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Il conte ossessionato dal gioco delle carte che inventò il sandwich per non lasciare il tavolo

Dai gentiluomini inglesi ai club americani, fino a Pellegrino Artusi: storia del cibo nato per essere mangiato mentre si fa altro

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“Possono servire di principio alla colazione o di accompagnamento a una tazza di the”. Così nel 1891 Pellegrino Artusi inseriva la ricetta dei Sandwiches nel capitolo dedicato ai Principi, ossia “que’ piattellini di varie coserelle, e massimamente di roba rifredda e affettata”. Gli studiosi del gastronomo attribuiranno poi anche alla scelta di questa ricetta, dal nome esotico per l’epoca, la testimonianza dell’avversione di Artusi verso gli inutili francesismi rispetto invece alla sua sensibilità per le parole inglesi.

Sì, perché i sandwich nascono in Inghilterra e hanno un nobile capostipite. John Montagu, quarto conte di Sandwich, nato nel 1718 e morto nel 1792, fu un uomo politico, diplomatico e alto ufficiale della Marina britannica, oltre che ostinato frequentatore dei tavoli da gioco. A seconda delle versioni, qualcuno sostiene che, non volendo interrompere una delle sue partite per andare a cena, chiese che gli venisse portata della carne fredda racchiusa tra due fette di pane tostato. Da afferrare con una sola mano, senza posate, senza piatto e soprattutto senza abbandonare il tavolo. Gli altri giocatori, cominciarono a ordinare “lo stesso di Sandwich”. Secondo un’altra interpretazione, meno romanzesca ma forse più plausibile, avrebbe consumato carne tra due fette di pane mentre lavorava assiduamente alla scrivania per concepire strategie militari.

Pastrami Sandwich 

L’episodio del giocatore incallito compare nel racconto del viaggiatore francese Pierre-Jean Grosley, che soggiornò a Londra nel 1765 e lo pubblicò alcuni anni dopo. La parola sandwich, tuttavia, era già stata annotata nel 1762 dallo storico Edward Gibbon, che raccontava di aver visto alcuni dei più importanti gentiluomini inglesi cenare in una taverna con carne fredda o un sandwich. Quel che però è certo è che il conte non inventò davvero l’idea di usare il pane per contenere carne, formaggio o verdure. Da quando esiste il pane, gli esseri umani (specie quelli che vivono nel Mediterraneo) lo usano per raccogliere, avvolgere, trasportare e portare alla bocca altri alimenti. Mancava però una parola per descrivere la categoria e questo è stato il vero contributo del conte di Sandwich.

Bee Wilson, che al sandwich ha dedicato un intero libro “Sandwich: A Global History”, ne individua la forza proprio nella sua semplicità: non l’invenzione del pane farcito, antichissima, ma quella di un cibo già assemblato, portatile, pensato per essere mangiato mentre si fa altro. All’inizio rimane un cibo da gentiluomini. Nella società britannica tra Settecento e Ottocento compare durante le partite, nei club, nei ricevimenti e nei pasti leggeri consumati fuori dagli orari ufficiali. Il sandwich permette di mangiare senza mettere in scena un vero pranzo o di farlo fuori casa. In America trova il suo habitat naturale. Nei bar, negli alberghi, nei club privati si moltiplicano le salse, i sottaceti, le carni e le insalate.

È in questo contesto che appare per la prima volta, nel 1894 al Saratoga Club House (o all’Union Club di Manhattan, dipende dalle versioni), il Club Sandwich. Anche il nome è discusso: per alcuni deriva semplicemente dai club in cui veniva servito, per altri richiamerebbe la struttura a due piani delle carrozze ferroviarie americane. La ricetta classica prevede pane bianco tostato, pollo o tacchino, bacon, lattuga, pomodoro e maionese, spesso disposti su tre fette. Nel Novecento è diventato un grande classico di hotel, country club e room service internazionali, emblematico è quello che si ordina nei Four Season Hotel.

Del resto, ogni tipo di sandwich fa storia a sé. Tra quelli diventati vere icone citiamo il pastrami sandwich di Katz’s Delicatessen, aperto nel Lower East Side dal 1888, e ancora oggi servito come signature dish; e il più popolare e casalingo PB&J, abbreviazione di peanut butter and jelly, burro di arachidi e marmellata, il sandwich domestico americano per eccellenza. C’è però un fatto rilevante nella storia del sandwich che ne ha determinato lo sviluppo così importante, ed è il pane in cassetta industriale preaffettato. Nel luglio del 1928, alla Chillicothe Baking Company del Missouri, entra in funzione la macchina progettata da Otto Frederick Rohwedder per affettare e confezionare il pane. Tutte le fette hanno finalmente lo stesso spessore. E preparare un sandwich a casa diventa facilissimo e immediato, parte della routine quotidiana.

Anche in Italia il sandwich trova presto un cugino: il tramezzino. La sua nascita avviene nel 1926, al Caffè Mulassano di Torino, dove Angela Demichelis Nebiolo e il marito Onorino, tornati dagli Stati Uniti, cominciano a servire piccoli sandwich di pane morbido senza crosta, prima con l’aperitivo e poi come pranzo veloce. Il nome tramezzino, diminutivo di tramezzo, glielo assegna D’Annunzio. Il tramezzino, con il suo pane morbido senza crosta, rende ancora più evidente quanto la forma del pane sia stata decisiva nella storia del sandwich. Non a caso negli Stati Uniti resta ancora oggi l’espressione “the best thing since sliced bread”, la cosa migliore dai tempi del pane a fette.

Club Sandwich dell’Atrium Bar - Four Season Hotel di Firenze

Ingredienti (per 1 porzione):

3 fette pane in cassetta bianco spessore 1 cm

120 g petto di pollo

3 fette bacon affumicato

2 fette pomodoro cuore di bue

3 foglie lattuga romana croccante

1 uovo

40 g maionese

sale Maldon

pepe nero

burro chiarificato q.b.

Preparazione: Condire il petto di pollo con sale e pepe. Cuocere sulla griglia o in padella fino a raggiungere una temperatura al cuore di 68-70°C. Lasciare riposare e tagliare a fette sottili. Disporre il bacon tra due teglie forate. Cuocere a 180°C fino a renderlo croccante. Cuocere l'uovo per 9 minuti. Raffreddare e tagliare a fette. Tostare leggermente le tre fette. Spennellare con pochissimo burro chiarificato.

Il montaggio: Comporre un primo strato con pane tostato, maionese, lattuga, pomodoro, pollo grigliato; un secondo strato con pane tostato, maionese, uovo sodo a fette, bacon croccante, lattuga; e infine coprire con la terza fetta di pane tostato. Inserire quattro stecchi. Tagliare diagonalmente in quattro triangoli. Servire con patatine fritte, una piccola quenelle di maionese e del ketchup artigianale.