Piovono rifiuti spaziali: una batteria della stazione orbitante centra una casa in Florida. Chiesti alla Nasa 80mila dollari
di Elena DusiDaniel Otero, 19 anni, aveva da poco finito di pranzare nella sua casa di Naples, in Florida. Un tonfo all’improvviso aveva scosso la casa come un terremoto. Sul tetto si notava un buco di pochi centimetri, sul pavimento un cilindro metallico bruciacchiato. Tutto il ragazzo provò a immaginare, in quel primo pomeriggio dell’8 marzo scorso, tranne che la sua casa fosse stata centrata da un pezzo di spazzatura spaziale.
C’è voluto oltre un mese di ricerche e verifiche, poi la Nasa ha ammesso: “Sì, quell’oggetto di metallo è nostro. È il sostegno di un gruppo di batterie scartate dalla Stazione spaziale internazionale”.
L’equipaggio, dopo averle sostituite con accumulatori più moderni a base di ioni di litio, le aveva semplicemente gettate fuori bordo a 400 chilometri di altezza. Era il 2001. Secondo la Nasa quello scarto spaziale da due tonnellate e mezzo si sarebbe disintegrato al rientro dell’atmosfera. Così non è stato.
Daniel Otero, 19 anni, aveva da poco finito di pranzare nella sua casa di Naples, in Florida. Un tonfo all’improvviso aveva scosso la casa come un terremoto. Sul tetto si notava un buco di pochi centimetri, sul pavimento un cilindro metallico bruciacchiato. Tutto il ragazzo provò a immaginare, in quel primo pomeriggio dell’8 marzo scorso, tranne che la sua casa fosse stata centrata da un pezzo di spazzatura spaziale.
C’è voluto oltre un mese di ricerche e verifiche, poi la Nasa ha ammesso: “Sì, quell’oggetto di metallo è nostro. È il sostegno di un gruppo di batterie scartate dalla Stazione spaziale internazionale”.
L’equipaggio, dopo averle sostituite con accumulatori più moderni a base di ioni di litio, le aveva semplicemente gettate fuori bordo a 400 chilometri di altezza. Era il 2001. Secondo la Nasa quello scarto spaziale da due tonnellate e mezzo si sarebbe disintegrato al rientro dell’atmosfera. Così non è stato.
Avviata un’inchiesta
Un residuo di 700 grammi fatto di Inconel, una lega metallica robustissima e resistente al calore, è evidentemente sopravvissuta, centrando la casa degli Otero e forando i due strati del tetto. “Avvieremo un’inchiesta per capire cosa è successo” ha annunciato la Nasa.
L’Agenzia spaziale europea (Esa), che monitora i detriti spaziali, l’8 marzo aveva in effetti seguito la caduta sulla Terra delle batterie della Stazione spaziale. Sul suo sito aveva scritto: “Anche se alcune parti possono raggiungere il suolo, le probabilità che causino danni sono molto basse”.
Il risarcimento da 80mila euro
Oggi la famiglia Otero ha chiesto un risarcimento di 80mila euro all’agenzia spaziale americana: sia per riparare il tetto che per ripagare i danni morali e le spese legali. “Un po’ più in là e avrebbe colpito mio figlio Daniel” ha detto il padre, Alejandro, che ha pubblicato le foto del tetto sfondato su X.
Un problema serio
Per l’avvocatessa Mica Nguyen Worthy che sta seguendo il caso si tratta della prima azione legale di questo tipo. Ma potrebbe non restare l’unica: “La spazzatura spaziale è un problema serio per l’aumento del traffico in orbita negli ultimi anni”.
L’Agenzia spaziale europea calcola che sulle nostre teste vaghino 30mila rifiuti più grandi di dieci centimetri: razzi, satelliti o strumenti scientifici diventati vetusti. Quando la loro densità avrà raggiunto una soglia limite, cominceranno a scontrarsi fra loro, facendo aumentare il numero di frammenti e quindi le probabilità di ulteriori collisioni: il fenomeno è noto come sindrome Kessler.
Non è chiaro quanti di questi rifiuti rischino di cadere sulla Terra, ma l’avvocatessa Worthy è consapevole dell’importanza della causa degli Otero alla Nasa. La sentenza sul risarcimento getterà, secondo lei, “le fondamenta del paesaggio legale del domani”.
Le scie luminose
Ad aprile una serie di scie dorate aveva percorso il cielo della California. Un’analisi delle autorità americane aveva concluso che si trattava di frammenti di un razzo cinese dismesso. Due mesi prima un satellite cinese battezzato “Oggetto K” era bruciato in atmosfera illuminando la notte delle Hawaii. L’anno scorso una piccola cupola metallica ritrovata su una spiaggia australiana era stata identificata come un pezzo di un razzo indiano.