Rita Bernardini in sciopero della fame e della sete: “Governo inadempiente sulle carceri”
di Liana MilellaRita Bernardini, da presidente di Nessuno tocchi Caino, ha davvero deciso di cominciare da lunedì un nuovo sciopero della fame?
“Sì, certo, non solo della fame ma anche della sete. Cioè non assumerò alcunché fino alla fine dello sciopero”.
Anche della sete? Con questa temperatura? Sta scherzando?
“No, affatto. L’unica cosa che prenderò saranno i farmaci che già uso tutti i giorni per la mia salute e che non posso smettere perché alcuni riguardano problemi cardiaci”.
E con questi problemi lei non mangia e non beve? Così rischia davvero.
“So bene che la totale assenza di liquidi porta il sangue a coagularsi nel giro di poco… Può sembrare un sacrificio, ma è un gesto di “nonviolenza”, perché voglio dialogare con le istituzioni e in particolare con la maggioranza di governo. Cerco di ottenere risposte su domande cruciali che riguardano la democrazia e lo stato di diritto”.
Ma lei ha 71 anni….
“Certo, lo so bene. In passato, per almeno tre o quattro volte, mi sono cimentata nello sciopero …
Rita Bernardini, da presidente di Nessuno tocchi Caino, ha davvero deciso di cominciare da lunedì un nuovo sciopero della fame?
“Sì, certo, non solo della fame ma anche della sete. Cioè non assumerò alcunché fino alla fine dello sciopero”.
Anche della sete? Con questa temperatura? Sta scherzando?
“No, affatto. L’unica cosa che prenderò saranno i farmaci che già uso tutti i giorni per la mia salute e che non posso smettere perché alcuni riguardano problemi cardiaci”.
E con questi problemi lei non mangia e non beve? Così rischia davvero.
“So bene che la totale assenza di liquidi porta il sangue a coagularsi nel giro di poco… Può sembrare un sacrificio, ma è un gesto di “nonviolenza”, perché voglio dialogare con le istituzioni e in particolare con la maggioranza di governo. Cerco di ottenere risposte su domande cruciali che riguardano la democrazia e lo stato di diritto”.
Ma lei ha 71 anni….
“Certo, lo so bene. In passato, per almeno tre o quattro volte, mi sono cimentata nello sciopero totale della fame e della sete. Sono andata avanti per tre giorni al massimo e ho sempre detto “mai più”, ma evidentemente questo “mai più” non si può mai dirlo”.
Vuole deliberatamente rischiare la vita? Guardi che questi qui la lasciano morire come fanno con i detenuti…
“Come diceva Marco Pannella ‘io rischio la vita, ma per quanto possibile non la morte’. Che aggiungeva ‘chi usa lo strumento della nonviolenza non lo fa per ricattare le istituzioni, ma per ottenere la verità sul problema posto’. Se il governo riconoscesse che c’è una violazione dei diritti umani fondamentali e si assumesse la responsabilità di un comportamento che continua a reiterare, per me sarebbe già una risposta sufficiente almeno per interrompere lo sciopero della sete. Temo che, ricorrendo a giri di parole, non vogliano ammettere la situazione reale che si vive nelle carceri”.
Giuliano Amato, il 12 giugno a San Vittore, mentre presentava il libro suo e di Donatella Stasio, “Storie di diritti e di democrazia”, ha definito “preoccupante che istituti come indulto e amnistia siano stati di fatto cancellati…” e ha lanciato l’idea del “numero chiuso” nelle carceri.
“Ovviamente il provvedimento più serio per rientrare nella legalità è un’amnistia unita all’indulto, come chiese Napolitano nel suo messaggio alle Camere nel 2013, dopo la condanna Cedu. Quanto al numero chiuso, che esiste in Germania, sono d’accordo a patto che prima siano svuotate le patrie galere, perché altrimenti assisteremmo solo a deportazioni in Sardegna o in altre prigioni lontane dove c’è ancora qualche posto disponibile”.
