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Droga, affari e sangue l’alleanza tra mafia, estremisti e terroristi per spartirsi Roma

Come ai tempi di Buscetta è la droga che muove tutto, ma come e più di allora la droga oggi significa denaro potere e corruzione
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C’è uno scenario criminale completamente inedito sul territorio romano e laziale che mette insieme mafiosi e narcotrafficanti con terroristi ed estremisti politici. È un fatto nuovo e pericoloso che descrivo nel libro Demoni: un racconto che parte da Mafia capitale e dal Mondo di mezzo di Massimo Carminati, vecchio appartenente ai Nuclei armati rivoluzionari, per arrivare agli attuali affari milionari di Michele Senese, alla violenza degli albanesi di Elvis Demce passando da Fabrizio Piscitelli, l’estremista di destra ammazzato a Roma perché aveva “sgarrato” con i boss, noto per i suoi contatti politici nell’area della destra romana.

Mafia e terrorismo

«Una parte delle nuove forme di manifestazione di narcotraffico di nuove mafie, di collegamenti con le mafie tradizionali si sta a sua volta legando nel territorio romano e laziale anche a organizzazioni terroristiche ed estremiste di portata esclusivamente nazionale, ma non per questo meno pericolose. Perché il rischio che si crei un’u…

C’è uno scenario criminale completamente inedito sul territorio romano e laziale che mette insieme mafiosi e narcotrafficanti con terroristi ed estremisti politici. È un fatto nuovo e pericoloso che descrivo nel libro Demoni: un racconto che parte da Mafia capitale e dal Mondo di mezzo di Massimo Carminati, vecchio appartenente ai Nuclei armati rivoluzionari, per arrivare agli attuali affari milionari di Michele Senese, alla violenza degli albanesi di Elvis Demce passando da Fabrizio Piscitelli, l’estremista di destra ammazzato a Roma perché aveva “sgarrato” con i boss, noto per i suoi contatti politici nell’area della destra romana.

Mafia e terrorismo

«Una parte delle nuove forme di manifestazione di narcotraffico di nuove mafie, di collegamenti con le mafie tradizionali si sta a sua volta legando nel territorio romano e laziale anche a organizzazioni terroristiche ed estremiste di portata esclusivamente nazionale, ma non per questo meno pericolose. Perché il rischio che si crei un’unificazione di intenti tra estremismo politico e organizzazioni criminali “pure” che si occupano di traffico di stupefacenti può essere particolarmente pericoloso», spiega il procuratore di Roma, Francesco Lo Voi.

Mafiosi, narcotrafficanti, terroristi ed estremisti politici saldati a Roma? «Se gruppi criminali eterogenei si alleano, anche solo per motivi economici o per varie forme di protesta, aumenta la presenza di criminalità pericolosa» dice il capo dei pm. Ma tutto ciò come si sviluppa? «Questo ce lo diranno le indagini future. Allo stato, è una semplice possibilità su cui siamo al lavoro».

Gli stupefacenti

Di tutto questo il procuratore ha parlato due mesi fa durante un incontro organizzato dal procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Giovanni Melillo al quale hanno preso parte magistrati italiani e dell’America Latina. Nel suo intervento, Lo Voi ha ricordato le parole che Buscetta rivolse a Falcone: «Se lei vuole combattere la mafia deve combattere ed eliminare il traffico di droga». Perché? «Perché Tommaso Buscetta si rendeva perfettamente conto, da mafioso di rango qual era, che negli anni Ottanta, senza la droga, la mafia, cioè Cosa nostra, non stava in piedi. Era come un sacco vuoto. Nonostante Cosa nostra avesse altre fonti di denaro sporco. Ma la droga già allora era l’elemento fondamentale. Tutto questo avveniva negli anni Ottanta, ma è attualissimo, diffuso e pericoloso tanto che il traffico di droga non è più un problema solo nazionale, ma transnazionale».

Il potere

Per il procuratore «droga significa denaro, denaro significa potere, potere significa capacità di rafforzare l’organizzazione criminale dal punto di vista militare, significa infiltrazioni nella pubblica amministrazione. Droga, potere, rafforzamento dell’organizzazione militare, infiltrazioni nella pubblica amministrazione: il traffico di droga e il denaro che ne deriva generano dovunque corruzione». E aggiunge ancora Lo Voi: «Da qualunque lato arrivi alla corruzione. In più settori, inclusa la magistratura. Basterebbe aver sentito parlare del traffico di droga come anticipazione della corruzione, come creatore di corruzione e infiltrazioni, per chiudere definitivamente ogni discussione su possibili riforme finalizzate a ridurre i poteri di lotta contro la corruzione e il traffico di stupefacenti, e di conseguenza contro le associazioni mafiose. Che del resto di questo si occupano, come è scritto nell’articolo 416 bis, la norma fondamentale che serve per combattere le associazioni mafiose».

Dalla droga al riciclaggio

Ma cosa sta accadendo nella Capitale? Secondo Lo Voi, «A Roma c’è una strutturazione particolare delle organizzazioni criminali, che per fare denaro si occupano principalmente del traffico di stupefacenti. Lo fanno con forme di interazione tra le mafie tradizionali (come Cosa nostra, ’ndrangheta e camorra), le mafie autoctone, sorte nel territorio romano e laziale, e poi tutta una serie di organizzazioni che strettamente e tipicamente mafiose non sono ma adottano, operano e sfruttano il metodo mafioso». E poi c’è il riciclaggio e l’enorme capacità di reinvestire ogni mese milioni di euro, «perché qui non si tratta più di infiltrazione: qui si tratta di occupazione del sistema finanziario e di quello economico». Tutte queste associazioni si finanziano con il traffico di stupefacenti. A Roma però, dice Lo Voi, il business «se non è fuori controllo, poco ci manca». Perché «tutti i fatti di sangue, omicidi, tentati omicidi, gambizzazioni […] si inseriscono in dinamiche legate al traffico degli stupefacenti».

Le mafie straniere

E poi ci sono anche le organizzazioni criminali albanesi. «Ci siamo sorpresi nel vedere, in alcune occasioni, che a comandare erano gli albanesi e a eseguire gli ordini e a fare la manovalanza erano invece gli italiani», commenta il capo dei pm. A Roma gli equilibri sono mutevoli, con la criminalità albanese che preme per allargare il suo raggio di azione e ingrandirsi e le altre organizzazioni che provano a frenare l’avanzata. È la classica lotta per il potere, dove i protagonisti coinvolti non hanno paura di premere il grilletto. Come — e più — di quelli storici, i nuovi demoni sono spietati. Però non rispettano le vecchie regole, e non hanno il gusto e la predilezione per il basso profilo della mafia storica. Anzi.

L’attentato al pm

Vogliono far vedere che non hanno paura di niente, tanto da pianificare un attentato contro il magistrato della Direzione distrettuale antimafia Francesco Cascini che indaga proprio su questi clan. A volte, a leggere le intercettazioni, si ha come l’impressione che per loro la vita sia un gioco. E non solo la vita dei nemici, perché quella, per i mafiosi, vale poco da sempre. Ma anche quella degli amici che stavano sotto la stessa bandiera criminale.

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