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Distrutto da un incendio uno dei simboli di Parigi, il Marché des Enfants-Rouges

L'intervento dei pompieri (agf)

Era considerato il più antico mercato alimentare coperto ancora in attività. Fondato nel 1615 sotto Luigi XIII, ha accompagnato la storia, anche gastronomica, della città

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Si chiamavano “Bambini Rossi” perché indossavano gli abiti della carità: erano gli orfani accolti in un ospizio del Marais, nella Parigi del Cinquecento. L’ospizio scomparve, il nome rimase e, per quattro secoli, ha accompagnato la vita di un mercato dove si poteva comprare un formaggio francese, mangiare un couscous marocchino o un bento giapponese, seduti a pochi metri di distanza. Nella notte tra domenica 11 e lunedì 12 ottobre, un incendio ha devastato il Marché des Enfants Rouges, il più antico mercato alimentare coperto di Parigi, in rue de Bretagne, nel cuore del Marais. «Incendio domato, ma mercato completamente devastato», ha annunciato il sindaco di Paris Centre, Ariel Weil: era sopravvissuto alle rivoluzioni, ai cambiamenti urbanistici della capitale e persino a un progetto che voleva trasformarlo in un parcheggio. A fermarlo, questa volta, sono state le fiamme.

Fondato nel 1615 sotto Luigi XIII, si chiamava inizialmente Petit Marché du Marais. Aveva una struttura in legno, un pozzo e persino una stalla: una Parigi nella quale il commercio del cibo conservava ancora un rapporto diretto con la campagna. Soltanto alla fine del Settecento prese il nome dell’ospizio vicino, fondato nel 1536 per accogliere i bambini abbandonati. L’istituzione aveva chiuso nel 1772, ma quegli abiti rossi continuarono a vivere nella memoria della città.

Nel 1898 Eugène Atget fotografò l’interno del mercato: un venditore di verdure, giornali, ceste. Una scena ordinaria di quella Parigi popolare che il fotografo avrebbe consegnato alla storia. Qualche anno dopo, Frédéric Houbron ne dipinse le corsie, le botteghe, gli ingressi illuminati e la struttura sotto la pioggia. Queste immagini, oggi conservate al Musée Carnavalet, sono testimonianze di un luogo che aveva già attraversato quasi tre secoli di trasformazioni alimentari.

Per molto tempo fu un mercato di quartiere, con macellai, pescivendoli, fruttivendoli e commercianti di formaggi e nel 1912, quando il Comune di Parigi ne divenne proprietario, il mercato ospitava anche la distribuzione del latte fresco, tanto da essere conosciuto come la vacherie, la latteria. Poi, accanto ai banchi tradizionali, arrivarono piccole cucine, banconi, tavoli condivisi e ricette da altri continenti. Ora si poteva anche attraversare il mondo senza uscire dal mercato.

Chez Alain Miam Miam era diventato celebre per i suoi panini monumentali: pane artigianale, Comté o Cantal, verdure, cipolle confit, funghi, avocado, prosciutto o pastrami. Tutto preparato davanti ai clienti, con file che erano ormai parte dello spettacolo. Alain serviva anche galettes bretoni e coni di socca, la specialità nizzarda a base di farina di ceci, farciti con calamari. Poco lontano, Chez Taeko proponeva bento e cucina casalinga giapponese; da Tom si mangiavano couscous e spiedini di pollo, mentre Le Corossol, il banco di Julienne, originaria del Camerun, portava nel Marais i sapori africani e antillani. C’erano poi i mezzé libanesi, le specialità italiane, i piatti francesi. Una geografia gastronomica concentrata in pochi metri.

Nel 2017 il Guardian lo inseriva tra le tappe gastronomiche dei mercati coperti parigini. Quest’anno la rivista americana Food & Wine lo aveva collocato al quinto posto nella selezione dei migliori mercati gastronomici del mondo: un successo internazionale che aveva reso gli Enfants Rouges una destinazione per viaggiatori e appassionati di cucina, senza cancellarne completamente la funzione quotidiana.

La sua storia è anche quella di tanti mercati europei, da Barcellona a Lisbona, da Londra a Parigi, ma anche a Roma, Venezia e Napoli. Luoghi nati per rifornire le città, diventati progressivamente destinazioni gastronomiche e turistiche. Una fortuna non sempre innocente: prezzi più alti, pressione dei visitatori, commercianti storici sostituiti da attività più redditizie. Gli Enfants Rouges vivevano dentro questa contraddizione, tra botteghe di prossimità e indirizzi celebrati dalle guide, conservando tuttavia qualcosa che molti moderni food hall cercano invano di ricreare: il fascino della storia. Nel 1615 si veniva qui per comprare il necessario per la tavola; quattro secoli dopo, anche per assaggiare il mondo. In mezzo, la storia di Parigi, raccontata attraverso ciò che i suoi abitanti hanno scelto, cucinato e imparato a mangiare. Una storia che nessun restauro, da solo, potrà restituire.