Precontratto, quote regionali e certificazione per i datori di lavoro: ecco come cambia il decreto flussi
di Alessandra ZinitiROMA — Una sorta di precontratto firmato dal datore di lavoro prima dell’arrivo in Italia del migrante richiesto, una certificazione preventiva delle aziende o dei singoli che partecipano ai click day per prenotare i lavoratori e un sistema di quote regionali, basato sui numeri della popolazione ma anche sul potenziale produttivo per evitare che, come avvenuto quest’anno, ci siano territori che provano ad accaparrarsi decine di migliaia di posti per ingressi legali in Italia di lavoratori stranieri.
Sono le direttrici su cui in queste settimane si stanno muovendo i tecnici del ministero dell’Interno, incaricati da Matteo Piantedosi di studiare i correttivi per evitare che le organizzazioni criminali e i caporali mettano le mani sul decreto flussi. «Soluzioni a legislazione invariata», le definisce Piantedosi che però — dopo la denuncia fatta personalmente dalla premier Giorgia Meloni alla Direzione nazionale antimafia — non ha escluso che si possa arrivare anche a una modifica dell…
ROMA — Una sorta di precontratto firmato dal datore di lavoro prima dell’arrivo in Italia del migrante richiesto, una certificazione preventiva delle aziende o dei singoli che partecipano ai click day per prenotare i lavoratori e un sistema di quote regionali, basato sui numeri della popolazione ma anche sul potenziale produttivo per evitare che, come avvenuto quest’anno, ci siano territori che provano ad accaparrarsi decine di migliaia di posti per ingressi legali in Italia di lavoratori stranieri.
Sono le direttrici su cui in queste settimane si stanno muovendo i tecnici del ministero dell’Interno, incaricati da Matteo Piantedosi di studiare i correttivi per evitare che le organizzazioni criminali e i caporali mettano le mani sul decreto flussi. «Soluzioni a legislazione invariata», le definisce Piantedosi che però — dopo la denuncia fatta personalmente dalla premier Giorgia Meloni alla Direzione nazionale antimafia — non ha escluso che si possa arrivare anche a una modifica della normativa, con l’obiettivo dichiarato che in Italia possa entrare legalmente solo chi è già in possesso di un contratto di lavoro. In ossequio alla filosofia di quella ormai superatissima legge Bossi-Fini che la destra non vuol sentir parlare di cambiare. Se ne occuperà un tavolo interministeriale.
Le inchieste sulle anomalie
Più di 150.000 domande provenienti dalla Campania sulle 282.000 complessive per lavoro stagionale sono un’anomalia evidente, soprattutto se si considera il basso tasso di imprese agricole del Mezzogiorno a fronte di un alto tasso di disoccupazione. E ancora più anomalo è risultato il fatto che, sempre in Campania, solo il tre per cento dei lavoratori richiesti ed entrati con regolare visto d’ingresso previsto dal decreto flussi abbia poi effettivamente ottenuto il contratto di lavoro che gli era stato promesso, quasi sempre da un intermediario a cui pagare una tangente, nel suo Paese d’origine. Niente contratto di lavoro, niente permesso di soggiorno. Ed è così che centinaia di migliaia di immigrati, negli ultimi anni, sono entrati in Italia regolarmente per poi finire nelle mani dei caporali.
Cambia il click day
E dunque, con un decreto flussi per la prima volta con programmazione triennale, l’obiettivo del governo Meloni è chiaro: se 500.000 immigrati devono entrare, devono trovare altrettanti contratti di lavoro. I primi correttivi saranno di natura amministrativa ma anche tecnica, ad esempio rivedendo le modalità del click day: quelle attuali hanno mostrato in modo evidente il vulnus di un dumping informatico che ha favorito chi si è fatto trovare pronto all’appuntamento davanti al pc con una struttura adeguata, mentre le famiglie o i piccoli datori di lavoro che non sono mai riusciti ad ottenere neanche una prenotazione.
La certificazione del datore di lavoro
Alle prefetture, poi, dovrebbe essere assegnato il compito di certificare la qualità e la struttura aziendale di chi richiede forza lavoro straniera: non soltanto verificando che la ditta che assume abbia i requisiti necessari, le dimensioni e una produzione tale da giustificare la richiesta di nuova manodopera straniera, ma anche i suoi precedenti. Dunque, se un’azienda negli anni passati ha richiesto 50 lavoratori e ha fatto 40 contratti di lavoro è un conto, se ne ha fatti solo due è un altro.
L’ipotesi delle quote regionali
Il meccanismo di quote regionali è un’altra delle ipotesi allo studio: da anni le Regioni con il tessuto produttivo più ampio (Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Piemonte), sollecitano l’aumento degli ingressi, ma a guardare le prenotazioni dell’ultimo decreto flussi si scopre che dalla sola città di Napoli ne sono arrivate più che da Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna messe insieme. Da qui il progetto di suddivisione degli ingressi per lavoro secondo quote regionali prestabilite sulla base della popolazione, ma soprattutto di un’analisi del tessuto produttivo locale.