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Commissario per Roma, quattro nomi e spunta anche Cantone

Il presidente dell'Anticorruzione potrebbe poi essere candidato. Oltre a Sabella in lizza ci sono anche i prefetti Frattasi e Carpinodi CARLO BONINI


ROMA - Non sarà faccenda semplice la scelta del Commissario che Franco Gabrielli nominerà non prima del 2 novembre (ieri, infatti, le dimissioni di Marino non erano state ancora formalizzate alla Prefettura). E non lo sarà perché dovrà tenere conto del sentiero che intenderà disegnare Matteo Renzi e dal peso che vorrà avere o potrà avere il ministro dell'Interno Angelino Alfano.

Palazzo Chigi è di fronte ad un'alternativa secca. Consegnare per i prossimi sette mesi le chiavi del Campidoglio a un prefetto competente ma politicamente "neutro", ovvero caricare la scelta del Commissario di significato politico, scommettendo sul fatto che il "tecnico" che succederà a Marino potrebbe ad un certo punto diventare candidato sindaco del Partito democratico alle elezioni. Sono, con tutta evidenza, due strade non solo alternative, ma in qualche modo "senza ritorno". Che non consentiranno correzioni in corsa. E dalla scelta dell'una o dell'altra dipende l'identikit del futuro Commissario.

Se la soluzione dovesse essere quella "politica", il magistrato ed ex assessore alla legalità Alfonso Sabella avrebbe in questo momento una sola alternativa, cara al Presidente del Consiglio: il magistrato Raffaele Cantone, presidente dell'Autorità nazionale
anticorruzione. Nominarlo Commissario - è il ragionamento che in queste ore viene fatto a Palazzo Chigi - rassicura rispetto alle incognite di Sabella, uomo che potrebbe diventare ingombrante in campagna elettorale. Ma, soprattutto, nominare Cantone commissario con la prospettiva di farne il candidato sindaco alle elezioni significherebbe consentirgli di misurarsi da subito con la macchina amministrativa, con la città, con la vetrina del Giubileo, avendo le mani libere e garantite dai poteri assoluti che gli riconosce la legge. E questo regalerebbe allo stesso Cantone e al Pd un indubbio vantaggio politico in una campagna elettorale che è cominciata un minuto dopo le dimissioni di Marino e che si annuncia non solo lunghissima, ma velenosissima. Almeno fino a fine febbraio del prossimo anno, infatti, quando la legge gli imporrebbe di dimettersi in caso di candidatura alle elezioni, Cantone non solo resterebbe fuori dalla mischia, ma governerebbe, testando la risposta in termini di consenso da parte della città. Naturalmente, la scelta avrebbe anche delle controindicazioni.

Gettare nella mischia Cantone, sia pure in una prima fase nella veste di Commissario, significherebbe affrontare anche il rischio di "consumarlo" e quindi perderlo, soprattutto se poi si rinunciasse a pochi mesi dal voto alla sua candidatura. Senza contare che, in uno schema di questo genere, in ogni caso la città dovrebbe sperimentare di qui a maggio due Commissari. Cantone fino a fine febbraio e il suo successore da allora fino al voto.

Se la strada dovesse essere invece quella del Commissario scelto nella rosa "neutra" dei prefetti di eccellenza, almeno due nomi ballano in queste ore una spanna sopra gli altri. Riccardo Carpino, già commissario della Provincia di Roma, e Bruno Frattasi, capo dell'Ufficio legislativo del Viminale. Dietro di loro, Carlo Vulpiani e la vecchia conoscenza Mario Morcone, gradito al Vaticano. Per lui, il Campidoglio, sarebbe un ritorno, dopo esserne stato commissario all'indomani delle dimissioni di Walter Veltroni sindaco candidato premier alle politiche del 2008.

© Riproduzione riservata (10 ottobre 2015) Tutti gli articoli di Inbox