Morgan, lo stalking e il revenge porn: parabola di un talento senza nobiltà finito alla corte di Meloni
di Andrea SilenziQuando uscì l’album Canzoni dell’appartamento, nel 2003, tutti pensammo che la vita della nostra canzone sarebbe stata più luminosa. Da allora però, citando Colapesce Dimartino, la vicenda di Morgan è stata solo “un crescendo di violini e guai”. Più lui si è fatto divulgatore di bellezza, più le sue vicende quotidiane lo hanno allontanato dall’apollineo, finendo per esaltare il dionisiaco, anzi il demoniaco nascosto nelle pieghe di un’anima molto più che controversa. Più cita Bach e Apollinaire, più le cronache lo ritraggono in atti senza nobiltà. Più spiega che secondo Nietzsche «il gusto si impone», più fa di tutto per relegare il suo gusto a gesti che finiscono, purtroppo, per oscurarne l’enorme talento. Morgan è un narratore visionario, capace di raccontare la musica prendendola per i piedi e scuotendola dopo averla costretta a testa in giù per farle uscire dalle tasche tutte le monetine che servono ad alimentare un juke-box infinito in cui Ravel e Glenn Gould conversano con i Bea…
Quando uscì l’album Canzoni dell’appartamento, nel 2003, tutti pensammo che la vita della nostra canzone sarebbe stata più luminosa. Da allora però, citando Colapesce Dimartino, la vicenda di Morgan è stata solo “un crescendo di violini e guai”. Più lui si è fatto divulgatore di bellezza, più le sue vicende quotidiane lo hanno allontanato dall’apollineo, finendo per esaltare il dionisiaco, anzi il demoniaco nascosto nelle pieghe di un’anima molto più che controversa. Più cita Bach e Apollinaire, più le cronache lo ritraggono in atti senza nobiltà. Più spiega che secondo Nietzsche «il gusto si impone», più fa di tutto per relegare il suo gusto a gesti che finiscono, purtroppo, per oscurarne l’enorme talento. Morgan è un narratore visionario, capace di raccontare la musica prendendola per i piedi e scuotendola dopo averla costretta a testa in giù per farle uscire dalle tasche tutte le monetine che servono ad alimentare un juke-box infinito in cui Ravel e Glenn Gould conversano con i Beatles o Battisti, perché l’arte è un circolo che si autoalimenta da secoli. Più efficace quasi di Alberto Angela perché più dannatamente emotivo.
Un’emotività esplosiva
Ma l’emotività, se non governata, diventa una bomba che rischia di esplodere a ogni sussulto, e lui sussulta con frequenza quasi ossessiva. Racconta che la politica non è degli artisti, liberi per definizione, e poi si allea con Vittorio Sgarbi in un sodalizio, verrebbe da dire, tra pari grado (entrambi sublimi narratori ed entrambi portatori di discutibili eccessi verbali e non solo) in una deriva meloniana che lo ha spinto a parole di elogio per la premier dopo la vittoria elettorale. Difficile capire quale sia il punto di contatto tra due universi che appaiono lontanissimi. Morgan ha avuto un’affinità elettiva con Battiato, forse il più alto dei nostri cantautori (definizione riduttiva), ma non ha ereditato nulla della schiva nobiltà intellettuale del collega siciliano. Ne ha colto l’immaginifica descrizione dell’universo, ma non ha saputo sottrarsi alle miserie dell’uomo qualunque, con una reiterazione che rende difficili anche gli ultimi tentativi di assoluzione.
Dalla vicenda con Bugo allo stalking
L’elenco delle miserie è lunghissimo, dagli alimenti non pagati alle ex mogli alle imbarazzanti esplosioni dell’ultimo X Factor fino a quel «bifolchi, avete rotto il cazzo», unito a qualche insulto omofobo, urlato al pubblico nel parco di Selinunte durante una lezione-concerto dedicata proprio a Battiato.
In mezzo ci sono stati il caso Bugo a Sanremo (per il quale è stato comunque assolto dall’accusa di diffamazione), l’addio polemico alla giuria di Amici a programma in corso, con tanto di querela per diffamazione stavolta a suo carico da parte di Mediaset e tanti altri episodi poco nobili, in cui la sua arte affabulatoria è un po’ annegata nella meschinità dei gesti di cui, a volte, si è anche pentito. Tra un bolero e una citazione new wave sono emersi anche i dettagli raccapriccianti di una vicenda di stalking e di revenge porn da anni al vaglio della magistratura che, davvero, con tutta l’arte che racconta con fiabesca maestria c’entra molto poco.
La Rai meloniana fa dietrofront
La Rai meloniana voleva dedicargli uno spazio, come lui da tempo reclama («Bisogna portare tutto in alto, in modo tale che chi non conosce abbia un’occasione per farlo, ed è il contrario di quello che avviene sul piccolo schermo oggi», aveva dichiarato), ma con gli ultimi fatti anche i suoi nuovi amici sembrano voltargli le spalle. “Chi ha l’amaro in bocca non può sputar dolce”, recita un vecchio aforisma. Amarezza, o ambizione, o forse entrambi. In questo inestricabile caos, pubblicare un singolo intitolato Rutti sembrava un segnale di ritrovata lucidità, una provocazione in linea con il suo animo sentimentalmente anarcoide di cui molti si erano innamorati. Con questi ultimi fatti sembra di nuovo sprofondare nella melma dell’inopportunità. Che non porta nessuno in alto. Anzi.