente etica o di compliance normativa, ma ormai ignorarle significa compiere un errore di valutazione strategico. I rischi legati alla transizione energetica e al clima si traducono istantaneamente in metriche finanziarie misurabili, impattando sui profili di credito, sui rischi di mercato e sull’operatività delle catene di fornitura. Le banche centrali, le autorità di vigilanza, le aziende e gli investitori istituzionali non spingono sull’integrazione di questi fattori per ragioni ideologiche, ma per esigenze di stabilità e competitività". La fotografia scattata da PierMario Barzaghi, Partner e head of Sustainability services di Kpmg, disegna un panorama globale immerso in una ridefinizione strutturale profonda. Gli shock accumulati negli ultimi anni, dalla pandemia alle crisi energetiche passando per le tensioni geopolitiche, hanno infatti imposto un cambio di paradigma definitivo e nell’era delle cosiddette “permacrisi”, segnata dal tramonto del vecchio ordine liberale e dal ritorno delle logiche di potenza: la sostenibilità "non è più una scelta reputazionale, ma una leva di gestione prioritaria del rischio finanziario e di creazione di valore per tutti gli stakeholder".

La lezione appresa dal mercato è chiara: l’esposizione a modelli di business non resilienti e dipendenti dalle fonti fossili genera una distruzione di valore immediata. La sostenibilità, spiega Barzaghi, si configura dunque come l’unico scudo efficace per proteggere gli asset nel tempo visto che i costi dell’inazione sono cumulativi e asimmetrici. Rinviare gli investimenti espone le imprese a bollette energetiche più salate e a una progressiva perdita di competitività: "Dal punto di vista finanziario la vera minaccia non risiede nel cambiamento, ma nel ritardo verso il cambiamento stesso. I mercati ne sono consapevoli e stanno modificando rapidamente i propri comportamenti: il costo del capitale incorporerà sempre più la qualità dei piani di transizione e gli investitori pretenderanno strategie non solo ambiziose, ma scientificamente credibili. In un mondo strutturalmente instabile - avverte Barzaghi - la sostenibilità rappresenta il nuovo ancoraggio di lungo periodo per governare l’incertezza".

Affinché la finanza diventi un reale motore di innovazione, occorre però creare tre condizioni abilitanti imprescindibili. Serve innanzitutto "chiarezza strategica e temporale", con segnali coerenti dalla politica che permettano alla regolamentazione di evolvere verso uno strumento di direzione aziendale. È necessario un "allineamento tra istituzioni e imprese", che sblocchi la transizione anche nei settori più complessi, i cosiddetti hard-to-abate. Infine, la "trasparenza informativa", che resta un pilastro fondamentale. "Orientare i capitali richiede dati affidabili, standardizzati e utili alle decisioni. Non si tratta di appesantire la rendicontazione con adempimenti burocratici, ma di connettere in modo indissolubile le metriche Esg alle performance economico-finanziarie storiche e prospettiche".

Nonostante le divergenze internazionali e i rallentamenti normativi, osserva Barzaghi, le grandi aziende italiane multinazionali mostrano un orientamento ormai consolidato verso la cultura Esg, con uno spostamento del focus verso la dimensione sociale, dalle diseguaglianze all’inclusione lavorativa: "C’è un’attenzione sempre più marcata per la dimensione sociale. In ogni caso parlare di sostenibilità oggi significa avere una connessione con i grandi cambiamenti in corso nella società. Le imprese, che vogliono rimanere competitive, non possono chiudere gli occhi e fare marcia indietro. È proprio in queste fasi di crisi - conclude Barzaghi - che occorre dimostrare un pensiero lungo proiettato verso il futuro".