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Camilla Lunelli e il brindisi italiano per eccellenza

Camilla Lunelli 

La responsabile della comunicazione delle Cantine Ferrari Trento ha presentato il suo libro “Un’arte di famiglia”

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"Ero certa di non voler entrare nell’azienda di famiglia". Non è esattamente la dichiarazione che ci si aspetterebbe da Camilla Lunelli, responsabile della comunicazione delle Cantine Ferrari Trento. È proprio da questa scelta controcorrente che prende le mosse il suo libro "Un’arte di famiglia. Storia di un sogno diventato il brindisi italiano per eccellenza", presentato da Eataly a Roma in dialogo con la conduttrice Francesca Romana Barberini. Un racconto intimo, attraversato da ricordi, incontri e decisioni coraggiose, nel quale la vicenda personale si intreccia con quella di una famiglia che ha contribuito a scrivere la storia delle bollicine italiane.

“A cinquant’anni non è tempo di tirare le somme - chiarisce subito Lunelli -. L’idea del libro è arrivata dall’editore: ho capito che poteva essere un’occasione per fermarmi e rendere leggibile una storia che appartiene a tutta la famiglia". Non un testamento, dunque, ma una memoria da consegnare anche a figli e nipoti. Dopo la Bocconi e un’esperienza nella consulenza, Camilla aveva infatti scelto tutt’altra strada, partecipando a missioni umanitarie Onu prima in Niger e poi in Uganda.

"Volevo restituire almeno una parte della fortuna ricevuta: essere cresciuta in una famiglia che mi aveva dato amore e sicurezza". Che cosa resta oggi di quella ragazza che attraversava l’Africa? "Mi sento esattamente la stessa", risponde Lunelli. Il passaggio dai progetti umanitari agli hotel e ai ristoranti dell’alta gastronomia è meno contraddittorio di quanto sembri: "Fare impresa significa anche creare lavoro dignitoso, dare alle persone la possibilità di costruirsi un futuro".

A richiamarla in Trentino furono le montagne, il profumo del vino respirato fin dall’infanzia e soprattutto lo zio Gino Lunelli, che dall’Italia le chiedeva ogni domenica: "Ma quando torni?". Nel 2004 il ritorno arrivò, seguito da un passaggio di responsabilità rapidissimo: già nel 2005 la generazione dei padri affidava la gestione ai giovani. "Spero che anche noi sapremo passare il testimone per tempo", commenta. Il libro riporta alla luce anche l’incontro fra Giulio Ferrari e il nonno Bruno Lunelli, enotecario a Trento. Nel 1952, quando la cantina produceva appena 8800 bottiglie, Giulio scelse di vendergli l’azienda, preferendolo ad acquirenti più facoltosi perché desiderava che il vino restasse trentino. Bruno si indebitò, ma raccolse una sfida destinata a cambiare la storia familiare.

"Oggi - spiega Camilla - la più difficile è crescere nei numeri senza scendere a compromessi sulla qualità. "Un coraggio che ha trovato una vetrina mondiale nella Formula 1. L’accordo nacque nel 2020, tra le incognite della pandemia; il primo podio con Ferrari fu quello di Imola nel 2021, davanti a tribune vuote. "Un’esperienza surreale" ricorda. Poi il successo del circuito negli Stati Uniti, mercato strategico per la cantina, ha amplificato una scommessa inizialmente tutt’altro che scontata. Ma Barberini porta la conversazione anche sulla maternità. "È la cosa di cui sono più orgogliosa" riconoscendo il ruolo decisivo del marito Stefano e dei nonni. Da qui una riflessione sulle donne che rinunciano alla carriera, sui divari salariali e sulla difficoltà, talvolta, di chiedere ciò che meritano: "Dobbiamo aiutare le ragazze ad avere più fiducia nelle proprie capacità".

Ad accompagnare la conversazione, due calici: Ferrari Perlé, elegante Chardonnay di montagna, e Ferrari Riserva Lunelli, dal carattere più complesso. Ma l’ultimo brindisi è soprattutto alle persone. Camilla legge una lettera dello zio Gino: "L’uomo è il cuore, il motore dell’azienda, non il prodotto". E ancora: "L’azienda è un bene che trascende la proprietà". Forse è proprio questa l’eredità più preziosa, sapere che una storia di famiglia vale davvero quando continua a guardare oltre sé stessa.