✕

"Segnali d’allarme inascoltati. Senza una rivoluzione culturale il codice rosso rimane un sogno”

Le nuove norme antiviolenza spesso non trovano applicazione: “ Ci sono problemi strutturali, quasi mai le donne vengono convocate entro tre giorni”
2 minuti di lettura

Roma — «Davvero, non si può più sentir dire dopo l’ennesimo femminicidio che non c’era stato nessun segnale di allarme, che tutto era tranquillo. Ripetiamolo fino alla nausea: i raptus non esistono. Il femminicidio è l’ultimo atto di una violenza che non si è riusciti ad intercettare prima».

È arrabbiata Elisa Ercoli, presidentessa dell’associazione Differenza donna, da trent’anni al fianco delle donne vittime di violenza, a leggere le cronache dell’assassinio di Emanuela Petrangeli.

Ercoli, come è possibile che abbiamo delle norme che tutti giudicano all’avanguardia, ma continuiamo a contare donne uccise da uomini?

«Purtroppo è così. In Italia diminuiscono i reati e gli omicidi, e invece i femminicidi e tutti i reati spia che li precedono restano drammaticamente stabili. Anche in questo caso, non c’era stata nessuna denuncia, ma l’uomo era stato persino arrestato in passato per stalking e maltrattamenti. Ovviamente ci saranno stati tanti segnali precedenti che non sono stati colti p…

Roma — «Davvero, non si può più sentir dire dopo l’ennesimo femminicidio che non c’era stato nessun segnale di allarme, che tutto era tranquillo. Ripetiamolo fino alla nausea: i raptus non esistono. Il femminicidio è l’ultimo atto di una violenza che non si è riusciti ad intercettare prima».

È arrabbiata Elisa Ercoli, presidentessa dell’associazione Differenza donna, da trent’anni al fianco delle donne vittime di violenza, a leggere le cronache dell’assassinio di Emanuela Petrangeli.

Ercoli, come è possibile che abbiamo delle norme che tutti giudicano all’avanguardia, ma continuiamo a contare donne uccise da uomini?

«Purtroppo è così. In Italia diminuiscono i reati e gli omicidi, e invece i femminicidi e tutti i reati spia che li precedono restano drammaticamente stabili. Anche in questo caso, non c’era stata nessuna denuncia, ma l’uomo era stato persino arrestato in passato per stalking e maltrattamenti. Ovviamente ci saranno stati tanti segnali precedenti che non sono stati colti prontamente e denunciati. Ma resta il fatto che continuiamo a chiedere solo alle donne di alzare il velo su questi comportamenti. E, come sappiamo, a fronte di un uomo su tre che usa violenza, restano molto poche le donne che denunciano».

Ma perchè se gli strumenti oggi ci sono? Questione culturale, paura, sottovalutazione?

«Sottovalutazione no. Le donne sono consapevoli, tanto è vero che si separano, come in questo caso, ma poi fuori trovano il deserto. E soprattutto sono ancora immerse in quella cultura patriarcale che, ad esempio, sostiene che non denunciare è una forma di tutela per i figli. Non si può sentire».

E invece i figli quasi sempre diventano vittime anche loro.

«Assolutamente sì. Usciamo da questa ipocrisia e gridiamolo senza paura: chiudere una relazione tossica, lasciare un uomo violento, che ci stalkerizza, ci minaccia significa innanzitutto mettere in salvo i propri figli che soffrono molto di più a vivere questa condizione».

Insomma, ci vuole una rivoluzione culturale. E quella non si fa per legge purtroppo.

«Certo. Se guardiamo ai Paesi scandinavi, dove i diritti sono realmente tutelati, il tasso di denuncia di violenze da parte delle donne è altissimo. Se emergesse anche in Italia tutta la violenza che c’è nelle famiglie subiremmo uno shock, ma sarebbe molto salutare».

Cosa ci vuole allora perchè le donne che vivono questa condizione denuncino?

«L’Italia è ancorata ad un sistema relazione dell’800. Alle elementari vengono ancora proposti libri dove c’è il papà che riposa dopo il lavoro e la mamma che stira e cucina. Continuiamo a raccontare il ratto delle Sabine come l’atto fondativo di Roma. La cultura patriarcale rende visibile solo il punto di vista maschile, la rivoluzione delle donne iniziata negli anni ‘70 è incompiuta».

Il codice rosso, aggiornato con la nuova legge Roccella, offre delle tutele sufficienti?

«Non c’è dubbio che oggi abbiamo moltissimi strumenti, ma vanno resi efficaci. E forze dell’ordine e magistratura non sono in grado di gestire il Codice rosso come dovrebbe essere. Dobbiamo dirlo».

Facciamo degli esempi?

«La convocazione entro tre giorni della donna che denuncia episodi di violenza, tanto per cominciare. Quasi mai rispettati, ma nessuno lo dice. Se una norma così importante resta inapplicata per problemi strutturali va dichiarato subito».

Eppure sono state aumentate le risorse da 27 a 40 milioni.

«Sì, ma questo sforzo è annullato da un’applicazione lentissima, frenata dalla burocrazia. C’è una letargia, un’arretratezza a cui va data subito una scossa».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Leggi i commenti