Intanto la maggioranza ha già chiuso la porta alla “liberazione anticipata speciale”.
“Intanto non farei questo sciopero se fossi convinta che le possibilità sono uguali a zero perché voglio riconoscere sempre la buona fede di chi ha il compito di rappresentare le istituzioni”.
Il testo va in aula lunedì senza il relatore e verrà rimandato in commissione. È già morto.
“Vediamo prima che succederà. La totale sfiducia è sbagliata. Ci saranno degli interventi. Né io né Roberto Giachetti vogliamo mettere la bandierina su questa proposta. Se il governo dovesse decidere di fare di sua iniziativa un decreto che entri subito in vigore e che affronti effettivamente il sovraffollamento, allora ne prenderei atto e considererei l’obiettivo raggiunto. Ma a patto che non si dicano sciocchezze con misure che richiedono tempi assai lunghi per essere messe in atto”.
Guardi che il no ai 75 giorni di bonus invece dei 45 attuali è netto. Giachetti di Iv, che ha presentato la proposta, sciopera con lei anche stavolta?
“No, sciopero da sola, avendo messo al corrente Roberto della mia decisione”.
Ma ha visto cosa porta a palazzo Chigi Nordio? Annuncia più agenti, qualche telefonata in più, padiglioni migliorati, e poi una liberazione, dice lui, “semplificata”.
“Del suo testo finora sono circolate solo chiacchiere. Ma se la proposta è quella di mantenere i 45 giorni di sconto ogni sei mesi vuol dire che non intende affrontare il problema del sovraffollamento. Proprio per questo ho deciso di fare lo sciopero della fame e della sete”.
E di rischiare la vita…
“Lo Stato è in flagranza di reato perché migliaia di detenuti ricevono dal magistrato di sorveglianza il riconoscimento che stanno vivendo in una situazione disumana e degradante che viola l’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Tant’è che ricevono il risarcimento dovuto, cioè un giorno di sconto di pena ogni dieci giorni vissuti in quelle condizioni”.
Sta dicendo che un giudice certifica la violazione?
“Sì, certo. Proprio così. La certifica, ma al contempo non viene fatto nulla per rimuovere le cause che determinano la situazione stessa. Siamo di fronte all’attestazione che lo Stato ha violato le norme, ma non fa nulla per ripristinare la legalità”.
Perché i giudici non accusano proprio il governo?
“Le dico solo che di fronte a un’amministrazione penitenziaria inadempiente potrebbero costringerla a intervenire pena il rischio di un commissario ad acta. Ma per farlo ci vuole coraggio…”.
E lei pensa che il suo rischioso sciopero li convinca?
“Io sto ai numeri che fornisce ufficialmente lo stesso ministero. Al 31 maggio in carcere ci sono 61.547 persone detenute. A fronte di 47.066 posti disponibili visto che 4.175 sono inagibili. Ben 95 carceri hanno un sovraffollamento medio del 158%, cioè in cento posti ci finiscono ben 158 persone. Alcune situazioni sono pazzesche. A San Vittore a Milano in cento posti ci sono incredibilmente 229 detenuti. A Foggia quasi 700 sono ristretti in 345 posti. A Taranto 935 accalcati in 484 posti. A Regina Coeli 1.147 detenuti in 627 posti”.
Se è per questo, a fronte di 45 suicidi nel 2024, il governo non fa nulla.
“Con questi numeri, a fine 2024, finiremo per battere tutti i più lugubri record, nonostante la dura ammonizione del Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa. Questo governo non dovrebbe mai dimenticare la frase lapidaria di Mattarella nel giorno del suo secondo insediamento, e più volte ribadita: “Dignità è un Paese dove le carceri non siano sovraffollate e assicurino il reinserimento sociale dei detenuti. Questa è anche la migliore garanzia di sicurezza”.