Il vignaiolo visionario che nel 1994 ha rivoluzionato il vino di Gavi
di Paolo MassobrioViaggio a Villa Sparina dove i fratelli Stefano, Massimo e Tiziana Moccagatta proseguono l’opera del padre, e puntano sull’invecchiamento dei vini bianchi
Tornare a Villa Sparina, in località Monterotondo fra le colline del Gavi, è qualcosa di paradisiaco e conciliante. Ci sono stato un lunedì tardo pomeriggio, scoprendo che il ristorante aveva il sold out, come ogni sera. Ma il mio scopo era quello di capire cosa aveva spinto i tre fratelli, Stefano, Massimo e Tiziana Moccagatta, a spingersi sull’invecchiamento di un vino bianco. Complice l’enologo Beppe Caviola, che è considerato un principe, dalla cui P della nobiltà ricavo anche il termine Precisione. Che è la cifra di questi Gavi e anche del lavoro di squadra che li caratterizza.
I tre fratelli prendono le redini dell’azienda del padre Mario, oggi ottantenne, che già ai tempi era considerato un visionario dacché nel 1994 fu artefice di una vera e propria rivoluzione per giungere ai vertici del vino Gavi, sia nella versione classica sia in quella spumantizzata. Ma all’inizio non fu certamente facile, benché la visione unitaria dei fratelli, i viaggi esperienziali per il mondo, le relazioni intrecciate ebbero un ruolo fondamentale per vincere la diffidenza e poter sviluppare un progetto articolato e innovativo. Tra questi, anche il percorso che ha portato alla bottiglia iconica dalla silhouette unica che oggi conosciamo, sviluppato insieme al designer Giacomo Bersanetti, che trovò ispirazione in un antico vaso rinvenuto durante gli scavi di ristrutturazione dell’azienda.
Al pari delle etichette: essenziali, identitarie e senza fronzoli. Poi, ci sono stati anche episodi che uno potrebbe giudicare “fortunati”, ma a ben vedere frutto, anche qui, di capacità di comunicare, come quelli legati all’ex amministratore della Fiat, Sergio Marchionne, che scelse Villa Sparina quale location per ben tre mesi per creare eventi sulle automobili, contribuendo a farla conoscere nel mondo.
Già, perché contemporaneamente alla ricerca della qualità in bottiglia, la famiglia Moccagatta ha inseguito anche la perfezione nell’accoglienza, raggiungendo il traguardo che si era prefissata dacché oggi questo è uno dei relais più belli d’Italia, con le camere immerse in un’atmosfera di quiete all’interno di un complesso colonico del Settecento ribattezzato L’Ostelliere, con il ristorante La Gallina, affacciato sulle vigne e con una cucina di grande classe eseguita dallo chef “coronato” Graziano Caccioppoli. Poi le tante attività che spaziano dalla visita alle storiche cantine del XVIII secolo, fino all’aperitivo nell’orto e alle escursioni nei dintorni a piedi o in e-bike.
La carta di identità dell’azienda, segna 80 ettari vitati per la maggior parte collocati nella frazione di Monterotondo di Gavi attorno all’azienda, con uve cortese; una parte sta tra le colline di Acqui Terme, nell’Alto Monferrato, a Rivalta Bormida per le uve barbera (9 ettari). Il tutto per 600 mila bottiglie che viaggiano molto all’estero e negli States in particolare.
Iniziamo dunque la degustazione con il loro Gavi 2025, che è il vino più venduto e applaudito dal pubblico, a livello internazionale. Ha colore paglierino classico; al naso note intense di ananas che offrono quello spunto coerente che c’è già nel nome: cortese. Quindi in bocca un’acidità pregnante e lunghissima con una chiusura sapida dentro a un sorso ben croccante. Il Gavi Monterotondo 2022 ha invece un naso più complesso e qui prende spazio totalmente la frutta esotica, con note floreali e speziate. È profondo con cenni di idrocarburi. Ma già intuisci la consistenza della polpa in un sorso che si fa filigranoso, fresco, con una spada acida piena.
Detto questo, eccoci al percorso, a mio avviso di follia e giustizia. Follia perché ci vuole coraggio a capitalizzare per 10 anni una vendemmia buona; giustizia perché il successo del Gavi nel mondo si deve proprio a questa scoperta, ossia alla capacità di quel Bianco di migliorare col tempo. L’etichetta di Gavi 10 anni del 2014 ha colore oro. E il naso mostra ancora la frutta esotica e gli idrocarburi e poi uno sbuffo di zafferano. Descrittori avvertiti anche nei vini precedenti, più giovani, quasi a dimostrare un lentissimo affinamento, come accade coi Barolo per capirci. È grandissimo in bocca, minerale, con una freschezza ghiotta che chiude con la sensazione di aver mangiato una mentina. A me ha colpito l’accento minerale, ma anche la centralità dell’acidità, per chiudere con una grande eleganza.
Il Gavi 10 anni del 2013 ha un colore paglierino consistente. Fragranza al naso, con frutta e idrocarburi di sottofondo. In bocca l’acidità è pregnante, per un sorso che ha ancora da camminare nella sua evoluzione per giungere all’equilibrio. Il Gavi 10 anni del millesimo 2012 è una sorpresa di complessità: senti i fiori di arancio, qualche foglia bagnata, spezie, salvia, timo e poi la polpa della pera. Ha una struttura che offre pienezza in bocca e tanta freschezza, con il quid del finocchietto selvatico che ti rimane. Il Gavi 10 anni del 2011 è un piccolo miracolo. Il colore oro tende all’ambrato, al naso gesso, frutta secca, albicocca, mandorla. Vien da dire che è una bomba: pieno, sapido, potente, con una complessità che davvero rimescola la concezione di un degustatore che avrebbe cercato il fascino della complessità in altri vini, ovviamente rossi.
Un cenno lo merita anche il Metodo classico 143 interamente da uve Cortese. È decisamente ricco, pulito al naso, con violetta e mela verde, pompelmo e foglie bagnate. Una sorpresa è il suo velluto in bocca che trasporta un sorso di bella cremosità. Infine una gloria rossista che, secondo la teoria della semplificazione, è rimasta una Barbera, che ha soppiantato un mitico Dolcetto, non più in produzione. E qui abbiamo la Barbera del Monferrato superiore 2018 “Rivalta”, che appare francamente clamorosa, col suo colore impenetrabile di inchiostro, ma poi le note di grafite che non ti aspetti e di legno verde di salice piangente. All’assaggio ti inchini: c’è l’eleganza della Barbera (rigorosamente al femminile) che poi sfiora la freschezza insita nel suo Dna. Perfezione dicevamo; perfezione è.
Villa Sparina
Graz. Monterotondo, 56 – Gavi (Al)
Tel. 0143633835