Ustica, quelle risposte che l’Italia attende da 44 anni
di Lirio AbbateIl Capo dello Stato Sergio Mattarella in occasione del 44esimo anniversario della strage di Ustica, ha dichiarato che «La Repubblica non si stancherà di continuare a cercare e chiedere collaborazione anche ai Paesi amici per ricomporre pienamente quel che avvenne il 27 giugno 1980». Perché l’abbattimento del Dc9 Itavia su cui viaggiavano 81 persone e fra questi 13 bambini, assassinati, è un intrigo internazionale, una storia ancora non chiarita con un tempo infinito per chi aspetta di conoscere la verità su ciò che si è verificato la sera di 44 anni fa nel cielo del Tirreno. Lì c’erano aerei militari che si incrociavano con il Dc9. Una serie di caccia che decollavano anche dalla base francese di Solenzara, una struttura dell’Armée de l’air situata in Corsica vicina alla costa tirrenica, e probabilmente anche da una portaerei.
Il Capo dello Stato Sergio Mattarella in occasione del 44esimo anniversario della strage di Ustica, ha dichiarato che «La Repubblica non si stancherà di continuare a cercare e chiedere collaborazione anche ai Paesi amici per ricomporre pienamente quel che avvenne il 27 giugno 1980». Perché l’abbattimento del Dc9 Itavia su cui viaggiavano 81 persone e fra questi 13 bambini, assassinati, è un intrigo internazionale, una storia ancora non chiarita con un tempo infinito per chi aspetta di conoscere la verità su ciò che si è verificato la sera di 44 anni fa nel cielo del Tirreno. Lì c’erano aerei militari che si incrociavano con il Dc9. Una serie di caccia che decollavano anche dalla base francese di Solenzara, una struttura dell’Armée de l’air situata in Corsica vicina alla costa tirrenica, e probabilmente anche da una portaerei.
I francesi all’epoca risposero alle richieste degli italiani sostenendo che la base era chiusa e pure i radar. Ma la verità non è questa, perché è stata celata. Ufficialmente non c’era alcuna esercitazione, ma il traffico è stato impresso da alcuni radar e trascritto nei plot che fortunatamente dopo tanti anni dalla strage gli inquirenti e i difensori dei familiari delle vittime sono riusciti a recuperare e analizzare. Ci sono le tracce degli aerei, ci sono le rotte, ma non si riesce ad avere ufficialmente la paternità di questo traffico e in particolare di alcuni aerei “non identificati”. Tutto ciò ha portato ad abbattere il volo di linea che da Bologna stava raggiungendo Palermo.
Dai “Paesi amici” si attendono tante risposte riferite alla sera del 27 giugno 1980. A cominciare da quali caccia erano in volo sul Tirreno. Il motivo che li ha portati a incrociare più volte il Dc9. A riscontrare questo scenario sono arrivate sedici anni fa le dichiarazioni dell’ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, il quale — anche se con notevole ritardo rispetto ai fatti — ha detto davanti ai giudici del tribunale civile di Palermo che a tirare giù il volo con i passeggeri erano stati i francesi. E lo scorso settembre l’ex presidente del Consiglio Giuliano Amato ha detto a Simonetta Fiori in una intervista a Repubblica che il Dc9 fu abbattuto da un missile francese e per questo chiedeva al presidente Macron di scusarsi con l’Italia. Di questa strage in questi lunghi anni si è scritto molto. Si sono svelati episodi sconcertanti e sono stati smascherati tanti depistaggi alcuni dei quali avevano come obiettivo quello di azzerare le responsabilità dei vertici militari e dei servizi segreti dell’epoca.
Le certezze documentate fino adesso sono concrete: la prima è che il Dc9 non è precipitato a causa di una bomba; che nello spazio aereo che stava percorrendo c’erano altri velivoli, alcuni dei quali appartenenti a paesi Nato; la base militare francese a Solenzara quella sera era molto attiva; il giudice Rosario Priore scrive nella sua sentenza-ordinanza che l’aereo civile è stato abbattuto nel corso di una guerra aerea scoppiata attorno al Dc9. I paesi amici conoscono molte cose ancora oscure di quella tragica sera del 1980. Il presidente Mattarella ne chiede la collaborazione ed è il caso che si attivi anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni a sollecitare non solo collaborazione, ma anche l’apertura di cassetti rimasti chiusi per poter arrivare alla verità sull’uccisione di 81 persone.