Pronti i magneti per il reattore a fusione nucleare, accenderanno una stella sulla Terra. E risolveranno i nostri problemi di energia
di Elena DusiLa pentola comincia a essere pronta. Presto si potrà iniziare a preparare la ricetta per la fusione nucleare. A Cadarache, nella Francia meridionale, il progetto Iter per ottenere energia pulita ha raggiunto una tappa importante.
I pezzi del contenitore entro cui avverrà la stessa reazione fisica che fa brillare le stelle – la fusione di due nuclei di idrogeno, con la liberazione di grandi quantità di energia – sono stati completati. La cerimonia ha coinvolto i 35 paesi che partecipano a Iter, dall’India alla Cina, dall’Unione Europea agli Stati Uniti, per un budget di 20 miliardi, sotto la direzione dell’ingegnere genovese Pietro Barabaschi.
“La fusione nucleare è una delle sfide scientifiche più ambiziose della nostra epoca e Iter è la manifestazione concreta del nostro impegno per affrontarla” ha detto il Ministro dell’Ambiente italiano, Gilberto Pichetto Fratin a Cadarache.
Per preparare i pezzi della pentola di Iter ci sono voluti vent’anni. Non sembrino troppi, perché la fusione…
La pentola comincia a essere pronta. Presto si potrà iniziare a preparare la ricetta per la fusione nucleare. A Cadarache, nella Francia meridionale, il progetto Iter per ottenere energia pulita ha raggiunto una tappa importante.
I pezzi del contenitore entro cui avverrà la stessa reazione fisica che fa brillare le stelle – la fusione di due nuclei di idrogeno, con la liberazione di grandi quantità di energia – sono stati completati. La cerimonia ha coinvolto i 35 paesi che partecipano a Iter, dall’India alla Cina, dall’Unione Europea agli Stati Uniti, per un budget di 20 miliardi, sotto la direzione dell’ingegnere genovese Pietro Barabaschi.
“La fusione nucleare è una delle sfide scientifiche più ambiziose della nostra epoca e Iter è la manifestazione concreta del nostro impegno per affrontarla” ha detto il Ministro dell’Ambiente italiano, Gilberto Pichetto Fratin a Cadarache.
Per preparare i pezzi della pentola di Iter ci sono voluti vent’anni. Non sembrino troppi, perché la fusione nucleare sulla Terra avviene a 150 milioni di gradi, dieci volte il calore che si genera al centro del Sole. Nessun materiale può resistere a questa temperatura. Solo un campo magnetico riesce a confinare – e con enormi difficoltà - il ballo ad altissima energia dei nuclei atomici destinati a fondersi. Non sono esattamente nuclei di idrogeno, ma di due isotopi – il deuterio e il trizio – a lui molto simili.
Il deuterio (un po’ meno il trizio) è comune, diffuso equamente fra le nazioni del mondo e non complicato da ottenere. Verranno iniettati nel reattore sotto forma di gas, riscaldati a 150 milioni di gradi affinché superino la repulsione reciproca e si fondano. I prodotti di scarto sono acqua di raffreddamento ed elio (un gas inerte), con una quantità di radiazioni molto più bassa e di breve durata rispetto ai reattori a fissione nucleare: quelli che usiamo adesso.
Per creare un campo magnetico a forma di ciambella largo 30 metri – la pentola in cui avverrà la fusione, chiamata in gergo tokamak - a Cadarache sono stati portati 19 giganteschi magneti, costruiti in parte in Europa e in parte in Giappone (anche la Asg Superconuctors di Genova e la Simic di Cuneo hanno partecipato, la prima con ben 10 bobine prodotte). E’ proprio l’arrivo delle componenti di una delle parti più complesse del reattore che oggi si festeggia.
I magneti di Iter sono enormi bobine di filo di niobio, titanio e stagno a forma di D, alte 17 metri e larghe 9. Ognuna pesa 360 tonnellate ed è stata trasportata a Cadarache con dei camion costruiti apposta, dopo aver interrotto il traffico stradale ordinario. Per realizzarle ci sono voluti 87mila chilometri di filo. Una volta assemblati, genereranno un campo magnetico 250mila volte più intenso di quello della Terra.
Il paradosso di Iter è che per abbattere la resistenza elettrica di questi magneti sarà necessario farli funzionare a meno 269 gradi, appena 4 in più rispetto alla temperatura dello zero assoluto. Da 150 milioni a meno 269 gradi: il salto fra due delle temperature più estreme dell’universo avverrà nel giro di qualche decina di centimetri.
Iter è insomma un’impresa epica e non c’è da stupirsi che il traguardo della sua accensione sia fissato non prima del 2035. In quella data si spera di ottenere dalla reazione un’energia dieci volte superiore a quella immessa.
Da solo il reattore potrà generare elettricità per 200mila case, ma il suo vero obiettivo - ed è il motivo per cui vi partecipa un consorzio di 35 paesi - è fungere da modello per la realizzazione di reattori simili altrove. La strada per arrivarci è ancora complicata, ma il montepremi atteso al traguardo è enorme: la fusione nucleare non emette infatti gas che alterano il clima del pianeta, non si basa su una reazione a catena come la fissione (non può dunque causare incidenti nucleari) e non è legata alla produzione di armi.