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Il Borotalco, l'ombra del sospetto e i nostri tabù

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Si tratta del passaggio da una forma d’igiene all’altra: la battaglia della salute e della sanità continua in altro modo e con altri metodi
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La voce fuori campo incalza implacabile: “Corri bambino corri”; oppure: “Corri donna corri”. Una mano esce dal quadro appeso al muro per spingere entrambi alla fine d’una faticosa giornata di giochi o di duro lavoro a farsi un bagno rigeneratore. Ma non basta: per riprendersi davvero ci vuole una bianca nuvola di talco. Siamo alla fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta, il boom è iniziato da un pezzo, e la polvere cosmetica si propone come lenitivo dell’epidermide. La pubblicità, che mescola personaggi in carne e ossa e disegni animati, spopola su “Carosello”. Oggi, a tanto tempo di distanza, il talco finisce sotto la lente d’ingrandimento della Iarc, l’agenzia internazionale di studio degli agenti cancerogeni di Lione: probabilmente può provocare effetti deleteri all’ovaio.

La voce fuori campo incalza implacabile: “Corri bambino corri”; oppure: “Corri donna corri”. Una mano esce dal quadro appeso al muro per spingere entrambi alla fine d’una faticosa giornata di giochi o di duro lavoro a farsi un bagno rigeneratore. Ma non basta: per riprendersi davvero ci vuole una bianca nuvola di talco. Siamo alla fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta, il boom è iniziato da un pezzo, e la polvere cosmetica si propone come lenitivo dell’epidermide. La pubblicità, che mescola personaggi in carne e ossa e disegni animati, spopola su “Carosello”. Oggi, a tanto tempo di distanza, il talco finisce sotto la lente d’ingrandimento della Iarc, l’agenzia internazionale di studio degli agenti cancerogeni di Lione: probabilmente può provocare effetti deleteri all’ovaio.


La storia

Questo minerale si trova in molti prodotti cosmetici ma in Italia il suo nome ci riporta al 1878, all’idea d’un farmacista inglese trasferitosi a Firenze, Henry Roberts. Il suo borotalco è diventato nei 146 anni seguenti il complemento abituale di bagni e docce con la sua promessa rinfrescante, salubre, e soprattutto profumata. Il suo ideatore ha mescolato la polvere di talco con l’acido borico unendovi essenze e profumi. Un cosmetico per tutti è il segreto del successo: cipria per il corpo di grandi e piccini, di donne e uomini. Nel 1904 il prodotto punta decisamente sui bebè, che estratti dal bagnetto vengono avvolti dall’effluvio biancastro, una coltre sottile che asciuga, e aromatizza le pelli. La scatola verde, dall’inconfondibile stile liberty, lo lancia negli anni Venti come prodotto industriale alla portata di tutti e una allure di raffinatezza: rimedio da nobili alla portata dei borghesi. Il talco borato è ora “Borotalco”, marchio registrato, che mescola la polvere proveniente dalla Val Chisone in Piemonte con un acido; i minerali che lo compongono sono il magnesio e il silicio. Intanto alla famiglia Roberts, allocata nella centrale via Tornabuoni, s’unisce con un altro farmacista, Manetti. Il marchio cambia dizione, senza tuttavia cambiare il proprio messaggio di fondo: una polvere per la pelle che assorbe e rinfresca, lenisce e igienizza, ovvero l’immancabile triade di un Paese che scopre le risorse della pulizia personale tra la fine dell’Ottocento ai primi decenni del Novecento: purezza, salute e sanità.

L’innalzamento del livello di pericolosità

Con l’innalzamento da parte della Iarc del livello di pericolosità del talco da “possibile” a “probabile”, un altro pezzo della civiltà delle buone maniere vacilla. La pelle è stata per secoli il grande rimosso delle classi sociali, come ci ha spiegato Alain Corbin nella sua Storia sociale degli odori (Bruno Mondadori), e il borotalco è appartenuto senza dubbio alla zona dell’igiene situandosi a metà strada tra questa – complemento del sapone – e l’altra grande categoria della modernità: il cosmetico, oggi una delle industrie più redditizie della postmodernità. In un certo senso Henry Roberts ci ha immesso con il suo prodotto bianco e volatile nell’epoca postodorosa, come l’ha definita Giorgio Manganelli.

Dal tabù della puzza al tabù sanitario

La puzza è il grande nemico dei corpi contemporanei e con le sue intuizioni il farmacista inglese ci ha traghettati verso una società del profumo usando la tecnologia. Il borotalco è un prodotto artificiale che ha avuto bisogno di un’industria pronta a combattere la puzza collettiva e individuale con misure personali. La stessa nuvola bianca, che è l’impronta dell’aspersione del talco e dell’acido borico, oggi veicola, più o meno inconsciamente, un messaggio pericoloso nell’immaginario collettivo, che ha il suo stigma nelle “polveri sottili”. La coltre bianca e confortevole con cui si cospargevano neonati, giovani donne e maturi signori e signore, evoca un sospetto. Dal tabù della puzza siamo passati al tabù sanitario, costretti a inseguire prodotti per il corpo in cui il nemico invisibile e più temuto, il tumore, è sempre in agguato. Come avrebbe forse scritto Manganelli, se fosse ancora qui con noi, si tratta del passaggio da una forma d’igiene all’altra: la battaglia della salute e della sanità continua in altro modo e con altri metodi. “Corri, corri, corri”: qualcuno c’insegue sempre.

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