La luce della Chiesa sarà fra le prime ad accendersi. La diocesi di Treviso, con tutte le 265 parrocchie, ha fondato la sua Comunità Energetica Rinnovabile lo scorso dicembre. L’opportunità di produrre energia pulita e condividerla con gli altri associati in cambio di un incentivo statale esisteva in Italia dal 2021 in regime provvisorio, ma dal 24 gennaio di quest’anno è diventata effettiva. Quasi sei mesi dopo, le prime Comunità stanno finendo di superare gli ostacoli burocratici per iniziare a produrre energia.
Nelle posizioni di testa c’è la diocesi di Treviso. «Papa Francesco ci ha richiamato alla difesa dell’ambiente. Ma grazie agli incentivi dello stato potremo anche aiutare chi non riesce a pagare le bollette» spiega Sergio Criveller, l’economo della diocesi ormai espertissimo del lessico tecnico del mondo dell’energia. «Un giorno il vescovo Michele Tomasi mi ha chiamato e mi ha detto: va’ e studia. Io mi sono messo d’impegno per capire il meccanismo. Siamo all’inizio, con 2-3…
La luce della Chiesa sarà fra le prime ad accendersi. La diocesi di Treviso, con tutte le 265 parrocchie, ha fondato la sua Comunità Energetica Rinnovabile lo scorso dicembre. L’opportunità di produrre energia pulita e condividerla con gli altri associati in cambio di un incentivo statale esisteva in Italia dal 2021 in regime provvisorio, ma dal 24 gennaio di quest’anno è diventata effettiva. Quasi sei mesi dopo, le prime Comunità stanno finendo di superare gli ostacoli burocratici per iniziare a produrre energia.
Nelle posizioni di testa c’è la diocesi di Treviso. «Papa Francesco ci ha richiamato alla difesa dell’ambiente. Ma grazie agli incentivi dello stato potremo anche aiutare chi non riesce a pagare le bollette» spiega Sergio Criveller, l’economo della diocesi ormai espertissimo del lessico tecnico del mondo dell’energia. «Un giorno il vescovo Michele Tomasi mi ha chiamato e mi ha detto: va’ e studia. Io mi sono messo d’impegno per capire il meccanismo. Siamo all’inizio, con 2-300 aderenti, ma l’obiettivo è produrre 33 megawatt di potenza rinnovabile e condivisa. Altre diocesi ci stanno seguendo».
È dal 2021 che la Conferenza Episcopale Italiana ha istituito un tavolo sulle Comunità Energetiche Rinnovabili. Di studio, per superare le burocrazie, ne serve in effetti parecchio. La norma approvata a gennaio permette a un gruppo di cittadini o enti di associarsi per condividere i propri impianti di energia rinnovabile.
Più l’elettricità viene scambiata fra i membri della Comunità, più lo stato eroga incentivi. Il premio per la condivisione era in regime provvisorio di 110 euro a megawattora (a spanne, il consumo di una famiglia in 8 mesi). Ora varia a seconda della posizione geografica e Gse, il Gestore dei Servizi Energetici, ha messo a disposizione di chi è interessato un simulatore. L’ammontare offerto dal Ministero per l’Ambiente e la Sicurezza Energetica è in totale di 3,5 miliardi. L’obiettivo è spingere le Comunità a produrre 5 gigawatt di potenza (una centrale nucleare ne genera in media uno). Secondo Gse sono 150 le Comunità attive, nate già con la disciplina provvisoria.
Una delle più grandi, fra quelle in fase di avvio, unisce Politecnico, Comune di Milano e cooperativa sociale Abitare. «È un’opportunità nuova, serve tempo» spiega Filippo Bovera, che insegna al Dipartimento di Energia del Politecnico ed è il referente dell’ateneo per il progetto. «Le complessità non mancano. Anche noi ci siamo affidati per alcuni dettagli alla cooperativa specializzata in rinnovabili “ènostra”». La quale vicino Gubbio sta avviando l’unica Comunità alimentata da una turbina eolica, di cui ciascun membro può acquisire una quota.
A Milano il Comune installerà i pannelli sulle scuole, Abitare sulle sue case e il Politecnico sui tetti delle tre sedi. «L’edificio storico del Trifoglio ha già il suo impianto solare. La soprintendenza l’ha portato come esempio di integrazione fra architettura e fotovoltaico» racconta Bovera. «Contiamo di partire per fine anno con alcune centinaia di kilowatt, ma speriamo di acquisire nuovi associati e arrivare a diversi megawatt».
A una Comunità può aderire chiunque. Se ha un tetto e voglia di investire in un impianto può diventare produttore. In questo caso risparmia sulla bolletta perché genera l’energia che consuma. Chi non ha questa possibilità può aderire come consumatore. In questo caso usufruirà degli incentivi.
La distribuzione degli incentivi è stabilita da ogni Comunità con il suo regolamento. «Noi riserviamo il 12% alle famiglie che non riescono a pagare le bollette. La Caritas ha la fila» dice ad esempio Criveller. La Comunità milanese investirà tutto in progetti per migliorare i quartieri. «La prima domanda che molti fanno riguarda gli incentivi» ammette l’economo della diocesi. «L’interesse per l’ambiente o il bene comune non sempre è il movente principale. Io rispondo che non ci si compra certo una casa, ma se la Comunità raggiunge buone dimensioni non è una cifra da disprezzare».