“Tre anni di prova e Chest’è”, arriva l’amaro di Peppe Guida
di Luisa MoselloLo chef dell’Antica Osteria Nonna Rosa ha racchiuso
la sua Penisola Sorrentina in un’etichetta che parla
la lingua spigolosa ma affascinante degli agrumi
Ci son voluti tre anni di prove e tre assistenti speciali come Timothy, Ciro e Vito, dodici zampe in tutto, per dar vita a un amaro unico come il suo creatore. Ovvero Peppe Guida, che più che le stelle dice di avere “le mani nella terra e lo sguardo verso il cielo”. Il prodotto, imbottigliato poco prima di Ferragosto, si chiama “Chest’è”. Significa: ci siamo, è questo, ho trovato quello che cercavo! Il Gusto è andato ad assaggiarlo nella Penisola sorrentina, a “Villa Rosa Casa di campagna”, che abbraccia con lo sguardo il Vesuvio e il golfo di Napoli. È qui che lo chef campano si trasferisce durante i mesi estivi, quando chiude la sua Antica Osteria Nonna Rosa, una stella Michelin a Vico Equense.
Dietro alla bottiglia a vetro spesso che sembra uscita da un laboratorio alchemico scopriamo una storia che mescola ingredienti di cuore. Nulla di sdolcinato, sia chiaro. Qui protagonista non è il dolce ma il gusto amaro. Termine che, guarda caso, richiama la parola amore. Che si assapora, si tocca, si annusa ed è nato grazie agli (amatissimi) assistenti di cui sopra: i tre cani di Peppe Guida, che ce li presenta così “Questo nero, un incrocio con un setter gordon è Timothy che chiamo il mio Timo, ha 12 anni, è il mio angelo custode. Il più piccolino, incrocio con uno spinoncino, è Ciruzzo, 9 anni. Il terzo è Vito, Vituzzo l’ultimo arrivato un anno fa, incrocio fra maremmano e pastore tedesco”.
“Ci stavano sempre quando venivo qui a Villa Rosa durante l’inverno per tre anni, a fare i miei esperimenti ogni primo lunedì del mese. Fondamentali nel trasmettermi la calma, la concentrazione e l’energia necessarie per creare qualcosa di nuovo che raccontasse il mio territorio”. Sembra di vederlo il cuoco della cucina popolare moderna mentre è all’opera come un alchimista. “Chest’è è nato da un mio bisogno -spiega-. Non ho mai trovato un amaro come piaceva a me: tutti erano sempre troppo dolci. Così ho iniziato a fare dei test. Ogni mese realizzavo 3,4 litri di infusi. E li facevo provare ai clienti all’Antica osteria. Poi ho affinato la ricetta per arrivare a quell’equilibrio di gusto che volevo”.
Guida ama moltissimo gli agrumi, li mette spesso nei suoi piatti e la prima botanica scelta per il suo amaro è il bergamotto, tesoro della terra calabrese: “Ne ho tre piante anche qui nel mio orto. Ho aggiunto limone e arancia, non in parti uguali. Poi botaniche di corteccia e radici, la china, la genziana, il rabarbaro. E anche il pepe nero di Timut”. Intanto a Villa Rosa i clienti iniziano a chiedere questo amaro da bere liscio ghiacciato a meno 22 gradi, oppure in cocktail con acqua tonica, limone e basilico. Perfetto a fine cena per accompagnare due bontà assolute come la zeppola e la sfogliatella Santarosa realizzate da Francesco, il figlio lievitista dello chef, affiancato dalla sorella Rossella punto fermo in cucina e in sala. E, sarà l’immaginazione, ma ci sembra che i tre assistenti a quattro zampe si mettano a scodinzolare a più non posso fra i tavoli appena vedono la bottiglia che hanno contribuito a creare. Con l’etichetta che recita “essenza mediterranea, botanical bitter creato con passione nel cuore del Mediterraneo”. Il cuore, appunto.