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Solitari per scelta e genitori single, l’Italia è il Paese delle mini famiglie

(ansa)
Quelle tradizionali sono ormai un lontano ricordo, cancellate da ragioni demografiche e culturali. Ed è tempo di progettare un nuovo welfare
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È ormai un lontano ricordo, un Amarcord, quello di un Paese in cui le famiglie avevano un gran numero di componenti, o perché avevano molti figli, come al Sud, o perché più nuclei familiari vivevano insieme nelle zone della mezzadria, nella “terza Italia”, Nordest e Centro (senza il Lazio), come ben fu analizzato da Marzio Barbagli nel suo libro Sotto lo stesso tetto.

Nuclei di una persona sola

Oggi non è più così. Il 63% delle famiglie ha al massimo due componenti. Quelle di sei componenti o più sono l’1% del totale, quelle di cinque il 3,3%. E al primo posto come tipologia familiare si collocano le persone sole, diventate quasi nove milioni, il 36,9%, ancora più diffuse delle coppie con figli, senza altre persone, che non arrivano al 30%, ma all’inizio degli anni ‘80 erano la maggioranza. In dieci anni sono diminuite di un milione 100 mila unità e sono a livelli così bassi, nonostante abbia ricominciato a crescere la percentuale di giovani da 18 a 34 anni che vivono nella famiglia d…

È ormai un lontano ricordo, un Amarcord, quello di un Paese in cui le famiglie avevano un gran numero di componenti, o perché avevano molti figli, come al Sud, o perché più nuclei familiari vivevano insieme nelle zone della mezzadria, nella “terza Italia”, Nordest e Centro (senza il Lazio), come ben fu analizzato da Marzio Barbagli nel suo libro Sotto lo stesso tetto.

Nuclei di una persona sola

Oggi non è più così. Il 63% delle famiglie ha al massimo due componenti. Quelle di sei componenti o più sono l’1% del totale, quelle di cinque il 3,3%. E al primo posto come tipologia familiare si collocano le persone sole, diventate quasi nove milioni, il 36,9%, ancora più diffuse delle coppie con figli, senza altre persone, che non arrivano al 30%, ma all’inizio degli anni ‘80 erano la maggioranza. In dieci anni sono diminuite di un milione 100 mila unità e sono a livelli così bassi, nonostante abbia ricominciato a crescere la percentuale di giovani da 18 a 34 anni che vivono nella famiglia d’origine (63,3%). Una crescita che riguarda soprattutto le donne che posticipano l’uscita dalla famiglia, convergendo sul modello maschile. Anche perché occupate solo nel 31,8% dei casi, e in gran parte precarie.

In crescita le unioni libere

Ma non basta. Sono cresciute di molto le famiglie non tradizionali. Single non vedovi, famiglie monogenitore non vedove, libere unioni e coppie coniugate ricostituite. Ormai sono il 40% delle famiglie. Hanno superato ampiamente i dieci milioni. Sono aumentate in tutte le tipologie. Certo, il fenomeno si è diffuso di più nel Nord del Paese dove raggiunge il 42%, ma al Sud l’incidenza è del 33%, comunque elevata. Si tratta soprattutto di single non vedovi , 5 milioni 767 mila, seguiti dalle libere unioni che hanno superato un milione 600 mila, e poi dalle madri sole, più di un milione e mezzo, dalle coppie ricostituite al secondo o terzo matrimonio, 863 mila, e, infine, da 334 mila padri soli. Le libere unioni sono ormai l’11% delle coppie.

Ma non sono più come in passato, negli anni ‘90, quando emersero come una forma familiare transitoria, usata come periodo di prova dell’unione, una sorta di fidanzamento moderno che durava poco e sfociava subito in matrimonio. Non sono più formate in maggioranza da separati e divorziati, sono libere unioni più stabili che non necessariamente si trasformano in coppie coniugate con l’arrivo di un figlio. Tant’è che le uniche nascite in continua crescita, nell’Italia della permanente bassa fecondità, sono quelle fuori dal matrimonio.

D’altro canto, i matrimoni continuano a diminuire e quelli con rito civile sono diventati maggioritari dal 2018. Al contrario, crescono le unioni libere. E le unioni civili di coppie dello stesso sesso sono cresciute del 22%, rispetto al 2019.

Un cambiamento di valori

Bastano questi dati a testimoniare come le strutture e tipologie familiari si siano riconfigurate nel tempo. Il sommovimento è grande e attraversa tutte le forme familiari. Per motivi demografici, economici e socioculturali. Il mutamento è stato lento, ma inesorabile. Ci sono motivazioni oggettive: allungamento della vita media delle persone e quindi crescita dell’invecchiamento della popolazione e delle forme familiari tipiche delle età anziane, come il vivere da soli, specie per le donne. Ci sono motivi economici: difficoltà per i giovani ad avviare una vita indipendente, per bassi salari, precarietà e costi elevati delle abitazioni.Ci sono motivazioni legate al cambiamento di valori, al processo di secolarizzazione e alle scelte di vita delle persone, e delle donne in particolare.

La rottura dell’indissolubilità dell’unione, l’aumento delle separazioni e divorzi, la tendenza a sperimentare nuove forme familiari, libere unioni, famiglie ricostituite, che sono ormai socialmente accettate e ritenute “normali”. La scelta di fare figli quando li si desidera e quando le condizioni lo rendono possibile, soprattutto per le donne, che vogliono realizzarsi su tutti i piani, sono diventate acquisizioni irreversibili. Sono tutti fattori, questi, che hanno profondamente inciso sulle trasformazioni strutturali in atto.

Aiuti per nuovi bisogni

Il processo di cambiamento va compreso profondamente, perché crea il terreno per l’evidenziarsi di nuove vulnerabilità per l’oggi e per il domani. Va compreso, per avere la capacità di dare risposte costruendo un nuovo welfare per i cittadini. Su tutti i fronti. Magari il problema fosse solo quello di ripresa della natalità. Mettere in condizione donne e giovani di avere i figli che desiderano, eliminando tutti gli ostacoli, è sacrosanto. Ma non può essere né l’unico, né il principale obiettivo del nuovo welfare di cui abbiamo bisogno. Un nuovo welfare che sappia fare i conti con i nuovi bisogni dei cittadini, alcuni diventati cronici, come quelli relativi al lavoro delle donne e alla condivisione delle responsabilità genitoriali, all’autonomia dei giovani, al Sud, ai diritti dei bambini. E altri crescenti, come i bisogni di benessere psicofisico degli anziani, in futuro sempre più numerosi e in solitudine.

Quando la si finirà di spiegare alle persone come devono vivere, e si inizierà a trovare soluzioni per aiutare tutti ad avere una vita più semplice e a realizzarsi al meglio, allora sì, si inizierà ad avere uno Stato ed una politica all’altezza del proprio compito: quello di migliorare la qualità della vita dei suoi cittadini, nessuno escluso.

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