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FdI e le relazioni pericolose tra big di partito e baby camerati

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Della gioventù a braccio teso di Fratelli d’Italia, agli occhi di chi fino ad ora ha provato a non farsi portare a spasso dalla maschera vagamente rassicurante dei “boy scout” folgorati dalla politica e dal patriottismo, non colpisce soltanto l’evidentemente naturale e già nota inclinazione al (neonazi) fascismo, al suo pantheon ideologico e iconografico, alle suggestioni della destra violenta ed eversiva che dagli anni ’70 al Diabolik fascio- narcotrafficante fa tanto album di famiglia e, dunque, spirito di appartenenza comunitaria.

I Kulturkampf estivi

Questa carta di identità o “autobiografia” nascosta — ma nemmeno troppo — nel doppiofondo della militanza che dissimula, non rinnega e non restaura, e che Repubblica ha raccontato quasi un anno fa in un’inchiesta a puntate tra nerissimi nostalgismi, Kulturkampf estivi, saluti gladiatori, legami con il suprematismo bianco, convegni revisionisti, letture apologetiche, addestramenti stile Sparta, tributi a gerarchi fascisti e ufficiali…

Della gioventù a braccio teso di Fratelli d’Italia, agli occhi di chi fino ad ora ha provato a non farsi portare a spasso dalla maschera vagamente rassicurante dei “boy scout” folgorati dalla politica e dal patriottismo, non colpisce soltanto l’evidentemente naturale e già nota inclinazione al (neonazi) fascismo, al suo pantheon ideologico e iconografico, alle suggestioni della destra violenta ed eversiva che dagli anni ’70 al Diabolik fascio- narcotrafficante fa tanto album di famiglia e, dunque, spirito di appartenenza comunitaria.

I Kulturkampf estivi

Questa carta di identità o “autobiografia” nascosta — ma nemmeno troppo — nel doppiofondo della militanza che dissimula, non rinnega e non restaura, e che Repubblica ha raccontato quasi un anno fa in un’inchiesta a puntate tra nerissimi nostalgismi, Kulturkampf estivi, saluti gladiatori, legami con il suprematismo bianco, convegni revisionisti, letture apologetiche, addestramenti stile Sparta, tributi a gerarchi fascisti e ufficiali nazisti; questa patente era ed è inquietante come lo sono i segreti che diventano di Pulcinella.

La linea di continuità

Il punto centrale della storia, ancor più serio, è un altro. Sono i rapporti osmotici che tracciano la linea di continuità tra la classe dirigente attuale e la classe dirigente futura del partito di Giorgia Meloni: il partito locomotiva del governo del Paese, o nazione, se si vuole usare il linguaggio della premier che di quel partito è leader. Sul fatto che questi baby camerati, più neri che azzurri, non siano affatto pecorelle smarrite ma, anzi, branchi condotti al pascolo politico sotto la guida delle prime e seconde file di FdI, si ha dunque una nuova, ennesima, utile conferma.

I raduni e le serate liturgiche

Ospiti dei raduni e delle serate liturgiche e “conviviali” dei militanti di Gioventù nazionale e di Azione studentesca — la sua costola ancora più young — sono i big del partitone che si è preso l’Italia: la plenipotenziaria Arianna Meloni, Federico Mollicone (altro prodotto di Colle Oppio, appena sospeso sette giorni dal Parlamento per l’aggressione squadrista a Leonardo Donno), Paola Frassinetti sottosegretaria all’Istruzione e dunque prossima al mondo giovanile e studentesco (una che aggredì verbalmente degli antifascisti dell’Anpi mentre era in visita al Campo X del cimitero Maggiore di Milano dove sono sepolti quasi un migliaio di repubblichini e ex SS); l’europarlamentare ed ex sindaco di Terracina Nicola Procaccini già legato sentimentalmente a Giorgia Meloni, il deputato Paolo Trancassini; Giovanni Donzelli e Carlo Fidanza, entrambi fedelissimi della presidente del Consiglio.

L’ex terrorista di Terza Posizione

Appare persino superfluo ricordare i tempi in cui sul palco di Atreju, la kermesse ufficiale dei giovani della destra post missina, saliva con la sua band 27bis per cantare il brano “Claretta e Ben” l’ex terrorista di Terza posizione Marcello De Angelis (anche lui in passato a fianco di Meloni) accompagnato da un’infilata di saluti romani. «Io sono fascista», disse De Angelis invitato da Meloni all’epoca a capo di Azione giovani. La matrice. Quella è. La fiamma di Salò che non si spegne e che arde sulla tomba di Mussolini (come nel simbolo di FdI). Di saluti gladiatori, inni al duce, boia chi molla e Sieg Heil, di grumi di apologia del terrorismo neofascista e insulti a neri e omosessuali sono pieni i ritrovi della Gioventù nazionale. C’erano una volta i campi Hobbit. Oggi si chiamano Fenix e Agoghé. A ben vedere la notizia non è che, nel 2024, ci siano ancora. La notizia è che, nonostante quello che vi si svolge, o forse proprio per quello, in una sorta di “rifondazione missina” o di formazione del giovane camerata, a quei consessi vadano ad officiare donne e uomini che rivestono ruoli apicali nelle istituzioni democratiche e ricoprono incarichi di governo.

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