La messa in sicurezza di Malagrotta finalmente al via
di Luca FraioliViaggio nei 240 ettari dell’impianto romano di smaltimento dei rifiuti. Qui 50 milioni di tonnellate di spazzatura raggiungono anche i 90 metri di altezza
Claudio ha iniziato a battersi contro la discarica di Malagrotta che era bambino: “Avrò avuto nove anni quando mio padre mi portò per la prima a volta ad una manifestazione: ricordo le proteste degli abitanti e le cariche dei celerini“. Oggi Claudio Fetoni è un cinquantenne che gira l’Italia come agente di commercio, suo padre è morto di tumore nel 2016, ma lui continua a vivere vicino alla discarica che pure definisce una “bomba ecologica”, ma soprattutto a lottare per il suo territorio. È tra i responsabili del Comitato Valle Galeria Libera e membro della Consulta Valle Galeria che interloquisce con il Commissario per la bonifica.
Per la prima volta, dopo decenni, vede un segnale positivo: “Abbiamo una interlocuzione fantastica con il generale Vadalà e il suo staff: ci tengono al corrente di tutto“, racconta Feto “ma lo consideriamo solo un primo passo, anche se importante e molto atteso“.
Dopo una lunga fase di progettazione, nel gennaio scorso il Commissario ha affidato i primi lavori di messa in sicurezza della “discarica di Roma”: 240 ettari, dove i cumuli di rifiuti ammassati (complessivamente 50 milioni di tonnellate) raggiungono i 90 metri di altezza. I primi interventi predisposti prevedono la “cinturazione”, con un muro che circonderà la discarica per isolarla, scendendo nel terreno fino a 20 metri di profondità. Poi, si dovrà provvedere al capping: una copertura con teli di polietilene rinforzato, sui quali verrà messa argilla e altro terreno. Lo scopo è evitare che la pioggia, cadendo sui rifiuti, specie quelli organici, continui a creare il percolato che poi contamina le acque. Parallalamente, si estrarrà il percolato esistente, per trattarlo, purificarlo e poi smaltire in discarica o in termovalorizzatore il residuo secco restante. Infine, sarà rifatta la rete di captazione dei biogas che si sprigionano dai rifiuti per utilizzarli come fonte di energia e quindi di reddito da reinvestire nella gestione “post mortem” della discarica.
Intanto, è stato stanziato un budget di 250 milioni di euro per i lavori di messa in sicurezza: “Su Malagrotta la difficoltà è rappresentata dalla sua estensione“, spiega il Commissario, “240 ettari totali, di cui 140 occupati effettivamente dai rifiuti. Riteniamo che i lavori si chiuderanno nel 2028-2029“.
Plausibile? “Se lo dice il generale ci credo“, risponde Fetoni, “Malagrotta, però, starà lì a inquinare per decenni. Un po’ per il suo volume, un po’ per la pericolosità dei rifiuti che sono stati interrati“. La copertura (il capping, appunto) non è mai stata fatta, nonostante la discarica sia formalmente chiusa da 13 anni, con grandi quantità di percolato, che non smette di formarsi. “La discarica continua a inquinare e la popolazione resta in allerta e preoccupata“, spiega ancora Fetoni, che lamenta anche la latitanza delle autorità sanitarie e ambientali regionali. “Le ultime analisi epidemiologiche ufficiali risalgono ai primi anni Duemila, e mostravano una incidenza di patologie, soprattutto tumorali, ben al di sopra della media. Da anni chiediamo un nuovo monitoraggio, ma solo qualche settimana fa pare sia stata accolta la nostra richiesta di avere una nuova indagine epidemiologica“.
E nel frattempo? “Facciamo da soli, con l’aiuto dell’associazione A Sud: ci stiamo organizzando per prelevare le acque e analizzarle. E abbiamo anche installato a nostre spese centraline per il monitoraggio della qualità dell’aria“.La presenza del “mostro” non ha però scoraggiato nuovi insediamenti: “È una zona molto ambita“, conferma Fetoni, “però trovo assurdo che la un lato quest’area sia stata storicamente individuata come la ‘discarica di Roma’ lasciandola senza servizi essenziali, dall’altra si permetta ai costruttori di distruggere quel po’ di verde che ancora abbiamo“.
Un nuovo fronte di scontro si è aperto a poche centinaia di metri dalla discarica, a Casal Selce, dove si sta realizzando un biodigestore dove verranno trattati i rifiuti organici della Capitale. “Ma perché tutto qui da noi? Ammesso che sia fatto a regola d’arte, produrrà cattivi odori e un via vai di mezzi pesanti“. E la discarica? Come dobbiamo immaginare i 240 ettari una volta terminata la messa in sicurezza? Il Commissario spiega che restituirà il sito a Comune e Regione, insieme però a un rapporto di sostenibilità che sottolineerà i vantaggi di una gestione green, per esempio con l’installazione di pannelli fotovoltaici su almeno una parte delle centinaia di ettari di rifiuti interrati. Ma saranno le autorità locali a deciderne il futuro. “Ed è questo che ci preoccupa“, conclude Fetoni, “L’intervento di Vadalà è il primo di una persona che dedica competenza e passione a questa vicenda. Ma non basta per farci stare tranquilli. Chi ci garantisce che Malagrotta sarà gestita bene per gli anni a venire?“.