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La finanza Esg cerca nuove rotte

I venti contrari che arrivano dagli Stati Uniti contagiano anche l’Europa, che in ogni caso resta al centro della sostenibilità, con la finanza d’impatto sempre più centrale

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Da una parte l’idiosincrasia dell’amministrazione Trump per i temi dello sviluppo sostenibile; dall’altra alcuni casi di greenwashing, nei quali cioè l’impronta sostenibile era solo declamata e non anche realizzata nel concreto. Sta di fatto che la finanza Esg è da tempo sotto pressione e cerca nuove strade per proseguire nel suo percorso di crescita. Secondo il report di Morningstar relativo al primo trimestre del 2025, i fondi Esg hanno subito deflussi netti per 8,6 miliardi di dollari, segnando il peggior trimestre dal 2018. Il calo è stato particolarmente marcato negli Stati Uniti, con deflussi per 6,1 miliardi di dollari nel trimestre, che rappresentano il decimo trimestre consecutivo di uscita di capitali dai fondi sostenibili americani. Anche l’Europa ha registrato deflussi netti per 1,2 miliardi di dollari, un evento senza precedenti da quando Morningstar monitora il settore.

Il vento è cambiato sul piano politico

Il rallentamento negli Usa è strettamente legato a un clima politico e regolatorio sfavorevole. Trump ha apertamente criticato gli investimenti orientati alla sostenibilità, definendoli una minaccia per settori chiave come petrolio e gas. Questa posizione ha alimentato un’ondata di scetticismo e ha spinto molti investitori a ritirare i capitali dai fondi sostenibili. Inoltre, accuse di greenwashing e la percezione di scarsa trasparenza hanno ulteriormente eroso la fiducia nel mercato Esg americano.

In ogni caso, spiegano gli analisti, non siamo in presenza di una crisi strutturale. L’universo globale dei fondi Esg resta su livelli di patrimonio gestito elevatissimi, pari a 3,16 trilioni di dollari a fine marzo.

Un mercato dominato dall’Europa

L’Europa, pur avendo registrato deflussi nel trimestre, continua a essere il motore principale della finanza sostenibile, con l’84% della raccolta globale. Inoltre, il Vecchio Continente è caratterizzato da una forte spinta normativa, come l’entrata in vigore della Corporate Sustainability Reporting Directive (Csrd), che obbliga le imprese a una maggiore trasparenza sui temi Esg e che, nonostante un rinvio al 2027-2028, rappresenta un passo fondamentale per consolidare la finanza sostenibile.

Il filone emergente dell’impact investing

Un filone che non ha mai smesso di crescere è quello degli investimenti d’impatto, forma di investimento finanziario che mira a generare non solo un ritorno economico, ma anche un impatto sociale e ambientale positivo, intenzionale e misurabile. Questi investimenti si collocano a metà strada tra la filantropia, che punta solo all'impatto senza ritorno finanziario, e gli investimenti tradizionali, che si focalizzano esclusivamente sul rendimento economico. Nel corso del 2024, l’impact investing ha raggiunto un valore di 230 miliardi di euro, con l’Italia che mostra una forte espansione in questo ambito. Il 77% degli investitori globali si dichiara interessato agli investimenti sostenibili, con il 57% che ha aumentato il proprio interesse negli ultimi due anni e il 54% che prevede di incrementare gli investimenti Esg nel prossimo anno, secondo il report Morgan Stanley Sustainable Signals 2024.

Infine, un report di PwC ha evidenziato un paradosso nel mercato Esg europeo: mentre gli asset Esg crescono, si osserva una diminuzione dell’impegno verso obiettivi espliciti di sostenibilità. Questo fenomeno sottolinea la necessità di maggiore trasparenza e rigore per mantenere la fiducia degli investitori e garantire che gli investimenti sostenibili abbiano un reale impatto ambientale e sociale.