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Oscar Olivares e i suoi “eco-murales"

Oscar Olivares con il murales realizzato a Taranto 

L'artista venezuelano realizza in tutto il mondo opere con i tappi di

plastica riciclati, coinvolgendo anche le comunità locali e le

associazioni ambientaliste

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Le sfumature del rosso, la luce del giallo, la profonda intensità del blu, che si fondono in un mosaico vibrante. Un’esplosione di colore travolge chi ammira un murale di Oscar Olivares, artista venezuelano classe 1996. Solo dopo, con uno sguardo più attento, si scopre che ogni punto è un tappo di plastica. Uno scarto quotidiano che, nelle sue mani, diventa opera d’arte e messaggio ecologico.

Opere monumentali

Tutto inizia nel 2019, quando l’autore realizza il primo lavoro di questo tipo. Da qui la sua carriera decolla: negli anni seguenti crea numerose installazioni di grandi dimensioni. Una delle più celebri è stata inaugurata nel 2022 a Guatire, sobborgo di Caracas: occupa circa 385 metri quadrati di superficie ed è composta da 400mila tappi di plastica, che nell’insieme raffigurano animali locali e scene folcloristiche, oltre al nostro Pianeta. In questa creazione, come in tutte le successive, oggetti destinati al bidone dei rifiuti hanno trovato una seconda vita, trasformando un’anonima parete in cemento in un vivace trionfo della natura. Nel 2023 Olivares ha concluso a Maracaibo un murale ispirato al David e alla Pietà di Michelangelo, creato con oltre 175mila tappi, largo 20 metri e alto 8, mentre nel giugno 2025, nella capitale del Venezuela, ha completato il suo trentottesimo lavoro: una reinterpretazione della Creazione di Adamo composta da circa 80mila tappi, un ulteriore omaggio al geniale scultore rinascimentale.

La sostenibilità è partecipazione

Oltre a essere spettacolari e sostenibili, le sue opere hanno anche un’altra importante caratteristica: sono partecipative, perché coinvolgono sempre comunità locali e associazioni ambientaliste. Per esempio, la creazione a Guatire è stata portata a termine grazie a una campagna pubblica di raccolta dei tappi che ha coinvolto migliaia di residenti, ai quali si sono affiancati molti volontari, tra cui bambini e anziani, che li hanno incollati uno a uno. “In un Paese con scarsi programmi di riciclo, spero che la mia iniziativa serva a sensibilizzare la popolazione, con una particolare attenzione alle nuove generazioni”, commenta Olivares. Le sue realizzazioni, oltre a essere presenti nel Paese sud-americano, si possono vedere in almeno altri quattro Paesi: Messico, Arabia Saudita, Francia e anche Italia. Nel 2024 a Foggia, l’artista ha, infatti, creato un’opera didattica sul muro di una scuola media utilizzando 100mila tappi di varie dimensioni.

Un contributo per ridurre la plastica

Il giovane artista, che ha molto a cuore la sostenibilità, ha scelto di dare il proprio contributo a livello globale proprio a partire dai tappi, consapevole di quanto siano un pericolo particolarmente significativo per l’ambiente. “Questi ultimi, in genere in polietilene ad alta densità o in polipropilene, spesso sfuggono al recupero, finendo nei flussi indifferenziati e raggiungendo così strade, corsi d’acqua e poi il mare”, chiarisce Olivares. Non a caso, secondo Ocean Conservancy e altre organizzazioni, sono tra i primi dieci tipi di rifiuti raccolti durante la pulizia delle coste nel mondo. “I tappi causano la morte di molti animali marini in seguito a soffocamento e blocchi intestinali e generano microplastiche”, denuncia l’artista.

Anche campagne civiche

A unire la visione ambientale e partecipativa di Olivares con la cooperazione sono varie iniziative dal basso che da anni, in America Latina ma anche in Europa e nella nostra penisola, trasformano i tappi in risorse solidali. Molte organizzazioni no profit, infatti, dopo averli raccolti con il contributo dei cittadini, li vendono ai consorzi di riciclo e, con il ricavato (circa 150 euro a tonnellata), finanziano iniziative di beneficenza, tra cui acquisto di ausili per disabili, costruzione di ospedali, realizzazione di pozzi in Africa. Un piccolo tappo per un grande cambiamento.