Niccolò Banfi, a vela verso le isole più remote minacciate da plastica e crisi del clima
Dare voce alle comunità più remote del mondo attraverso l'obiettivo della sua macchina fotografica. Il tutto, sfruttando la propria "naturale empatia" e la passione sia per la difesa del Pianeta, sia per l'esplorazione degli angoli più nascosti e spesso fragili della Terra. Un'idea, quella di raccontare per esempio come impatta la crisi del clima o l'inquinamento da plastica nei luoghi estremamente lontani da noi, che Niccolò Banfi aveva in testa da tempo.
Classe 1987, appassionato da sempre di fotografia ed esplorazione, fino a pochi anni fa Banfi lavorava nel marketing a Milano: poi dopo il Covid e quel periodo di isolamento che per molte persone è diventato la leva per rimettersi in discussione, ha scelto di inseguire la sua passione, a partire dall'esplorazione degli oceani. Così, tramite l'occasione di Bark Europa, i viaggi per il mondo a bordo di un antico veliero olandese a tre alberi, dopo vari tentativi di application è riuscito a partire per una prima esplorazione tra la fine del mondo (Ushuaia in Patagonia) e l'isola più remota al mondo, Tristan da Cunha.
Vale anche per i 42 abitanti di Pitcairn, isola sperduta dell'oceano Pacifico, territorio d'oltremare britannico e unico abitato dell'arcipelago, famoso perché protagonista del noto ammutinamento del Bounty.
In generale, le comunità del Pacifico hanno spiegato a Banfi come il problema principale, così come quello dell'innalzamento dei livelli del mare, rimane l'enorme quantità di plastiche e microplastiche che aumentano in questi paradisi terrestri impattando direttamente sugli ecosistemi locali. Una piaga difficile da fermare. "Mi raccontano come negli ultimi cinque anni la plastica sia aumentata notevolmente. Anche noi, a bordo, ci accorgiamo del problema in maniera chiara: qui con me (in tutto sono quasi 40 persone, ndr) ci sono anche dei ricercatori di Ocean Cleanup che tramite un rete manta stanno raccogliendo durante la navigazione i residui plastici per analizzarli. A volte si naviga per giorni senza incontrare nessuna imbarcazione, eppure nella plastica ti imbatti quasi sempre". Navigazione che talvolta diventa "davvero complicata: in precedenti situazioni ho visto onde di 10 metri, patito il freddo e sono stato per settimane senza comunicazioni, dato che in passato non c'erano sistemi satellitari come Starlink. Ne valeva però la pena perché altrimenti non avrei mai visto determinati luoghi o avuto l'occasione di conoscere persone così lontane da me".
A spingerlo in queste avventure, che da settembre racconterà su Youtube, è
l'amore per la Terra e per la natura, ma anche credo la mia capacità di legare con le persone nell'immediato ed entrare in contatto anche con i problemi - come la crisi del clima - che queste persone denunciano.
Molte volte, chiosa Banfi prima di ripartire per il Coral Garden - dove imparerà l'impatto dell'inquinamento e delle alte temperature sui coralli - i problemi ambientali e quelli sociali si intersecano, proprio come accade a Pitcairn. "In questo luogo con appena 42 abitanti ho subito legato molto con una persona del posto. Mi hanno colpito le sue preoccupazioni per l'enorme quantità di rifiuti che ha raggiunto Henderson Island, ma anche per il fatto che a prendersi cura di queste bellissime zone naturali in futuro potrebbe non esserci più nessuno: in quest'isola sperduta del mondo, dove sono praticamente tutti discendenti degli ammutinati del Bounty, non c'è ricambio generazionale e hanno un estremo bisogno di giovani per portare avanti anche le battaglie ambientali. Così come hanno bisogno, e in questo spero di aiutare, di far conoscere le fragilità di queste terre al resto del mondo".