Unhcr, nel mondo 120 milioni di profughi: tre su quattro sono in fuga dal clima
di Alessandra ZinitiScappano da guerre ed emergenze climatiche, sempre di più, 10 milioni solo nell’ultimo anno. E continueranno a farlo nonostante i Paesi più ricchi, che potrebbero offrire percorsi di inclusione e integrazione, non siano certo in prima fila per ospitarli.
Le persone in fuga nel mondo sono ormai arrivate a 120 milioni, certifica il nuovo rapporto Global trends che Unhcr presenta alla vigilia della giornata mondiale del rifugiato, una popolazione quasi pari a quella dell’intero Giappone. Solo nei primi mesi del 2024, con il prevedibile acceleratore dei tanti conflitti in corso, dall’Ucraina ad Israele ma soprattutto al Sudan, sei milioni di persone sono state costretta a lasciare le loro case. E tre su quattro, altro dato geopoliticamente molto rilevante, provengono da Paesi dove l’emergenza climatica è ormai il quotidiano.
Ad ospitare di più sono i Paesi poveri
“Servono percorsi di inclusione”, esorta l’alto commissario per i rifugiati Filippo Grandi soprattutto rivolto ai Paesi ricch…
Scappano da guerre ed emergenze climatiche, sempre di più, 10 milioni solo nell’ultimo anno. E continueranno a farlo nonostante i Paesi più ricchi, che potrebbero offrire percorsi di inclusione e integrazione, non siano certo in prima fila per ospitarli.
Le persone in fuga nel mondo sono ormai arrivate a 120 milioni, certifica il nuovo rapporto Global trends che Unhcr presenta alla vigilia della giornata mondiale del rifugiato, una popolazione quasi pari a quella dell’intero Giappone. Solo nei primi mesi del 2024, con il prevedibile acceleratore dei tanti conflitti in corso, dall’Ucraina ad Israele ma soprattutto al Sudan, sei milioni di persone sono state costretta a lasciare le loro case. E tre su quattro, altro dato geopoliticamente molto rilevante, provengono da Paesi dove l’emergenza climatica è ormai il quotidiano.
Ad ospitare di più sono i Paesi poveri
“Servono percorsi di inclusione”, esorta l’alto commissario per i rifugiati Filippo Grandi soprattutto rivolto ai Paesi ricchi che ospitano appena il 21 % di chi fugge. Tutti gli altri si fermano nei Paesi più vicini a casa e così in cima alla classifica di chi ospita di più troviamo Iran, Turchia, Colombia, Pakistan e solo dopo la Germania, primo Paese in Europa ad aprire la porta ad un numero importante di rifugiati, quelli che riescono ad arrivare o attraverso la rotta balcanica o via mare dall’Italia che abbandonano in tutta fretta.
In Italia solo 300.000 tra rifugiati e richiedenti asilo
Perché – i dati lo certificano ormai da molti anni – l’Italia non è certo tra i Paesi che accolgono più rifugiati, appena 138.00 i titolari di un permesso di protezione internazionale a cui si aggiungono 147.000 richiedenti asilo, mentre si stimano circa 3.000 persone apolidi e 161.000 cittadini ucraini titolari di protezione temporanea presenti in Italia.Insomma l’invasione che non c’è a fronte di un numero di arrivi più che gestibile a cui semmai fa riscontro un altissimo numero di morti in mare per cui Unhcr continua a chiedere all’Europa un impegno concreto che garantisca il soccorso in mare.
L’omaggio del maestro Muti a Lampedusa
A tutte le vittime del Mediterraneo sarà dedicato un appuntamento artistico che si preannuncia di grande emozione, il concerto che il maestro Riccardo Muti terrà a Lampedusa il 9 luglio dirigendo lo Stabat mater che Giovanni Sollima ha composto su versi di Filippo Arriva in antico siciliano. Un ponte di fratellanza attraverso l’arte e la cultura lanciato insieme da Unhcr e il Ravenna Festival.
L’appello di Filippo Grandi ai Paesi in guerra
"Dietro a questi numeri, in netto aumento, si nascondono innumerevoli tragedie umane. Questa sofferenza deve spingere la comunità internazionale ad agire con urgenza per affrontare le cause profonde degli sfollamenti forzati", dice Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati. "È giunto il momento che le parti in conflitto rispettino il diritto bellico e il diritto internazionale. Il fatto è che senza una cooperazione migliore e sforzi concertati per affrontare conflitti, violazioni dei diritti umani e crisi climatica, il numero di persone costrette alla fuga continuerà a crescere, portando nuova miseria e costose risposte umanitarie".
I teatri di crisi, dal Sudan alla Palestina
Il Sudan è una delle aree che più preoccupa, sia per la sorte della popolazione che per le refluenze che un esodo così massiccio, 7 milioni di persone nell’ultimo anno, potrebbe avere sui flussi migratori versi i Paesi viciniori o peggio nell’alimentare il traffico di uomini. Alla fine del 2023, un totale di 10,8 milioni di sudanesi era sradicato dalle proprie abitazioni. In Congo e in Myanmar, milioni di persone sono state costrette alla fuga l'anno scorso a causa di feroci combattimenti e l’Unrwa stima che alla fine dello scorso anno, nella Striscia di Gaza, 1,7 milioni di persone (il 75% della popolazione) erano sfollate. La Siria rimane la più grande crisi di rifugiati al mondo, con 13,8 milioni di persone costrette alla fuga.
Il numero più alto di rifugiati da Siria e Afghanistan
Il 73% dei rifugiati sotto il mandato dell'Unhcr proviene da soli cinque Paesi (Afghanistan, Siria, Venezuela, Ucraina e Sudan). La popolazione di rifugiati più numerosa a livello globale è quella afghana, uno su sei.“La comunità internazionale deve fare di più per intervenire sulle cause che costringono le persone alla fuga, con azioni di pace, interventi di sviluppo e stabilizzazione delle popolazioni nei paesi di origine ed incremento delle misure di protezione lungo le rotte percorse dalle persone in fuga. E le soluzioni per i rifugiati nei paesi di accoglienza sono complesse ma ci sono, dice Unhcr.
Insufficienti i percorsi di integrazione
In Italia – ad esempio - il programma Welcome. Working for refugee integration in soli sette anni ha coinvolto oltre 700 aziende che hanno realizzato oltre 30 mila percorsi di inserimento lavorativo. Dal 2015 ad oggi in Italia sono state reinsediate 2.805 persone rifugiate e dal 2017 sono state trasferite dalla Libia attraverso evacuazioni e corridoi umanitari 1.510 persone vulnerabili ed altre 1.300 persone circa seguiranno nei prossimi 3 anni. Sono numeri ancora ridotti ma rappresentano anche un segnale di solidarietà verso i paesi a basso e medio reddito che ospitano il 75% dei rifugiati nel mondo e soprattutto delle buone pratiche da replicare – come nel caso delle evacuazioni di emergenza dalla Libia che vengono effettuate solo verso l’Italia.