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La carica dei vini low alcol: poveri in spirito ma ricchi d’anima

Piacciono in Italia e ancora di più all’estero. Diversi dai dealcolati, nascono tra vigneto e cantina. Tre casi, dal Garda Doc alla Sicilia

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Poveri di spirito, ma ricchi di risorse. I vini a bassa gradazione piacciono in Italia e ancor di più all’estero: senza rinunciare al piacere del bicchiere, danno meno ebbrezza e meno calorie. La tendenza è chiara, ma dati precisi non ce ne sono: le statistiche al momento commettono l’eresia di unire in una sola categoria – low e free alcol – vini a bassa gradazione naturale e dealcolati, due tipologie profondamente diverse.

“Servono definizioni ufficiali che distinguano i vini naturali a bassa gradazione dai dealcolati”, conferma Luca Rigotti, presidente del settore Vini di Confcooperative. “Oggi tecniche agronomiche e scelta dei giusti cloni consentono di avere uve meno zuccherine senza comprometterne la maturazione aromatica. Così si ottengono ottimi vini naturali perfino sotto i 9°”. Tecnicamente, sotto i 9° non sarebbe nemmeno vino: l’Unione Europea per l’Italia, zona viticola C, impone la soglia minima di 9°, anche se deroghe dei Disciplinari di produzione ce ne sono, dal Moscato d’Asti al Lambrusco Reggiano, fino al Sangue di Giuda dell’Oltrepò Pavese.

I vini a bassa gradazione hanno due capitoli: la tradizione e l’innovazione. La tradizione, oltre ai vini citati, ne accoglie altri storicamente ben noti, per esempio il Prosecco Doc e l’Asprinio di Aversa che possono scendere a 10,5° o la Schiava: quella con denominazione Lago di Caldaro ha addirittura una soglia di 10°.L’innovazione è invece la nuova frontiera, che risponde all’evoluzione della domanda intervenendo in vigna e in cantina. Per esempio, si parte da uve tradizionali o da nuovi cloni con un contenuto zuccherino più basso, oppure si anticipa la vendemmia per uve meno zuccherine e più acide o, ancora, con la gestione della vite, anche modificando le potature. In cantina, si può bloccare la fermentazione o aggiungere del mosto. Ma, per capire meglio il fenomeno, vediamo tre casi.

Il consorzio Garda Doc ha il record del primo bianco fermo Doc a bassa gradazione: 9°. “La richiesta di vini più leggeri è in espansione soprattutto nel mondo anglosassone”, spiega il presidente Paolo Fiorini. “Il nostro è un consorzio giovane e quindi ha potuto agire con grande libertà per rispondere alle nuove esigenze. Abbiamo scelto la Garganega, l’uva del Soave: matura tardi e ha il tempo di acquisire i giusti aromi. Per la bassa gradazione abbiamo modificato il Disciplinare, e la Garganega può essere arricchita con Chardonnay o Pinot Grigio per garantire un’adeguata identità gustativa. Abbiamo già una prima produzione di campionatura, quella del 2025, che ora è sul mercato, a confrontarsi con i consumatori”.

Va bene ascoltare il mercato, ma dal Trentino le tre sorelle Romina, Martina e Valentina Togn ci tengono a rivendicare che Gaierhof parte dalla storia aziendale: “Nostro padre Luigi”, narra Martina, “negli anni Settanta ascoltò un enologo e produsse una versione di Moscato Giallo ispirandosi al metodo tedesco della Süßreserve: vino amabile a basso grado alcolico ottenuto bloccando la fermentazione e aggiungendo mosto. Per la bassa gradazione siamo partiti proprio dal Moscato Giallo con l’aggiunta di mosto: risultato, 9,5° di profumi e dolcezza, e per creare la linea Loal gli abbiamo affiancato due vini secchi Vigneti delle Dolomiti Igt a 9°: un bianco da Chardonnay e Pinot Bianco, che sono le basi dello spumante Trento Doc, e un rosato da Schiava e Lagrein”.

Il terzo caso è al Sud, in Sicilia, e propone anche un rosso. “Ci siamo chiesti se fosse possibile creare un vino più leggero e contemporaneo”, racconta Marilina Paternò di Cantina Marilina, a Noto, “senza rinunciare alla sua identità; e dimostrare che la Sicilia può naturalmente dare vini freschi e con una gradazione alcolica contenuta, senza rinnegare la tradizione; ci siamo concentrati su uve autoctone come il Catarratto Mantellato e il Nero d’Avola. Nasce così la linea Flò: Bianco da uve Catarratto Mantellato e Rosso da uve Nero d’Avola. Vini più freschi, agili e facili da bere, entrambi con 9,5° e una loro netta personalità. Per ottenerli abbiamo lavorato anche sulle potature e anticipato la vendemmia”.

La strada è segnata. Altri produttori stanno preparando vini a bassa gradazione. Che rispondono a una domanda in crescita e, in fondo, rappresentano uno stile di vita. In un’epoca in cui sembrano prevalere l’arroganza e i pugni battuti sul tavolo, queste bottiglie ci parlano a “basso volume”: certo, alcolico, ma simbolo di un’esistenza più cordiale, riservata e discreta.