Si chiamano “Vampiri d’Italia”. La loro passione? Degustare l’aglio
di Luisa MoselloLa neonata associazione valuta alla cieca le varietà italiane. Tra gli aspetti esaminati c’è anche la temuta persistenza nell’alito
Un'associazione di gusto a prova di bacio. Un bacio assai audace perché estremo e molto spinto lo è, a tavola, avendo a che fare con un ingrediente molto importante come l'aglio. Talvolta divisivo, ora può contare su un consesso di degustatori tutti esclusivamente dedicati a lui. E sì, perché battute (anche di soffritto) a parte, la notizia potrebbe esser di quelle da far gelare il sangue, per l'appunto, e insieme sfidare l'alito: la creazione di "Vampiri d'Italia" la prima associazione nata da pochissimo, lo scorso giugno, per riunire gli assaggiatori di aglio.
Un tesoro da cui tanti vogliono letteralmente prendere le distanze ma che rimane insostituibile. Dal carattere che, vuoi o non vuoi, rimane bene impresso. Nelle papille gustative e sul palato. Il gruppo di audaci degustatori è stato fondato in Lombardia, in Alta Val Seriana, a Songavazzo, provincia di Bergamo. La mission, che deve superare l'impossibile in quanto a sapori, è quella di valutare l'aglio con la stessa attenzione riservata al vino o all'olio. Con l'obiettivo di competere con sommelier, degustatori di olio o di formaggi e salumi.
Così è nata l'idea di sette soci amanti delle cucina e delle sfide, capitanati da Luca Scainelli, di "valutare l’aglio con rigore sensoriale, rispetto per la biodiversità italiana, e una buona dose di ironia verso chi ancora ne ha paura". L'assaggio si basa sull'analisi sensoriale, valutazione alla cieca su campioni di riferimento e schede strutturate su un centinaio di punti. Non manca la misurazione della persistenza del sapore, proprio l'aspetto che ha sempre allontanato la maggioranza dei "no aglio".
Finora l'associazione ha preso in esame quattordici varietà in tutta Italia, da nord a sud. Dal bianco piacentino al rosso di Nubia (originario della Sicilia nel Trapanese), da quello nero di Voghiera all'Aglione toscano della Val di Chiana, assai delicato e senza ripercussioni sull'alito. Quest’ultimo è detto anche l'aglio degli innamorati, che quell'audace bacio di cui sopra possono darselo con tranquillità.
Note e riconosciute le qualità di questo ingrediente divisivo: ha potere antiossidante, neutralizza i radicali liberi e combatte lo stress ossidativo cellula, ha proprietà antibatteriche, migliora il tono dei vasi sanguigni, aiuta a ridurre la pressione sanguigna e i livelli di colesterolo. I suoi detrattori invece lo bocciano per via dell'alito cattivo che provoca e per le difficoltà digestive, mentre alcuni chef non lo amano perché sostengono che se troppo aggressivo può coprire i sapori.
Poi ci sono i "no aglio" famosi. Per esempio Giacomo Casanova, che lo definiva il "veleno della conversazione" per il suo odore che secondo lui rovinava la socialità, oltre naturalmente all'intimità. O William Shakespeare, che nel Sogno di una notte di mezza estate, fa pronunciare la frase "non mangiare né aglio né cipolla, perché dobbiamo esalare tutti un dolce alito". Nota a margine, anche Silvio Berlusconi lo ha sempre bandito da ogni menu nelle sue cene sia pubbliche che private, che dovevano essere sempre rigorosamente senza aglio e senza cipolla.